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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18602/2025 del 16/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte di appello di Firenze (giudice dell'esecuzione) che ha revocato l'indulto concesso a Stefano Del Ventisette. La revoca è stata disposta sulla base dell'art. 1, comma 3, L. n. 241/2006, poiché il ricorrente ha commesso reati di bancarotta nel settembre 2009 (all'interno del quinquennio decorrente dall'entrata in vigore della legge 1° agosto 2006) per i quali è stato condannato con sentenza della Corte d'appello del 13/09/2019 (divenuta irrevocabile il 17/05/2021) a pena complessiva di anni 3 e mesi 9. Il ricorrente ha contestato la decisione denunciando violazione degli artt. 172 c.p. e 676 c.p.p. e ha sostenuto che la pena oggetto di indulto si fosse estinta per prescrizione; ha chiesto l'annullamento dell'ordinanza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che, ai sensi dell'art. 1, comma 3, L. n. 241/2006, l'indulto è revocato di diritto quando chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dall'entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni. I reati di bancarotta contestati sono stati commessi nel settembre 2009, quindi nel quinquennio richiesto, e la sentenza di condanna che ha determinato la revoca è divenuta irrevocabile nel 2021, di talché non si può ritenere che la pena sia estinta per prescrizione: il termine di prescrizione della pena oggetto di indulto soggetto a revoca decorre dal momento in cui, verificatasi la decadenza del beneficio, la pena può essere concretamente eseguita, condizione realizzatasi con il passaggio in giudicato della sentenza che accerta la causa di revoca. La Corte ha inoltre osservato che, in caso di più reati in continuazione, per valutare la soglia di pena ai fini della revoca si tiene conto della pena inflitta per il reato più grave (senza computare le maggiorazioni/i mesi aggiunti per recidiva o aggravanti ai fini del computo della soglia). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • Legge 27 luglio 2006, n. 241

    Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se il beneficiario, entro cinque anni dall'entrata in vigore della legge, commette un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni. Nel caso di specie i reati sono stati commessi nel settembre 2009 (nel quinquennio) e la condanna è divenuta irrevocabile nel 2021, per cui la revoca è legittima.

  • Codice di procedura penale

    Norma che consente la condanna alle spese processuali della parte soccombente; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.

  • Codice penale

    Riferimento fatto dal ricorrente nella censura (contestazione della nozione di reato non colposo o di applicazione dell'indulto), ma la Cassazione non ha ritenuto fondata la doglianza rispetto alla revoca automatica prevista dall'art. 1, comma 3, L. 241/2006.

  • Codice di procedura penale

    Riferimento processuale invocato nel ricorso; la Corte non ha accolto le censure mosse con riferimento a tale norma.

  • Legge fallimentare

    art. 219 (richiamato nel provvedimento territoriale)

    La Corte territoriale ha precisato che le maggiorazioni applicate ex art. 219 o altre maggiorazioni (per recidiva o continuazione) non rilevano ai fini della valutazione della soglia biennale per la revoca: si prende in considerazione la pena relativa al reato più grave.

Massime di principio

  • L'indulto disciplinato dall'art. 1, comma 3, L. 241/2006 è revocato automaticamente se il beneficiario commette, entro cinque anni dall'entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale venga condannato a pena detentiva non inferiore a due anni.
  • Per verificare il requisito temporale del 'quinquennio' si tiene conto della data di commissione del nuovo reato rispetto alla data di entrata in vigore della legge; non rileva la successiva data di condanna se il fatto è avvenuto entro il quinquennio.
  • In caso di più reati unificati in continuazione, ai fini della verifica della soglia di pena prevista per la revoca dell'indulto si considera la pena inflitta per il reato più grave (senza computare le maggiorazioni o aumenti derivanti da recidiva o da altre continuazioni per stabilire se la pena raggiunge la soglia dei due anni).
  • La prescrizione della pena oggetto di indulto soggetto a revoca non si considera estinta fintanto che non sia passata in giudicato la sentenza che accerta la causa di revoca: il termine di prescrizione per l'esecuzione della pena decorre dal momento in cui la revoca è divenuta definitiva.
  • Per impugnare con successo una revoca dell'indulto occorre dimostrare che manchi uno dei presupposti di legge (ad es. il reato non è stato commesso entro il quinquennio, è colposo, o la pena inflitta è inferiore a due anni) o che non sia intervenuto un giudicato accertante la causa di revoca.
  • Nelle difese pratiche verificare con attenzione: a) le date rilevanti (entrata in vigore della legge, data del reato, data di passaggio in giudicato della sentenza di condanna); b) la natura del reato (colposo vs non colposo); c) l'ammontare della pena da considerare ai fini della soglia biennale (pena base per il reato più grave, non necessariamente le maggiorazioni).

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