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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12440/2026 del 02/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il difensore del condannato ha impugnato l'ordinanza con cui la Corte d'appello, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha negato l'applicazione della disciplina del reato continuato tra fatti oggetto di due sentenze irrevocabili di condanna. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso il vincolo continuativo valorizzando: la distanza temporale di tre-quattro anni tra i reati, pur omogenei; la diversità dei beni oggetto dei riciclaggi; la differenza delle modalità esecutive; e il fatto che un episodio fosse isolato ed episodico mentre gli altri si collocassero in un contesto più ampio e pluripersonale. Il ricorso ha dedotto, in modo ritenuto generico, che gli ultimi fatti sarebbero stati commessi prima e accertati solo dopo, e che non si potesse escludere la partecipazione di persone rimaste ignote anche per tali episodi, prospettando circostanze non comprovate e incompatibili con quanto già definitivamente accertato nelle sentenze di cognizione. Inoltre ha riproposto argomenti già disattesi, come l'omogeneità dei reati, e altri ritenuti manifestamente infondati, come la finalità patrimoniale comune, considerata mero movente e non prova del disegno criminoso unitario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta l'ordinanza impugnata nel negare il reato continuato, osservando che l'identità del titolo di reato non basta da sola a dimostrare un unico disegno criminoso, potendo al più indicare abitualità criminosa e una sistematica consumazione di illeciti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La disciplina del reato continuato richiede la prova di un progetto criminoso unitario; non è sufficiente la mera omogeneità dei reati o dei titoli di reato.

  • art. 591 c.p.p.

    Il ricorso può essere dichiarato inammissibile quando è generico o ripropone censure già adeguatamente disattese o manifestamente infondate.

  • art. 616 c.p.p.

    Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva, l'identità o l'omogeneità dei titoli di reato non è di per sé sufficiente: occorre la dimostrazione di un medesimo disegno criminoso, desumibile da elementi concreti e univoci.
  • La distanza temporale tra i fatti, la diversità dei beni aggrediti e delle modalità esecutive possono essere indici idonei a escludere la continuazione e a far propendere per una pluralità di decisioni criminose autonome.
  • La finalità patrimoniale comune può integrare al più il movente dei reati, ma non equivale alla prova del vincolo di continuazione.
  • In sede esecutiva il giudice non può rimettere in discussione gli accertamenti irrevocabili compiuti in cognizione su tempus commissi delicti e modalità del fatto, salvo i limiti propri del procedimento esecutivo.
  • È inammissibile il ricorso che si fondi su allegazioni generiche, su circostanze non comprovate o sulla mera riproposizione di doglianze già esaminate e correttamente respinte dal giudice a quo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativi
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiContinuazione

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