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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29262/2025 del 07/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto il motivo fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla commisurazione della pena. Ha rideterminato la pena in 1 mese di reclusione, rilevando che la Corte d'appello aveva errato nel considerare la pena di primo grado pari a 1 anno e, in assenza di elementi che consentissero una diversa determinazione ex art. 129, comma 2, cod. proc. pen., l'aumento o la diversa misura era vietata.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava la rideterminazione della pena operata dalla Corte di appello per il delitto di violenza privata (art. 610 cod. pen.). In primo grado Adorno era stato condannato a 1 mese di reclusione; la Corte d'appello, avendo erroneamente ritenuto che la pena di primo grado fosse di 1 anno, ha rideterminato la pena in 6 mesi in accoglimento del motivo di appello dell'imputato. Il ricorrente deduce violazione del divieto di reformatio in peius (art. 597 cod. proc. pen.) per l'inasprimento/sbagliata rideterminazione della pena.

Norme richiamate

  • art. 610 cod. pen.

    Individua il reato di violenza privata, ossia il fatto per cui è stata inflitta la pena. Nel caso è la fattispecie contestata all'imputato.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Applicato nella parte che vieta la reformatio in peius: il giudice d'appello non può aggravare la posizione dell'imputato rispetto alla sentenza di primo grado; la Corte ha ritenuto violato tale divieto dalla errata rideterminazione della pena.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato come norma che, in presenza di elementi nuovi o di specifiche condizioni, può consentire una diversa determinazione della pena. La Corte ha rilevato l'assenza di elementi che giustificassero l'applicazione di tale disposizione per modificare la pena favorevolmente o sfavorevolmente.

Massime di principio

  • Il divieto di reformatio in peius (art. 597 c.p.p.) impedisce al giudice d'appello di aggravare la posizione dell'imputato rispetto alla sentenza di primo grado; ogni modifica della pena deve rispettare tale limite.
  • La Corte d'appello è tenuta ad accertare correttamente la misura della pena pronunciata in primo grado: errori materiali o di lettura che portino a una diversa commisurazione della pena possono essere annullati dalla Cassazione.
  • L'art. 129, comma 2, c.p.p. può giustificare una diversa commisurazione della pena solo se emergono elementi che legittimano la modifica; in mancanza di tali elementi, la modifica che peggiora la posizione dell'imputato è vietata.
  • Quando la Cassazione riscontra un aumento illegittimo della pena dovuto a errore del giudice d'appello, può annullare senza rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio e rideterminare la pena in conformità alla sentenza di primo grado se la misura corretta risulta dall'istruttoria.
  • In situazioni simili l'avvocato dell'imputato dovrebbe verificare e documentare con precisione la pena di primo grado nel controricorso e, se necessario, chiedere la correzione di eventuali errori materiali prima che producano effetti peggiorativi.

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