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Sentenza

Sentenza del 23/12/2015 n. 25876 - Corte di Cassazione

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Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva rettificato il valore dell'avviamento indicato in un atto di quietanza, elevandolo da 160.000 euro a 499.394 euro e calcolando l'imposta di registro secondo il valore venale in comune commercio previsto per la cessione di azienda. Il contribuente ha sostenuto che non vi fosse stata una cessione volontaria di azienda, bensì il pagamento di un'indennità di avviamento determinata amministrativamente ai sensi dell'art. 110 del R.D. n. 1265/1934, a seguito della sua decadenza dalla sede farmaceutica e del subentro provvisorio di altra farmacista.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo erroneo qualificare l'operazione come cessione di azienda. Il subentro era dipeso da vicende amministrative e non dall'autonomia negoziale delle parti; pertanto, la somma di 160.000 euro costituiva un'indennità compensativa dell'avviamento, determinata secondo il criterio vincolante dell'art. 110 del R.D. n. 1265/1934, e non un prezzo soggetto a rettifica sulla base del valore di mercato. La sentenza della CTR è stata cassata e la Corte ha deciso direttamente nel merito, accogliendo il ricorso originario del contribuente contro l'avviso di rettifica e liquidazione. Le spese dell'intero giudizio sono state compensate.

Norme richiamate

  • R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, art. 110 (T.U.L.S.)

    L'indennità è determinata "in misura corrispondente a tre annate del reddito medio imponibile della farmacia, accertato agli effetti dell'applicazione dell'imposta di ricchezza mobile nell'ultimo quinquennio".

    Per l'indennità di avviamento della farmacia soggetta a vincoli pubblicistici deve applicarsi il criterio legale e amministrativo previsto dalla norma, anziché un criterio basato sul libero mercato. Tale criterio è vincolante, salvo il caso in cui l'esercizio sia durato meno di cinque anni.

  • D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 51, commi 2 e 4

    Valore venale in comune commercio.

    Il criterio del valore venale può applicarsi quando l'atto costituisce una vera cessione di azienda. Non è applicabile, invece, quando il trasferimento o il subentro derivano da vicende amministrative e la somma corrisposta è un'indennità legalmente determinata.

  • Codice di procedura civile, art. 384, comma 2

    La Corte di cassazione può decidere direttamente la causa nel merito quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto; nel caso concreto ha quindi annullato l'avviso senza rinvio e accolto il ricorso originario.

Massime di principio

  • Per determinare l'imposta di registro occorre qualificare concretamente l'operazione: una somma corrisposta in esecuzione di un procedimento amministrativo non può essere automaticamente trattata come prezzo di una cessione volontaria di azienda.
  • Quando un'attività economica è soggetta a vincoli pubblicistici e l'indennità di avviamento è fissata da una norma o da un'autorità amministrativa, il criterio legale di quantificazione prevale sul valore di mercato.
  • L'Amministrazione finanziaria non può riqualificare l'atto applicando il valore venale di mercato se la ricostruzione dei fatti dimostra che manca una negoziazione libera tra le parti.
  • La denominazione dell'atto non è decisiva da sola, ma assume rilievo insieme alla causa concreta dell'operazione e alle circostanze che hanno determinato il subentro.
  • In situazioni analoghe è necessario distinguere tra cessione volontaria di azienda, soggetta a valutazione di mercato, e indennità compensativa derivante da decadenza, successione o altra vicenda amministrativa, soggetta ai criteri speciali previsti dalla normativa di settore.

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