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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 30910/2021 del 29/10/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La resistente aveva svolto incarichi a termine come lettrice/collaboratrice esperta linguistica di madrelingua tedesca con plurimi contratti a tempo determinato e aveva chiesto l'accertamento della conversione del rapporto a tempo indeterminato sin dal primo contratto e il risarcimento del danno. Il Tribunale di Trieste respinse la domanda; la Corte d'appello dichiarò la nullità del termine, convertì i rapporti in tempo indeterminato e condannò l'Università a dare attuazione al rapporto oltre a liquidare un'indennità ex art.32 L. n.183/2010 (2,5 mensilità). L'Università ricorse in Cassazione contestando in particolare l'applicabilità dell'art.36 d.lgs. n.165/2001 e il divieto di conversione per i rapporti instaurati con pubbliche amministrazioni, nonché l'omesso esame di fatti decisivi relativi alla variabilità delle esigenze di personale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il terzo motivo e ha accolto i primi due motivi di ricorso. Ha cassato la parte della sentenza impugnata che aveva ritenuto sussistente un rapporto a tempo indeterminato e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda di conversione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato. La Corte ha però riconosciuto che l'illegittimità del termine non si risolve con la conversione alla luce della natura pubblica dell'ateneo; la tutela adeguata è il risarcimento previsto dall'art.32 della L. n.183/2010 (misura sanzionatoria compresa tra 2,5 e 12 mensilità, con possibilità di maggiore risarcimento a prova di danno più elevato). Per tali ragioni la sentenza d'appello è stata cassata nella parte relativa alla conversione; le spese sono compensate integralmente tra le parti.

Norme richiamate

  • art. 4 del d.l. 21 aprile 1995, n. 120, conv. L. 21 giugno 1995, n. 236

    Norma che disciplina i rapporti con collaboratori/esperti linguistici ed è stata richiamata per affermare la specialità dei contratti universitari; la Corte ritiene che tale disciplina non esclude l'applicazione dei principi riferibili alla natura pubblica dell'amministrazione datrice di lavoro.

  • art. 36 del d.lgs. n. 165/2001 (in particolare comma 5)

    La Corte interpreta l'art.36 come norma che impedisce, per il settore pubblico, la conversione automatica dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato; detta regola si applica anche quando il rapporto sia qualificato di diritto privato se il datore è un ente pubblico non economico.

  • art. 32 della L. n. 183/2010

    Individua l'indennità (tra un minimo e un massimo: 2,5-12 mensilità) quale misura sanzionatoria e di riparazione per l'illegittimo ricorso ai contratti a termine nel settore pubblico; la Corte la considera la misura adeguata ed effettiva prevista dal diritto interno in luogo della conversione.

  • d.lgs. n. 368/2001

    Normativa generale sui contratti a termine la cui conseguenza (conversione in caso di nullità del termine) non è estendibile senza limiti ai rapporti con pubbliche amministrazioni non economiche per i motivi costituzionali richiamati.

  • Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, clausola 5

    Secondo la giurisprudenza comunitaria la clausola 5 non impedisce agli Stati membri di prevedere il divieto di conversione per il settore pubblico purché siano previste misure adeguate ed effettive (es. indennità) per evitare l'abuso dei contratti a termine; la Corte di Cassazione richiama questa linea per ritenere compatibile con il diritto UE il divieto di conversione accompagnato dall'indennità ex art.32 L.183/2010.

  • Art. 97 Cost.

    Principio costituzionale del buon andamento e imparzialità delle pubbliche amministrazioni utilizzato come criterio ermeneutico: le amministrazioni pubbliche devono valutare l'effettivo fabbisogno di personale e le esigenze di bilancio, elementi che ostano a permettere conversioni automatiche che aggirerebbero tali controlli.

Massime di principio

  • Nei rapporti di lavoro instaurati con enti pubblici non economici (es. università), la qualificazione privatistica del contratto non implica automaticamente l'applicabilità piena delle regole del lavoro privato: la natura pubblica del datore di lavoro può impedire la conversione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.
  • Se il termine apposto al contratto è illegittimo nel settore pubblico, la tutela primaria non è la conversione in rapporto a tempo indeterminato ma l'indennità prevista dall'art.32 L. n.183/2010 (misura sanzionatoria compresa tra 2,5 e 12 mensilità), salvo prova di un danno maggiore.
  • Il diritto dell'Unione, e in particolare la clausola 5 dell'Accordo quadro della direttiva 1999/70/CE, non impedisce allo Stato di vietare la conversione nel settore pubblico a condizione che sia prevista una misura adeguata ed effettiva di riparazione (ad es. indennità e possibilità di risarcimento integrale).
  • Le pubbliche amministrazioni devono documentare e motivare chiaramente le ragioni che giustificano l'uso di contratti a termine (esigenze temporanee, risorse, fabbisogni), poiché la mancanza di adeguata motivazione può determinare l'illegittimità del termine e l'obbligo di indennizzo.
  • Le impugnazioni per omesso esame di fatto decisivo (art.360, n.5 c.p.c.) sono soggette a rigorosi requisiti di specificazione e allegazione; non ogni critica alla valutazione di merito integra motivo valido in Cassazione.
  • In situazioni simili è prudente valutare separatamente la qualificazione formale del rapporto (privatistica) e la realtà sostanziale (natura pubblica dell'ente): la tutela e le conseguenze di illegittimità del termine dipendono soprattutto dalla natura pubblicistica dell'ente datore di lavoro.

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