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Sentenza

Sentenza del 21/01/2020 n. 505 - Comm. Trib. Prov. Catania

Irpef - Società di capitale a ristretta base sociale - Maggior reddito accertato nei confronti della società - Presunzione di distribuzione ricavi ai soci - Fatto noto (la ristretta base sociale).

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il giudice ha ritenuto legittimo l'accertamento operato dall'Amministrazione: la ristretta base sociale e i vincoli di solidarietà/reciproco controllo tra i soci sono stati considerati fatti noti dai quali può formarsi la presunzione della percezione, pro quota, dei maggiori ricavi accertati in capo alla società. Pertanto è stata confermata l'attribuzione ai soci del maggior reddito di capitale e l'imposizione in capo al socio ricorrente.

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Amministrazione aveva accertato maggiori ricavi a carico della società (rilevanti ai fini IRAP e IVA) e, in presenza di una ristretta base sociale e di vincoli di solidarietà e reciproco controllo tra i soci, aveva ritenuto legittimo presumere la distribuzione pro quota dei maggiori ricavi ai soci, attribuendo ai medesimi reddito di capitale imponibile in sede IRPEF. Il socio ricorrente contestava l'attribuzione a suo carico di tale reddito di capitale, opponendo che non vi fosse prova della percezione delle somme.

Norme richiamate

  • DPR 917/1986 (TUIR), art. 5

    L'art. 5 consente di qualificare e assoggettare a imposta i redditi di capitale e la sentenza utilizza tale norma per inquadrare i proventi attribuiti al socio come reddito di partecipazione imponibile in IRPEF.

  • Codice Civile, art. 2727

    L'articolato normativo richiamato è stato utilizzato per fondare regole probatorie e valutare la formazione di presumzioni; nella fattispecie la ristretta base sociale è stata considerata fatto notorio rilevante ai fini della presunzione.

  • Codice Civile, art. 2729

    Richiamato in relazione alla disciplina delle presunzioni e dell'onere della prova: la sentenza ha ritenuto che, di fronte ai fatti notori (ristretta base sociale, rapporti di controllo), incombe sul contribuente l'onere di fornire elementi contrari per disinnescare la presunzione di distribuzione.

Massime di principio

  • Se l'Amministrazione accerta maggiori ricavi a una società con ristretta base sociale e prova l'esistenza di legami di controllo o solidarietà fra soci, è legittimo presumere una distribuzione pro rata di tali ricavi ai soci e assoggettarli a IRPEF come reddito di capitale.
  • La presunzione fondata sulla 'ristretta base sociale' e sul reciproco controllo è rafforzata quando vi sono elementi obiettivi (poche matricole sociali, rapporti familiari, coincidenza degli amministratori e soci) che rendono probabile l'immediata percezione o utilizzazione personale dei maggiori proventi.
  • Il contribuente/socio può contrastare efficacemente l'accertamento solo fornendo prove documentali concrete che dimostrino che i maggiori ricavi sono rimasti nella società (es. reinvestimenti documentati, scritture contabili, verbali che attestino la destinazione), o che non vi è stata alcuna percezione personale corrispondente.
  • In sede probatoria è utile produrre movimenti bancari, provvedimenti contabili, contratti, verbali assembleari, contabilità analitica e qualsiasi atto che dimostri l'assenza di erogazioni ai soci o che giustifichi l'utilizzo interno delle risorse.
  • L'onere della prova è rilevante: la presenza di fatti notori (ristretta base sociale, controllo reciproco) può invertire la situazione probatoria e rendere più gravoso per il contribuente dimostrare il contrario della presunzione.
  • Analoga impostazione vale anche quando i maggiori ricavi accertati incidono su più imposte (IVA, IRAP): l'attribuzione dell'incremento come reddito di capitale ai soci può essere operata se sussistono le condizioni di fatto che legittimano la presunzione di effettiva percezione.

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