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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16444/2026 del 07/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Napoli che aveva rigettato l'istanza, promossa nell'interesse di Teresa Abagnale, di revoca e/o sospensione dell'ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativo a un immobile ritenuto abusivo. La ricorrente deduceva che era pendente un'istanza di concessione in sanatoria ex art. 39 Legge 724/1994 (presentata il 28/02/1995 e poi rigettata con determina comunale dell'8/1/2025) e un ricorso amministrativo al TAR, sostenendo che la Corte d'appello non aveva istruito adeguatamente la questione né valutato la "ragionevole prevedibilità" dell'adozione, in breve tempo, di un provvedimento amministrativo o giurisdizionale contrastante con l'ordine di demolizione, condizione secondo la giurisprudenza per la sospensione dell'esecuzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che a seguito dell'ingiustificata inottemperanza all'ordine di demolizione entro 90 giorni dall'ingiunzione amministrativa si è verificata l'acquisizione automatica e gratuita dell'opera e dell'area al patrimonio comunale (ai sensi dell'art. 31, co. 3, d.P.R. 380/2001), per cui la ricorrente ha perso la qualità di proprietaria e quindi l'interesse alla revoca o sospensione. Ha altresì ritenuto infondato l'argomento sulla sospensione: la mera pendenza di un ricorso al TAR non sufficiente a sospendere l'ordine di demolizione; occorre la "ragionevole prevedibilità", basata su elementi concreti, che in breve tempo venga assunto un provvedimento incompatibile con la demolizione. Nel caso specifico non risultavano elementi che tranquillizzassero su un rapido esito favorevole (il procedimento amministrativo era di vecchia data, il manufatto risultava non condonabile perché edificato dopo il 31/12/1993 secondo gli accertamenti comunali) e non era fissata udienza al TAR. Il ricorso è dunque inammissibile; la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e a una somma in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 31, comma 3

    L'acquisizione gratuita dell'opera e dell'area al patrimonio comunale si determina in caso di ingiustificata inottemperanza all'ingiunzione amministrativa di demolizione entro novanta giorni; tale acquisizione presuppone l'ingiunzione amministrativa e non consegue automaticamente a un ordine di demolizione impartito dal giudice senza la predetta ingiunzione

  • Legge 24 dicembre 1993, n. 724, art. 39 (istanza di sanatoria/condono)

    Riferimento alla possibilità di chiedere sanatoria per opere edilizie; nel caso di specie l'istanza originaria di sanatoria era stata rigettata perché le opere erano state realizzate dopo il termine del 31/12/1993, rendendo le opere non condonabili

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma che permette la condanna alle spese processuali e, ove ricorrano i presupposti, al versamento di una somma a titolo di ammenda processuale; applicata per l'inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Se l'opera abusiva è stata automaticamente acquisita al patrimonio comunale per inottemperanza all'ingiunzione amministrativa di demolizione, il ricorrente perde interesse a chiedere la revoca o sospensione dell'ordine di demolizione, salvo che voglia eseguire spontaneamente la demolizione
  • La mera pendenza di un ricorso amministrativo (es. al TAR) avverso il diniego di condono non è di per sé sufficiente a sospendere un ordine di demolizione esecutivo; occorrono elementi concreti che rendano "ragionevolmente prevedibile" in tempi brevi l'adozione di un provvedimento incompatibile con la demolizione
  • Quando la domanda di sanatoria è palesemente priva dei requisiti (es. opere realizzate dopo il termine legale per il condono), l'aspettativa di successo è negativa e la sospensione dell'esecuzione non è giustificata
  • Il giudice dell'esecuzione deve valutare il prevedibile esito e i tempi del procedimento amministrativo/giurisdizionale; in assenza di elementi che indichino un rapido e probabile accoglimento, l'esecuzione non viene sospesa
  • Non è indispensabile compiere atti istruttori superflui qualora gli elementi decisivi (accertamenti tecnici, provvedimenti comunali) siano già presenti negli atti e permettano di valutare l'assenza di interesse del ricorrente

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