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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17850/2025 del 12/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

si deduce la nullità della sentenza per un presunto contrasto tra il dispositivo letto in udienza, che non menzionava espressamente il rigetto della richiesta di sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria, e le motivazioni depositate successivamente da cui emergerebbe invece il rigetto; si sostiene quindi una discordanza dispositivo/motivazione tale da invalidare la sentenza

La decisione

la Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato e inammissibile. Ha osservato che non esiste alcuna norma che imponga al giudice di indicare nel dispositivo il rigetto delle istanze difensive volte a sollecitare l'esercizio di poteri officiosi (es. richiesta di riconoscimento di circostanze attenuanti, sospensione condizionale della pena, non menzione nel casellario). L'art. 533 cod. proc. pen. impone invece che, quando il giudice concede la sospensione condizionale o la non menzione, ciò venga espresso nella sentenza di condanna; da ciò non può ricavarsi un obbligo contrario di riportare nel dispositivo ogni rigetto. Pertanto il presunto contrasto dispositivo/motivazione non sussiste e il motivo è respinto

Norme richiamate

  • art. 533 cod. proc. pen.

    nel caso di condanna, il giudice applica la pena e le eventuali misure di sicurezza (art. 533, comma 1, cod. proc. pen.); quando il giudice ritiene di dover concedere la sospensione condizionale della pena o la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, provvede in tal senso con la sentenza di condanna (art. 533, comma 3, cod. proc. pen.)

    la norma è stata interpretata nel senso che l'obbligo di menzionare nella sentenza riguarda l'attribuzione positiva di benefici (es. sospensione condizionale, non menzione), ma non impone di riportare espressamente nel dispositivo il rigetto di istanze difensive; l'assenza di espresso rigetto nel dispositivo non determina di per sé nullità o contrasto con la motivazione

Massime di principio

  • Il dispositivo della sentenza deve contenere le decisioni essenziali, ma non è obbligatorio che riporti espressamente il rigetto di ogni istanza difensiva volta a sollecitare l'esercizio di poteri officiosi del giudice.
  • La nullità per contrasto tra dispositivo e motivazione richiede una incongruenza effettiva e rilevante: la mera mancata menzione nel dispositivo di un rigetto, se la motivazione chiarisce la decisione, non è sufficiente a fondare la nullità.
  • Norme come l'art. 533 c.p.p. impongono l'espresso inserimento nella sentenza solo delle pronunce positive su benefici rilevanti (es. sospensione condizionale, non menzione); quindi, per contestare validamente la sentenza, occorre verificare se una norma specifica richieda il disposto contrario.
  • In situazioni analoghe, il ricorrente dovrebbe dimostrare un concreto pregiudizio formatosi a causa dell'apparente discordanza (ad es. decisione effettiva diversa rispetto a quanto apparso dal dispositivo) e non limitarsi a un'asserita omissione formale.
  • Quando si impugna la sentenza per presunte contraddizioni dispositivo/motivazione, è utile documentare puntualmente come l'omissione abbia alterato l'ambito della decisione o il diritto di difesa, mostrando che non si tratta di una mera incongruenza formale.

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