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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23256/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato le misure cautelari personali (obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) applicate per il reato di tentato omicidio commesso il 29/09/2023. Denuncia violazione di legge e difetto di motivazione: sostiene che sussistono elementi nuovi e rilevanti (tempo trascorso dalle misure, rispetto costante delle misure, passaggio dal carcere agli arresti domiciliari e poi alle misure attuali, riduzione della pena in appello a 4 anni e 7 mesi, risarcimento del danno, percorso rieducativo e tentativi di suicidio che attesterebbero instabilità e bisogno di trattamento) che escluderebbero il pericolo di recidiva e renderebbero non più necessarie le misure.

La decisione

La Corte Suprema di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame abbia adeguatamente motivato il mantenimento delle misure cautelari valutando gli elementi sopravvenuti e spiegando perché non escludono il pericolo di recidiva. La Corte ha condiviso la valutazione secondo cui la gravità e le concrete modalità del fatto (reato commesso in un contesto di relativa normalità, uso di alta violenza in reazione a provocazione non riconosciuta come attenuante) giustificano la persistenza della misura, soprattutto a fronte del breve arco temporale (circa un anno e quattro mesi) e della concreta possibilità di reiterazione in situazioni analoghe. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 6, n. 45826 del 27/10/2021)

    Sez. 6, n. 45826 del 27/10/2021, Rv. 282292

    In sede di appello avverso ordinanza di rigetto di revoca di misura cautelare il tribunale deve limitarsi a verificare la correttezza giuridica e la motivazione dell'ordinanza impugnata rispetto a fatti nuovi (antecedenti o sopravvenuti) idonei a modificare apprezzabilmente il quadro probatorio o le esigenze cautelari, senza riesaminare integralmente la sussistenza delle condizioni cautelari

Massime di principio

  • In appello cautelare il giudice valuta primariamente se siano emersi elementi nuovi che modificano in maniera apprezzabile il quadro probatorio o lesivo delle esigenze cautelari; non è richiesto un nuovo e pieno esame del merito della misura.
  • La gravità del fatto e le modalità concrete della condotta (violenza, contesto di commissione, sproporzione rispetto alla provocazione) possono giustificare la persistenza della misura anche se sono presenti elementi positivi successivi (rispetto delle misure, risarcimento, percorso rieducativo).
  • Il tempo trascorso e l'assenza di violazioni delle misure sono fattori rilevanti ma non determinanti: devono essere valutati in rapporto alla gravità del reato e alla prevedibile possibilità di reiterazione in contesti analoghi.
  • Per ottenere la revoca di una misura cautelare è utile produrre elementi nuovi, concreti e specifici che incidano direttamente sulla valutazione del pericolo di recidiva (es. lungo periodo di comportamento irreprensibile, trattamenti terapeutici certificati, prognosi mediche, prova di stabilità sociale e lavorativa, pronunce definitive favorevoli).
  • La mera riduzione della pena in sede di gravame o il risarcimento del danno possono concorrere a dimostrare ravvedimento, ma da soli potrebbero non essere sufficienti quando il fatto contestato presenti elevata pericolosità per modalità e contesto.

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