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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 17715/2020 del 25/08/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti avevano sottoscritto un contratto preliminare (15/5/2008) per l'acquisto delle quote di una s.r.l. proprietaria di un hotel, pagando caparre per complessivi €1.000.000,00 e impegnandosi a stipulare il definitivo entro il 31/10/2008. Il definitivo non fu stipulato; i venditori, il 31/3/2009, dichiararono il recesso e trattennero la caparra. I ricorrenti censurano che la mancata conclusione sia dovuta a impossibilità sopravvenuta (factum principis: indagini bancarie e sequestri che hanno impedito l'ottenimento del mutuo) e chiedevano la risoluzione del preliminare per impossibilità e la restituzione totale o parziale della caparra. I venditori sostenevano che la risoluzione fosse dovuta al comportamento dei ricorrenti e che il recesso fosse legittimo.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato i giudici di merito che avevano ritenuto infondato il motivo di impossibilità sopravvenuta, osservando che l'impossibilità deve essere un impedimento oggettivo e assoluto non superabile con la diligenza ordinaria e che l'estinzione dell'obbligazione per impossibilità non si applica alle obbligazioni di dare una somma di denaro. Ha rilevato inoltre che il factum principis richiede prova della non imputabilità del debitore, prova non fornita. Ha altresì ribadito che la risoluzione per scadenza di termine essenziale non esclude, quando prevista caparra confirmatoria, l'esercizio del diritto di recesso da parte del venditore con trattenimento della caparra e che il potere di riduzione della clausola penale ex art.1384 c.c. non è esercitabile sulla caparra confirmatoria. Ricorso rigettato; ricorrenti condannati alle spese processuali e al contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 1463 c.c.

    Norma invocata per la risoluzione per impossibilità sopravvenuta; la Corte richiede un impedimento obiettivo e assoluto non superabile con la diligenza del debitore.

  • art. 1256 c.c.

    Richiamato nel contesto dell'impossibilità; la prestazione è estinta quando resa impossibile per causa non imputabile al debitore.

  • art. 1176 c.c.

    Principio di diligenza dovuta al debitore; la situazione sopravvenuta deve essere insuperabile anche con l'ordinaria diligenza richiesta dall'art.1176.

  • art. 1457 c.c.

    Disciplina del termine essenziale e della risoluzione di diritto per inosservanza del termine; la Corte ha ricordato che la risoluzione di diritto non impedisce l'esercizio del recesso con caparra confirmatoria da parte del non inadempiente.

  • art. 1385 c.c.

    Regola il recesso e le conseguenze in presenza di caparra; la giurisprudenza richiamata distingue tra risoluzione e recesso e riconosce la possibilità di trattenere la caparra.

  • art. 1384 c.c.

    Prevede il potere del giudice di ridurre la clausola penale; la Corte ha affermato che tale potere non è applicabile alla caparra confirmatoria per differenze strutturali e funzionali.

  • art. 1373 c.c.

    Riferimento generico ai doveri contrattuali di buona fede e correttezza nella formazione e nell'esecuzione del contratto; utilizzato nei motivi di censura relativi all'interpretazione delle obbligazioni.

  • art. 2470 c.c. (richiamato in relazione al D.Lgs. n.6/2003)

    Norma che richiede ad substantiam la forma della scrittura privata autenticata per la cessione di quote sociali; la Corte ha ritenuto inammissibile sollevare tale questione in sede di cassazione se non svolta nei gradi di merito.

  • art. 360 c.p.c.

    Norma che definisce i motivi di cassazione; la Corte ha analizzato le censure e dichiarato inammissibili quelle che chiedevano un riesame di merito o non avevano i requisiti di specificità richiesti.

  • art. 366 e art. 369 c.p.c.

    Richiamati in tema di requisito di autosufficienza del ricorso per cassazione e dei limiti dell'oggetto del gravame.

Massime di principio

  • L'impossibilità sopravvenuta che legittima la risoluzione ex art.1463 c.c. richiede un impedimento oggettivo, assoluto e non superabile con l'ordinaria diligenza; non si applica se l'obbligazione riguarda il pagamento di una somma di denaro.
  • Il cosiddetto factum principis (provvedimenti pubblici che ostacolano l'adempimento) può giustificare l'impossibilità solo se è provata la non imputabilità del debitore rispetto all'adozione del provvedimento.
  • La risoluzione di diritto per inosservanza di un termine essenziale (art.1457 c.c.) non esclude in astratto che la parte non inadempiente eserciti il recesso con trattenimento della caparra confirmatoria quando la caparra è prevista contrattualmente.
  • La caparra confirmatoria ha natura diversa dalla clausola penale: l'art.1384 c.c. (riduzione della penale) non è applicabile analogicamente alla caparra, che ha funzione anche di pagamento anticipato in caso di adempimento.
  • In sede di cassazione non è consentito un riesame libero del merito: le doglianze che in realtà chiedono una nuova valutazione delle prove o dei fatti sono inammissibili se i giudici di merito hanno motivato in modo congruo e plausibile.
  • Questioni non sollevate nei gradi di merito (es. nullità per difetto di forma ad substantiam) non possono essere prospettate per la prima volta in cassazione, salvo che non siano rilevabili d'ufficio e non siano precluse dal giudicato interno.
  • Il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente ai sensi dell'art.366 c.p.c.: deve esporre chiaramente fatti, censure e parametri di diritto che si intendono sottoporre a sindacato di legittimità.

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