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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 9655/2021 del 13/04/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso verteva sul riconoscimento della prosecuzione del rapporto di lavoro dopo il collocamento a riposo (16/03/1997) e sulla liquidazione del relativo danno, con richiesta di riammissione in servizio e risarcimento dal deposito del ricorso (14/12/2000) fino al pensionamento. Questioni centrali: se il conseguimento dell'età pensionabile determini la cessazione automatica del rapporto o solo la possibilità di recesso ad nutum del datore; quale atto valga come costituzione in mora del datore (deposito del ricorso vs notificazione/convocazione per conciliazione); e quale fosse il minimo contrattuale da assumere come base per il calcolo del danno.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale del lavoratore, dichiarando inammissibile il primo motivo e respingendo gli altri, ma ha accolto due motivi del ricorso incidentale di Poste. In particolare: 1) ha confermato che il compimento dell'età pensionabile non produce la cessazione automatica del rapporto ma solo il regime di recedibilità ad nutum, perciò la Corte d'appello aveva correttamente ritenuto la prosecuzione del rapporto sino alla data fissata come dies ad quem; 2) ha però ritenuto errata la qualificazione della decorrenza della costituzione in mora al solo deposito del ricorso: trattandosi di atto recettizio, la costituzione in mora produce effetti solo con la notificazione/effettiva conoscenza del destinatario; 3) ha inoltre condiviso la censura incidentale relativa all'individuazione errata dell'importo minimo contrattuale da assumere come base retributiva, accogliendo l'interpretazione favorevole a Poste sul calcolo della base. Conseguentemente la sentenza impugnata è cassata in relazione ai motivi accolti e rinviata alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione per i restanti accertamenti e per la regolazione delle spese.

Norme richiamate

  • art. 22 CCNL 11 agosto 1994 (clausola risolutiva)

    La clausola di automatica risoluzione per massima anzianità contributiva è stata dichiarata nulla; la comunicazione di attivazione della clausola è stata considerata manifestazione di recesso ad nutum, non causa automatica di estinzione del rapporto.

  • art. 392 c.p.c. (rinvio)

    La Corte d'appello ha deciso in sede di rinvio ai sensi di cassazione con rinvio e il giudizio di merito doveva rispettare i limiti del thema decidendum derivante dalla sentenza rescindente.

  • art. 2118 c.c.

    Il compimento dell'età pensionabile non determina di per sé la cessazione automatica del rapporto nel lavoro privato: esso legittima il datore al recesso ad nutum purché venga data al lavoratore la possibilità di fruire del periodo di preavviso mediante tempestiva intimazione scritta (anche se intervenuta durante il periodo di recedibilità).

  • art. 2943 c.c. (interruzione della prescrizione) e art. 2945 c.c.

    La richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione e la convocazione davanti alla commissione possono costituire costituzione in mora idonea ad interrompere la prescrizione, purché emerga inequivocabilmente la pretesa; tuttavia la valutazione circa la sussistenza di tale requisito è fatto di merito.

  • art. 1217 c.c., art. 1218 c.c., art. 1219 c.c. (obbligazioni e inadempimento)

    Riferite al concetto di costituzione in mora accipiendi (atto recettizio); la Corte ha precisato che per gli effetti della costituzione in mora è necessaria la conoscenza dell'intimazione da parte del destinatario.

  • art. 384 c.p.c., art. 410 c.p.c. (limiti del giudizio di rinvio e del tema del giudizio)

    La Corte ha richiamato il vincolo del giudizio di rinvio: le questioni nuove non gestite nel thema decidendum di merito non possono essere sollevate in cassazione se non dedotte e decise nel giudizio di rinvio; i vizi di fatto dei giudici di merito sono sindacabili solo nei limiti della motivazione e dei vizi di diritto.

Massime di principio

  • Il raggiungimento dell'età pensionabile nel rapporto di lavoro privato non comporta la risoluzione automatica del rapporto: esso conferisce al datore il potere di recesso ad nutum, che per essere efficace richiede una manifestazione di volontà e il rispetto del periodo di preavviso mediante comunicazione al lavoratore.
  • La costituzione in mora ha natura recettizia: per produrre effetti (es. decorrenza del diritto risarcitorio o interruzione della prescrizione) l'intimazione deve essere portata a conoscenza del destinatario (notificazione/avviso), non basta il mero deposito dell'atto in giudizio.
  • La valutazione sulla natura dell'atto introduttivo (se contenga offerta di prestazione/riammissione) è questione di fatto riservata al giudice di merito; la Cassazione sindaca solo vizi di diritto o illogicità della motivazione.
  • Nella liquidazione del danno da interruzione del rapporto occorre rispettare quanto già formato in giudicato: la determinazione della retribuzione base deve conformarsi alle statuizioni definitive precedenti e alle corrette modalità di calcolo (minimo contrattuale vigente al momento della cessazione).
  • In sede di rinvio la Corte di merito è vincolata al thema decidendum posto dalla sentenza di cassazione; questioni non incluse o non decise dalla sentenza rescindente non possono essere ricomparse in cassazione come novità.

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