Cassazione Penale, Sentenza n. 11170/2025 del 20/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 31/07/2024 che aveva rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione relativa a un manufatto abusivo. Il ricorrente sosteneva che il permesso di costruire in sanatoria rilasciato era legittimo e che il Tribunale non aveva adeguatamente motivato sull'illegittimità o meno della procedura di sanatoria, omettendo di considerare la sentenza del TAR Campania (26/10/2023, pubblicata 27/12/2023) che aveva annullato l'annullamento in autotutela del permesso e l'ordinanza di acquisizione al patrimonio comunale, per cui il titolo in sanatoria sarebbe ormai intangibile. Denuncia violazione degli artt. 31 e 36 del d.P.R. 380/2001 e vizio di motivazione.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il giudice del rinvio doveva uniformarsi alla sentenza di Cassazione n. 46702/23 che aveva già stabilito: decorso il termine di 90 giorni dall'ingiunzione a demolire l'immobile abusivo si acquisisce automaticamente e gratuitamente il bene al patrimonio comunale (art. 31 DPR 380/2001) e, pertanto, il permesso in sanatoria rilasciato successivamente è illegittimo se emesso a favore di chi non era più titolare del diritto. Ne è conseguito che il ricorrente non aveva interesse né legittimazione a chiedere la revoca dell'ordine di demolizione. La sentenza del TAR richiamata dal ricorrente è stata ritenuta atto sopravvenuto rispetto alla sentenza di Cassazione e quindi estranea al giudizio rescissorio; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento.
Norme richiamate
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 - art. 31
"3. Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime,... sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune.... 4. L'accertamento dell'inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all'interessato, costituisce titolo per l'immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente."
La Corte ha interpretato che, decorso il termine dei 90 giorni senza ottemperanza, l'opera e l'area sono acquisite automaticamente al patrimonio comunale senza che sia necessaria alcuna ulteriore formalità per la verifica dell'effetto acquisitivo; la trascrizione ha funzione di opponibilità ai terzi.
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 - art. 36
Richiamato quale base normativa per il permesso in sanatoria; la Corte precisa che il rilascio di un titolo abilitativo in sanatoria successivo all'acquisizione non comporta di per sé la rinuncia del Comune al diritto di proprietà, e quindi può risultare illegittimo se il bene era già acquisito.
Codice di procedura penale - art. 627, comma 3
Il giudice di rinvio deve uniformarsi alle questioni di diritto decise dalla Corte di Cassazione; il Tribunale, investito del rinvio, non poteva discostarsi dai principi già enunciati nella sentenza della Cassazione.
Codice di procedura penale - art. 666
Richiamato in precedenza come profilo relativo alla legittimazione ad agire dell'istante nell'incidente di esecuzione; la Corte ha confermato il principio che l'ex proprietario privo del bene per effetto dell'acquisizione non ha interesse né legittimazione per chiedere revoche non coerenti con la nuova titolarità.
Codice civile - art. 2644
Richiamata nella sentenza di riferimento per spiegare che la trascrizione serve a rendere opponibile il trasferimento ai terzi; l'effetto acquisitivo si verifica comunque indipendentemente dalla trascrizione, la quale ha funzione di pubblicità.
Codice di procedura penale - art. 616
Applicato per la condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto la condanna del ricorrente alle spese.
Massime di principio
- Decorso il termine di 90 giorni dall'ingiunzione a demolire senza ottemperanza, l'opera abusiva e l'area pertinente si acquistano automaticamente al patrimonio comunale: ciò priva l'ex proprietario della titolarità del bene e limita la sua legittimazione ad agire.
- Un permesso di costruire rilasciato in sanatoria dopo l'acquisizione automatica al patrimonio comunale è, di regola, illegittimo perché emesso a favore di chi non è più titolare del diritto; solo il Comune, con deliberazione consiliare, può decidere di mantenere l'opera acquisita per prevalenti interessi pubblici.
- Il giudice penale (e il giudice dell'esecuzione) ha il potere/dovere di verificare la legittimità e l'efficacia del titolo abilitativo amministrativo quando ciò incide sulla sussistenza della fattispecie penale o sull'esecuzione della sanzione accessoria; tale sindacato non è disapplicazione impropria ma verifica dei presupposti dell'estinzione o meno dell'obbligo di demolizione.
- Se la situazione giuridica è già stata definita da una sentenza della Corte di Cassazione su specifiche questioni di diritto, il giudice di rinvio deve uniformarsi a tali principi e non può esaminare nuovamente le stesse questioni in contrasto con la decisione della Suprema Corte (art. 627 c.p.p.).
- In presenza di acquisizione al patrimonio comunale senza deliberazione consiliare di mantenimento, l'unica concreta facoltà residua per l'ex proprietario è provvedere alla demolizione a proprie cure e spese; altre richieste sono in genere prive di interesse.
- Le pronunce amministrative sopravvenute (es. sentenza TAR) possono essere rilevanti, ma se sono posteriori e non rientrano nel perimetro del giudizio già deciso dalla Cassazione o non incidono sui profili decisivi posti dalla sentenza di rinvio, il giudice dell'esecuzione può ritenere tali atti estranei al procedimento di rescissione/rinvio.
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