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Sentenza

Sentenza del 25/01/2018 n. 340 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia

Iva - Operazioni soggettivamente inesistenti - Onere della prova - Detrazione - Buona fede - Rileva.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguarda il trattamento fiscale di fatture relative a operazioni soggettivamente inesistenti, ossia operazioni effettivamente eseguite ma riferibili a un soggetto diverso da quello indicato in fattura. Ai fini delle imposte dirette, la falsità ideologica della fattura non è sufficiente, da sola, a rendere indeducibili i relativi costi: l'Ufficio deve contestare specificamente l'effettività, l'inerenza o la deducibilità dei singoli costi. Ai fini IVA, invece, la riferibilità soggettiva fittizia dell'operazione comporta, in linea generale, l'indetraibilità dell'imposta, salvo che il contribuente dimostri di aver agito in buona fede e di non essere stato consapevole dell'illecito.

La decisione

Il principio affermato distingue nettamente il regime delle imposte dirette da quello dell'IVA. Per le imposte dirette, l'Amministrazione non può negare automaticamente la deduzione dei costi sulla sola base della falsità ideologica della fattura, ma deve fornire una contestazione specifica sui singoli componenti negativi. Per l'IVA, la detrazione è esclusa in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti, a meno che il contribuente provi la propria buona fede e l'assenza di consapevolezza della frode. Il testo non indica l'esito processuale nominativo della controversia; il principio è tuttavia favorevole al contribuente sul piano della deducibilità dei costi e condizionalmente favorevole sulla detrazione IVA.

Norme richiamate

  • Normativa IVA sulla detrazione dell'imposta

    In caso di operazioni soggettivamente inesistenti, l'IVA non è detraibile quando il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un'operazione fraudolenta. La detrazione può essere riconosciuta se il contribuente dimostra la propria buona fede e l'adozione di verifiche ragionevoli.

  • Normativa sulle imposte dirette in materia di deducibilità dei costi

    La falsità ideologica della fattura non determina automaticamente l'indeducibilità del costo. L'Amministrazione deve contestare in modo specifico i singoli costi, dimostrandone eventualmente l'inesistenza, l'inerenza insufficiente o altri elementi ostativi alla deduzione.

Massime di principio

  • La medesima irregolarità documentale può produrre conseguenze diverse ai fini delle imposte dirette e dell'IVA.
  • Per le imposte dirette, l'Ufficio deve motivare e provare la contestazione con riferimento ai singoli costi; non è sufficiente richiamare genericamente la falsità delle fatture.
  • Per l'IVA, il contribuente deve prestare particolare attenzione alla verifica dell'identità e dell'affidabilità del fornitore, perché la detrazione può essere negata anche quando la merce o il servizio siano stati effettivamente ricevuti.
  • La buona fede del contribuente rileva soprattutto ai fini della detrazione IVA e richiede la dimostrazione di non aver conosciuto né potuto ragionevolmente conoscere la frode.
  • La documentazione contrattuale, i pagamenti tracciabili, la corrispondenza commerciale, la verifica del fornitore e la coerenza economica dell'operazione possono essere decisive per dimostrare l'effettività dei costi e la buona fede.

Testo integrale

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