Cassazione Penale, Sentenza n. 21550/2025 del 09/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza d'appello per vizio di competenza territoriale: sostiene che la competenza sarebbe dovuta essere del Tribunale di Venezia perché, avendo il reato previsto dall'art. 12 d.lgs. n. 286/1998 natura a consumazione anticipata, per individuare la competenza rilevano le condotte propedeutiche commesse in Mestre/Marghera e non l'ultimo luogo del passaggio di frontiera.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato infondato. La Corte ha ritenuto correttamente radicata la competenza nel Tribunale di Udine ai sensi dell'art. 9, co.1, c.p.p., perché nel circondario di Udine si è verificata l'ultima parte dell'azione criminosa (il passaggio della frontiera al valico di Coccau). La Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità distinguendo tre ipotesi relative all'art. 12 e ha spiegato che, nel caso di trasporto attraverso il territorio nazionale verso uno Stato estero, la protrazione dell'offesa (ulteriore trasporto) è parte della struttura del reato e fa sì che rilevi l'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione; di conseguenza la competenza territoriale è stata correttamente incardinata in Udine e il ricorso è rigettato.
Norme richiamate
d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 - art. 12
L'art. 12 comprende più fattispecie (trasporto nel territorio dello Stato e atti diretti a procurarne l'ingresso) e ha natura in parte di reato a consumazione anticipata: la consumazione può avvenire con gli atti preparatori, ma la norma sanziona anche la protrazione dell'offesa (es. trasporto attraverso il territorio nazionale verso altro Stato).
codice di procedura penale - art. 9, comma 1
Criterio per la determinazione della competenza territoriale quando non è individuabile un luogo preciso della consumazione: rileva l'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione.
codice di procedura penale - art. 8, comma terzo
Richiamato come criterio per individuare il luogo di inizio della consumazione; se non è possibile individuarlo, si applica il criterio sussidiario dell'art. 9 co.1.
codice di procedura penale - art. 616, comma 1
Norma menzionata in chiusura del provvedimento (testo incompleto nel passaggio fornito); non è centrale nella motivazione principale sulla competenza territoriale.
Massime di principio
- Per i reati previsti dall'art. 12 d.lgs. 286/1998 occorre prima distinguere la fattispecie concreta: se il reato consuma con atti preparatori (ingresso non avvenuto o reato a consumazione anticipata) la competenza può seguire il luogo degli atti preparatori; se invece si tratta di trasporto attraverso il territorio nazionale verso altro Stato, la protrazione dell'offesa è parte della fattispecie e rileva l'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione (art. 9 c.p.p.).
- Quando l'ingresso nello Stato non avviene, la competenza si radica normalmente nel luogo in cui sono stati posti in essere gli atti diretti a procurare l'ingresso (luogo degli atti preparatori).
- Se l'ingresso nello Stato avviene ma sono noti sia gli atti preparatori sia il luogo di passaggio della frontiera, la giurisprudenza tende comunque a fare riferimento al luogo degli atti diretti a procurare l'ingresso, salvo il caso del trasporto prolungato verso altro Stato in cui rileva l'ultimo luogo della condotta.
- Se non sono individuabili né il luogo degli atti preparatori né il punto di passaggio della frontiera, si applica il criterio sussidiario dell'art. 9 co.1 c.p.p. e la competenza si radica nel luogo di destinazione finale o nell'ultimo luogo in cui si è realizzata una parte dell'azione.
- Nella pratica, per decidere la competenza occorre mappare cronologicamente e territorialmente le condotte: individuare se la condotta penalmente rilevante è stata essenzialmente negli atti preparatori o nella protrazione/trasporto e quindi determinare il "last act" territorialmente rilevante (es. alloggio, ultima tratta, valico di frontiera).
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