Sentenza n. 9105/2026 - Roma, Sezione 3B
per l’ESECUZIONE della Sentenza n. 13/2025 pubbl. il 09/01/2025 RG n. 20/2024 del Tribunale di Rieti - sez. lavoro Giudice dott. Alessio Marinelli notificata al Ministero dell'Istruzione e del Merito in data 15/02/2025, passata in giudicato che ha accolto il ricorso della ricorrente così statuendo "− accerta e dichiara il diritto di Marconcini Cristiana Luisa ad ottenere il beneficio economico della cd. Carta del docente per gli anni scolastici 2021/22; 2022/23 e 2023/24 per l'importo di euro 500,00 annui e, per l'effetto, condanna il Ministero convenuto all'attribuzione in favore della ricorrente della cd. "Carta del docente" secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto (pari ad euro 1.500,00), oltre interessi e rivalutazione nei limiti di legge, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della L. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione”.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Rieti, sezione lavoro, che aveva riconosciuto il diritto alla Carta del docente per gli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha chiesto l'esecuzione della sentenza passata in giudicato, deducendo l'inerzia del Ministero nell'attribuzione della Carta del docente per il valore complessivo di 1.500 euro, oltre interessi e rivalutazione nei limiti di legge. Ha chiesto inoltre la nomina di un commissario ad acta per l'ipotesi di ulteriore inerzia e la condanna dell'Amministrazione al pagamento di penalità di mora. Il Ministero si è costituito con atto di mero stile, senza contestare l'inadempimento, le deduzioni della ricorrente o l'esistenza di elementi ostativi e sopravvenienze.
La decisione
Il TAR ha accolto parzialmente il ricorso per ottemperanza. Ha ritenuto provati il passaggio in giudicato della sentenza e l'inadempimento dell'Amministrazione, anche considerando la mancata contestazione ministeriale e i principi sull'onere della prova nei rapporti tra creditore e debitore. Ha ordinato al Ministero di dare esecuzione al giudicato entro 60 giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza. Per l'eventuale inosservanza ha nominato sin d'ora commissario ad acta il direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega e senza compenso, assegnandogli ulteriori 60 giorni decorrenti dalla scadenza del termine concesso all'Amministrazione. Ha respinto la domanda di penalità di mora, ritenendo che il periodo inferiore a due anni dalla sentenza ottemperanda non fosse sufficiente a dimostrare una mancanza di volontà di adempiere. Ha condannato il Ministero alle spese del giudizio, liquidate in 800 euro oltre accessori, con distrazione in favore del difensore antistatario.
Norme richiamate
art. 22, comma 36, l. 724/1994
oltre interessi e rivalutazione nei limiti di legge, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della L. n. 724 del 1994
La sentenza ottemperanda aveva previsto il riconoscimento di interessi e rivalutazione, nei limiti di legge, dalla data del diritto all'accredito fino alla concreta attribuzione.
art. 114 c.p.a.
Il giudizio è stato proposto per ottenere l'esecuzione del giudicato; il TAR ha ordinato all'Amministrazione di conformarsi al titolo e ha nominato preventivamente un commissario ad acta per l'eventuale ulteriore inerzia.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, accertati il passaggio in giudicato del titolo e l'inadempimento dell'Amministrazione, il giudice deve ordinare all'amministrazione soccombente di dare esecuzione al giudicato entro un termine determinato.
- La mancata contestazione, da parte dell'Amministrazione costituita, delle deduzioni specifiche sull'inadempimento e l'assenza di elementi ostativi o sopravvenienze possono concorrere a fondare l'accertamento dell'inerzia amministrativa, secondo la disciplina dell'onere della prova tra creditore e debitore.
- Il giudice dell'ottemperanza può nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, individuato nell'organo amministrativo competente, affinché provveda, anche con facoltà di delega e senza compenso, qualora decorra inutilmente il termine assegnato all'Amministrazione.
- La penalità di mora non è automaticamente dovuta per il solo ritardo nell'esecuzione del giudicato: può essere negata quando la vicinanza temporale della sentenza ottemperanda, nella fattispecie inferiore a due anni, non sia ritenuta sufficiente a dimostrare una volontà dell'Amministrazione di non adempiere.
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