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Cassazione Penale, Ordinanza n. 11640/2026 del 26/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (magistratura di sorveglianza)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva respinto la richiesta di detenzione domiciliare e di affidamento in prova al servizio sociale in relazione a pene concorrenti in esecuzione. Deduceva, con unico motivo, che il diniego fosse fondato su una motivazione errata perché basata su segnalazioni della Questura non riscontrate nel certificato dei carichi pendenti, e che fosse stato formulato un ingiustificato giudizio prognostico sfavorevole sul rischio di reiterazione dei reati, nonostante la sua condotta irreprensibile in istituto.

La decisione

La Corte ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza abbia correttamente esercitato la propria discrezionalità nel valutare la concedibilità delle misure alternative, considerando le risultanze trattamentali, le violazioni pregresse delle prescrizioni dell'affidamento in prova, la collocazione del possibile domicilio nello stesso rione di soggetti pregiudicati già coinvolti in reati commessi dal condannato e l'appartenenza a un gruppo criminale coinvolto in una faida locale. Ha escluso che il giudice di merito abbia fondato il diniego sulla mancata prova del ravvedimento o sulla sola gravità dei fatti, rilevando invece un giudizio prognostico sfavorevole, non illogico né contraddittorio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen.

    Il requisito della risocializzazione richiesto per l'affidamento in prova non coincide necessariamente con la prova del ravvedimento; il giudice deve valutarlo insieme alla pericolosità residua e alle esigenze rieducative.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    È richiamata per giustificare la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende nei casi di impugnazione irrituale o colpevole.

  • Sez. 1, n. 8712 del 08/02/2012, Tanzi, Rv. 252921-01

    La concessione delle misure alternative alla detenzione è rimessa alla valutazione discrezionale della magistratura di sorveglianza, senza automatismi, sulla base della meritevolezza del condannato e dell'idoneità del beneficio al reinserimento sociale.

Massime di principio

  • La concessione delle misure alternative alla detenzione richiede una valutazione discrezionale e complessiva della magistratura di sorveglianza, fondata sulla meritevolezza del condannato e sull'idoneità concreta del beneficio a favorire il reinserimento sociale.
  • Il giudice di sorveglianza può valorizzare le relazioni trattamentali e gli elementi informativi sulla personalità e sullo stile di vita del condannato, senza esserne vincolato, purché li valuti in relazione alle finalità rieducative e alla pericolosità residua.
  • Nel giudizio sull'affidamento in prova, il riscontro di pregresse violazioni delle prescrizioni, del contesto ambientale di possibile esecuzione della misura e di collegamenti con gruppi criminali può legittimare un giudizio prognostico sfavorevole.
  • La censura di legittimità non può limitarsi a contrapporre una diversa lettura del materiale valutato dal giudice di merito, essendo necessario evidenziare illogicità manifeste, contraddizioni o mancanza di motivazione.
  • La mancata prova del ravvedimento non coincide automaticamente con l'insussistenza del requisito di risocializzazione, né la gravità dei fatti pregressi può essere usata come unico parametro ostativo se il giudice li considera in un bilanciamento complessivo degli elementi rilevanti.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternativeImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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