Cassazione Penale, Sentenza n. 14921/2026 del 24/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Trani che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso il decreto di convalida di perquisizione e sequestro. Denunciava violazione degli artt. 240 e 240-bis c.p., in relazione all'art. 253 c.p.p., e vizio di motivazione (manifesta illogicità/ motivazione apparente). In particolare deduceva la nullità del decreto di convalida per assenza di motivazione circa la qualificazione del denaro sequestrato come corpo del reato o cosa pertinente, la mancata enunciazione del fatto-reato e l'assenza di adeguata indicazione della finalità probatoria, sostenendo che il sequestro fosse finalizzato alla mera ricerca di notizia di reato.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel merito ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale contenesse una motivazione sufficiente e coerente: il Tribunale aveva enucleato la fattispecie di ricettazione, descritto la pre-imputazione nel provvedimento, e indicato elementi concreti a fondamento del fumus del reato (modalità di occultamento del denaro, mancanza di giustificazione di redditi leciti adeguati, precedenti condanne dell'indagato, rinvenimento contestuale di un arsenale di ordigni artigianali). La Corte ha altresì condiviso la necessità del sequestro per finalità probatorie (esami su banconote, verifica numeri seriali, interrogazione banche dati). Per questi motivi ha escluso la nullità o la motivazione meramente apparente e ha rigettato il gravame. Ai sensi dell'art. 616 c.p.p. ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 240 cod. pen.
Richiamato dal ricorrente come norma la cui inosservanza sarebbe stata dedotta; la Corte ha valutato le censure alla luce dei limiti del ricorso per cassazione in materia di sequestro.
art. 240-bis cod. pen.
Citato nel motivo di ricorso; la Corte ha comunque ritenuto che i vizi denunciati non integrassero violazione di legge o un grave vizio di motivazione.
art. 253 cod. proc. pen.
Richiamato nella deduzione relativa alla convalida di perquisizione e sequestro; la Corte ha verificato la conformità del decreto ai requisiti motivazionali richiesti dalla giurisprudenza.
art. 648 cod. pen. (ricettazione) e artt. 648-bis, 648-ter, 648-ter.1 cod. pen.
La Corte ha richiamato la disciplina e la giurisprudenza su come si individua il fumus del reato di ricettazione in caso di rinvenimento di ingenti somme: oltre al mero occultamento e alla mancanza di redditi leciti, sono necessari ulteriori elementi indicativi di provenienza delittuosa.
art. 616 cod. proc. pen.
Applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende per il ricorso ritenuto inammissibile.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti di sequestro è ammesso in via limitata: solo per violazione di legge o per vizi motivazionali così radicali da rendere il provvedimento privo dei minimi requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza.
- Il decreto di sequestro probatorio deve contenere una motivazione, anche concisa, che specifichi la finalità probatoria perseguita e la connessione tra il bene sequestrato e il reato (corpo del reato o cosa pertinente).
- Nel caso di rinvenimento di rilevanti somme di denaro, la sussistenza del fumus per il reato di ricettazione non può fondarsi esclusivamente sulle modalità di occultamento e sull'assenza di redditi leciti: sono necessari ulteriori elementi significativi (es. contatti con ambiti criminosi, precedenti di reato, possesso di oggetti strumentali o arsenali) che indichino provenienza delittuosa.
- La valutazione della configurabilità astratta del reato richiesta per legittimare il sequestro è attenuata rispetto a un giudizio di merito, ma esige comunque elementi logici e concreti che rendano utile l'acquisizione del bene per ulteriori indagini.
- Se il giudice dell'impugnazione espone una catena argomentativa coerente che indica elementi concreti a sostegno del fumus e della finalità probatoria (esami tecnici, verifica numeri seriali, interrogazione banche dati), la decisione sarà difficilmente riformabile in sede di cassazione.
- Strategia difensiva in casi simili: contestare specificamente l'assenza di elementi idonei a dimostrare la provenienza illecita (non limitandosi a censurare la mancanza di enunciazione del reato) e dimostrare che le circostanze indicate dal giudice non costituiscono indici significativi o sono illogiche/contraddittorie.
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