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Sentenza

Sentenza del 08/05/2019 n. 12125 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia relativa agli avvisi di accertamento IRAP e IVA per l'anno 2005, contestando il recupero a tassazione di tre componenti di costo: Euro 149.147,00 qualificati dall'Ufficio come spese di rappresentanza anziché spese di pubblicità; Euro 32.430,00 contabilizzati come minusvalenza su beni mobili; ed Euro 45.000,00 iscritti come costi per fatture da ricevere relative a prestazioni professionali non ancora pagate. La ricorrente ha denunciato vizi di motivazione e violazioni di legge.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza, poiché la società non aveva riprodotto gli atti necessari a dimostrare la natura pubblicitaria delle spese e l'effettiva attività promozionale. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché non indicava la norma asseritamente violata e non documentava adeguatamente la corretta contabilizzazione della minusvalenza. Il terzo motivo è stato ritenuto infondato, poiché la società non aveva provato l'esistenza, l'esecuzione e l'ammontare delle consulenze professionali. La società è stata condannata a rifondere all'Agenzia delle Entrate Euro 7.300,00 per le spese del giudizio di legittimità, oltre alle spese prenotate a debito e al raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • Art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c.

    Disciplina rispettivamente la denuncia della violazione o falsa applicazione di norme di diritto e il vizio di omesso esame o motivazione della sentenza. I motivi devono essere formulati distinguendo chiaramente le due diverse censure.

  • Art. 366, n. 4, c.p.c.

    Impone che il ricorso per cassazione indichi specificamente i motivi e, in caso di violazione di legge, la norma violata e le argomentazioni idonee a dimostrare il contrasto tra la sentenza impugnata e la disciplina applicabile.

  • D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, commi 1-bis e 1-quater

    Prevede, in caso di rigetto del ricorso, l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato di importo pari a quello dovuto per il ricorso principale.

  • Principi giurisprudenziali sulla distinzione tra spese di pubblicità e spese di rappresentanza

    Le spese di rappresentanza mirano ad accrescere il prestigio e l'immagine dell'impresa senza una diretta aspettativa di incremento delle vendite; le spese di pubblicità o sponsorizzazione perseguono invece una finalità promozionale diretta, con riferimento a prodotti, marchi, servizi o attività dell'impresa. Occorre inoltre dimostrare che l'attività promozionale sia stata effettivamente svolta.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione è essenziale distinguere il vizio di motivazione dalla violazione di legge e indicare, per ciascuna censura, la norma violata e le ragioni specifiche della violazione; la commistione dei motivi può comportare l'inammissibilità.
  • Il principio di autosufficienza impone di riportare nel ricorso i passaggi degli atti processuali e amministrativi necessari a dimostrare i fatti posti a fondamento della censura. Non è sufficiente una mera descrizione o un richiamo generico a documenti non trascritti.
  • Per qualificare un costo come spesa di pubblicità non basta dimostrare che sia stato sostenuto in occasione di un evento: occorre provare l'effettiva attività promozionale, il collegamento con prodotti, marchi o servizi e la concreta finalità di incremento commerciale.
  • La deducibilità di costi, minusvalenze e accantonamenti richiede una prova documentale dell'esistenza, certezza, obiettiva determinabilità e corretta imputazione temporale della componente reddituale.
  • Quando il giudice di merito accerta in fatto l'assenza di documentazione sull'esistenza di una prestazione o di un costo, la Cassazione non può sostituire tale valutazione con una propria ricostruzione, salvo specifici vizi motivazionali o violazioni di legge adeguatamente dedotti.
  • In caso di rigetto del ricorso, il contribuente può essere condannato alle spese di giudizio e al pagamento del contributo unificato aggiuntivo.

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