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Cassazione Penale, Ordinanza n. 08938/2026 del 09/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione impugnata, che aveva affermato la responsabilità per estorsione, è rimasta quindi ferma.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che, in riforma della decisione del GUP del Tribunale, aveva qualificato la condotta originariamente contestata come estorsione e ne aveva affermato la responsabilità. L'unico motivo deduceva vizio di motivazione sulla qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la condotta dovesse essere ricondotta al diverso delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte di cassazione ha ritenuto che il motivo, pur formalmente prospettato come vizio motivazionale, mirasse in realtà a ottenere una diversa lettura delle risultanze processuali e una rivalutazione del merito, non consentita in sede di legittimità salvo il caso di travisamento della prova. Ha inoltre rilevato che la motivazione d'appello era adeguata quanto all'ingiustizia del profitto perseguito e all'elemento soggettivo del reato, valorizzando anche le stesse dichiarazioni dell'imputato; il ricorso è stato giudicato inoltre generico perché non si confrontava con le articolate argomentazioni della sentenza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p.

    Richiamato implicitamente attraverso la qualificazione della condotta come estorsione; la Corte ribadisce la correttezza della ricostruzione della Corte territoriale in termini di profitto ingiusto e responsabilità per il delitto estorsivo.

  • art. 393 c.p.

    Richiamato implicitamente come fattispecie alternativa evocata dal ricorrente; la Corte non la accoglie, ritenendo infondata la richiesta di riqualificazione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

  • art. 606 c.p.p.

    La Corte richiama il limite del giudizio di legittimità, affermando che non è consentita una diversa lettura delle emergenze processuali se non nei casi di travisamento della prova.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito prospettare censure che, sotto la veste del vizio di motivazione, mirino in realtà a ottenere una nuova valutazione del merito e una diversa ricostruzione dei fatti, salvo il limitato caso del travisamento della prova.
  • La distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni va apprezzata, in concreto, valorizzando l'ingiustizia del profitto perseguito e l'elemento soggettivo desumibile anche dalle dichiarazioni dell'imputato.
  • Una motivazione di merito che affronti in modo coerente la qualificazione giuridica del fatto e i profili soggettivi del reato resiste a censure di legittimità quando il ricorso non si confronta specificamente con le sue argomentazioni.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando presenta doglianze generiche e non correlate alle rationes decidendi della sentenza impugnata.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniEstorsione
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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