Cassazione Penale, Sentenza n. 16679/2026 del 11/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma, in sede di rinvio, della confisca diretta del "profitto" per reati tributari (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti ed emissione di fatture false, anni 2006-2010). Contestano (1) l'utilizzo improprio della confisca diretta senza prova del nesso di derivazione causale tra le somme confiscate e il reato (sostenendo che la Corte territoriale ha di fatto adottato una confisca per equivalente mascherata); (2) l'autolimitazione del giudice del rinvio a un "mero ricalcolo" aritmetico in violazione dell'art. 627 c.p.p., dovendo invece riesaminare la sussistenza e l'entità della confisca alla luce dei principi di diritto; (3) la violazione del principio di ripartizione pro quota del profitto tra concorrenti, senza adeguata motivazione sulla misura imputata a ciascuno.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che la Corte d'appello, nel confermare la confisca diretta quantificata nella somma dell'I.V.A. evasa, non ha accertato il necessario nesso eziologico tra il risparmio fiscale (profitto tributario) e somme effettivamente rinvenute nella disponibilità degli imputati, in contrasto con il criterio stabilito dalle Sezioni Unite (sent. Massini) secondo cui la confisca di denaro è diretta solo se provata la derivazione causale; in mancanza deve qualificarsi come confisca per equivalente. Ha inoltre constatato che il giudice del rinvio si è indebitamente limitato a un ricalcolo aritmetico, mentre doveva effettuare una nuova valutazione di merito sulla sussistenza e l'entità della confisca diretta. Per questi motivi la sentenza impugnata è annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Reggio Calabria per un nuovo esame delle questioni relative alla confisca diretta, mentre il terzo motivo (ripartizione pro quota) è stato assorbito.
Norme richiamate
art. 240 cod. pen.
Norma di riferimento sulla confisca; interpretata insieme alla giurisprudenza per delimitare quando la confisca di denaro possa considerarsi diretta e quali accertamenti richieda il nesso eziologico.
art. 322 ter cod. pen.
Riferimento alle fattispecie di reato tributarie con implicazioni sulla confisca del profitto; utilizzata per individuare la natura del profitto nei reati fiscali.
art. 12-bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Norma del decreto legislativo in materia di reati tributari richiamata nel quadro normativo: supporta l'individuazione del profitto come risparmio d'imposta.
art. 627 cod. proc. pen.
Disciplina del giudice del rinvio: interpretato nella sentenza come conferente al giudice del rinvio il potere-dovere di riesaminare la sussistenza e l'entità della confisca, non limitandosi a mera operazione aritmetica.
art. 110 cod. pen.
Principio di concorso di persone nel reato; richiamato dai ricorrenti in relazione alla necessità di motivare la ripartizione pro quota del profitto tra concorrenti.
art. 578-bis cod. proc. pen.
Norma citata riguardo alla confisca per equivalente: la Corte ha escluso l'applicabilità retrospettiva per reati commessi prima della sua entrata in vigore, per la natura sanzionatoria incompatibile con prescrizione anteriore.
Giurisprudenza: Sez. U, n. 13783 del 26/09/2024 (Massini)
Principale precedente interpretativo: stabilisce che la confisca di somme di denaro è diretta solo se è provata la derivazione causale del bene rispetto al reato; in mancanza la misura è da considerarsi per equivalente. Fondamento del controllo di legittimità sulla scelta qualificatoria della confisca.
Giurisprudenza: Sez. U, n. 10561 del 30/01/2014 (Gubert) e Sez. U, n. 31617 del 26/06/2015 (Lucci) e Sez. U, n. 42415 del 27/05/2021 (Coppola)
Precedenti giurisprudenziali storici che qualificavano la confisca di denaro come diretta per la natura fungibile del bene; richiamati dalla Corte per motivare l'evoluzione del contrasto con la successiva svolta Massini.
Massime di principio
- La confisca di somme di denaro può essere qualificata come confisca diretta solo se è dimostrato il nesso di derivazione causale tra la specifica somma sequestrata e il reato; in assenza di tale prova la misura è confisca per equivalente (Sez. U Massini).
- In reati tributari il "profitto" confiscabile va individuato nel risparmio d'imposta (omesso versamento), ma occorre provare se e in quale misura tale risparmio si sia tradotto in disponibilità liquida effettivamente riconducibile agli imputati.
- Il giudice del rinvio (art. 627 c.p.p.) non è vincolato a un mero ricalcolo aritmetico: deve procedere a una nuova valutazione di merito sulla sussistenza e sull'entità della confisca diretta alla luce dei principi giurisprudenziali applicabili.
- La confisca per equivalente non può essere applicata retroattivamente se incompatibile con la prescrizione maturata anteriormente; ogni qualificazione dell'ablazione deve rispettare il giudicato e le pronunce rescindenti.
- In caso di concorso di persone la ripartizione pro quota del profitto tra i concorrenti richiede motivazione specifica: la corte deve spiegare come è stata determinata la quota imputata a ciascun partecipante.
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