Cassazione Penale, Ordinanza n. 11647/2026 del 26/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (magistratura di sorveglianza)
La controversia
Il condannato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Messina che aveva rigettato la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale, anche in forma terapeutica, ovvero di detenzione domiciliare o, in subordine, di semilibertà, in relazione alla pena di due anni e otto mesi inflitta per furto in abitazione. Nel ricorso deduceva che il giudice di sorveglianza avrebbe trascurato elementi favorevoli alla prognosi trattamentale: la condotta corretta tenuta dopo la scarcerazione, l'avvio di un percorso terapeutico presso il DSM/Sert e una precedente valutazione positiva sul mutamento personale resa in altro procedimento dal GIP. Sosteneva quindi che il diniego fosse fondato su un ingiustificato giudizio prognostico negativo.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza non avesse omesso di considerare gli elementi favorevoli indicati dal ricorrente, ma li avesse valutati insieme ad altri dati significativi: le numerose denunce per fatti analoghi commessi nello stesso anno, il recente ingresso in istituto, l'osservazione della personalità ancora in corso e la necessità di proseguire il trattamento con una graduale sperimentazione all'esterno. La motivazione dell'ordinanza è stata giudicata adeguata e non illogica; il diniego non è stato ancorato alla mancata prova del ravvedimento né a un automatismo fondato sulla gravità del fatto, ma a una valutazione discrezionale prognostica sfavorevole. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 52 d.lgs. 196/2003
richiamato solo per l'oscuramento dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento
art. 131-bis c.p.
richiamato indirettamente nella tassonomia, ma non nel testo della decisione; non pertinente ai principi applicati
art. 385 c.p.
non richiamato nel testo; non pertinente
art. 94 d.P.R. 309/1990
non citato espressamente; il testo menziona il percorso terapeutico presso il DSM/Sert come elemento valutato ai fini dell'affidamento in prova terapeutico
art. 47 ord. pen.
non citato espressamente nel testo, ma la decisione riguarda l'affidamento in prova al servizio sociale e gli altri benefici penitenziari richiesti
art. 47-ter ord. pen.
non citato espressamente nel testo, ma la richiesta comprendeva la detenzione domiciliare
art. 50 ord. pen.
non citato espressamente nel testo, ma la richiesta comprendeva la semilibertà
Massime di principio
- La concessione delle misure alternative alla detenzione non è soggetta ad automatismi, ma richiede una valutazione discrezionale della magistratura di sorveglianza sulla meritevolezza del condannato e sull'idoneità del beneficio al reinserimento sociale.
- Nel giudizio sull'affidamento in prova, il giudice deve considerare le relazioni degli organi di osservazione e gli elementi relativi alla personalità e allo stile di vita del condannato, senza esserne vincolato, ponderandoli in funzione delle finalità rieducative e della pericolosità residua.
- Il giudice può legittimamente negare una misura alternativa anche in presenza di elementi favorevoli successivi al fatto, se tali elementi non superano altri dati negativi, come precedenti o recenti condotte analoghe, lo stadio ancora iniziale del percorso trattamentale e l'esigenza di una graduale sperimentazione all'esterno.
- La gradualità nella concessione dei benefici penitenziari costituisce criterio coerente con le esigenze rieducative del trattamento, e consente una progressione controllata verso l'esterno quando la prognosi di reinserimento non sia ancora consolidata.
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