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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10856/2025 del 18/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della decisione della Corte d'appello che ha disposto la consegna del ricorrente all'Autorità Giudiziaria della Repubblica Federale di Germania in esecuzione di mandato di arresto processuale (reato: furto aggravato). Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 2 legge n. 69/2005 e degli artt. 2 e 3 CEDU nonché vizio di motivazione per omissione di richiesta di informazioni allo Stato richiedente circa il rischio di trattamenti detentivi disumani o degradanti in caso di consegna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, dopo le modifiche introdotte dal d.lgs. n.10/2021, il ricorso per cassazione è ammissibile solo per difetto di giurisdizione e violazione di legge (art. 606 c.p.p.), escludendo il sindacato sulla motivazione di merito. Ha inoltre precisato che l'obbligo di chiedere informazioni integrative (art. 16 legge n.69/2005) è discrezionale e sussiste solo qualora vi siano elementi oggettivi, attendibili, precisi e aggiornati che attestino carenze sistemiche nelle condizioni di detenzione dello Stato emittente; in assenza di tali elementi, non v'è obbligo di acquisire informazioni specifiche. Nel caso di specie la difesa non ha prodotto elementi specifici e aggiornati tali da far sorgere il dubbio su condizioni detentive contrarie all'art.3 CEDU. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • legge n. 69 del 2005, art. 2

    L'esecuzione del mandato di arresto europeo non può, in alcun caso, comportare una violazione dei principi supremi dell'ordine costituzionale ... dei diritti fondamentali ... e dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo

    Articolo interpretato come clausola generale che tutela contro la consegna quando essa comporti violazione di diritti fondamentali (continuità con il precedente art.18 lett. h).

  • legge n. 69 del 2005, art. 16

    facoltà di chiedere informazioni integrative

    Attribuisce al giudice dell'esecuzione la discrezionalità di richiedere informazioni allo Stato richiedente; il mancato esercizio non comporta automaticamente sanzioni, salvo che vi siano già elementi che impongano l'accertamento.

  • legge n. 69 del 2005, art. 18 (previo testo)

    lett. h) prevedeva il pericolo di trattamenti inumani o degradanti come motivo di rifiuto obbligatorio

    La previsione specifica è stata soppressa dalle modifiche legislative, ma il contenuto tutela rimane ricavabile dall'art. 2 come parametro costituzionale e convenzionale.

  • d.lgs. 2 febbraio 2021, n. 10

    Ha modificato la legge n.69/2005 limitando i motivi di ricorso in Cassazione e riformulando la disciplina dei motivi di rifiuto, escludendo il sindacato di merito sulla motivazione della Corte d'appello.

  • codice di procedura penale, art. 606

    comma 1, lett. a), b), c)

    Elenca i motivi di cassazione ammessi (difetto di giurisdizione e violazione di legge), in base ai quali il ricorso deve essere valutato dopo le modifiche normative.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 3

    divieto di trattamenti inumani o degradanti

    Costituisce parametro fondamentale per valutare il rischio di violazioni nei confronti del consegnando; la possibile violazione può giustificare il rifiuto della consegna se sussiste un rischio reale e concreto.

  • Sentenza Corte di Giustizia UE, causa C-218/18

    Stabilisce che l'autorità di esecuzione deve procedere ad accertamenti e richiedere informazioni solo se dispone di elementi oggettivi, attendibili, precisi e aggiornati che attestino carenze sistemiche nelle condizioni di detenzione nello Stato richiedente.

  • Trattato sull'Unione europea, art. 6

    Riferimento ai diritti fondamentali e ai principi giuridici che non devono essere violati dall'esecuzione di mandati europei.

Massime di principio

  • Dopo le modifiche normative (d.lgs. n.10/2021) la Corte di Cassazione può sindacare in sede di legittimità solo questioni di diritto (difetto di giurisdizione o violazione di legge), non la motivazione di merito della Corte d'appello.
  • Per ottenere il rifiuto della consegna per rischio di trattamenti inumani o degradanti è necessario allegare elementi specifici, attendibili, precisi e aggiornati che dimostrino carenze sistemiche nelle condizioni detentive dello Stato richiedente (es. sentenze Corte EDU, rapporti CPT, relazioni ONUs). Allegazioni generiche non sono sufficienti.
  • L'art. 16 L. n.69/2005 conferisce discrezionalità al giudice dell'esecuzione di richiedere informazioni integrative: l'obbligo di richiederle sorge solo se siano presenti elementi oggettivi che rendano plausibile un rischio sistemico.
  • La prova del rischio concreto può richiedere dati 'individualizzati' sul regime detentivo cui sarà sottoposto il consegnando (es. quale istituto, regime carcerario, eventuali precedenti di violazioni), ma tali accertamenti non devono essere esplorativi: servono elementi preesistenti che giustifichino la verifica.
  • Il difensore deve dunque predisporre e produrre in fase di merito documentazione concreta (fonti internazionali, provvedimenti giudiziari, relazioni ufficiali, dati aggiornati sul singolo istituto) e sollecitare le verifiche in sede di Corte d'appello; la mancata produzione di tali elementi espone al rigetto del ricorso e a possibili condanne alle spese e ammende.
  • In caso di dubbi sulla sussistenza di carenze sistemiche è opportuno chiedere espressamente alla Corte distrettuale l'acquisizione di informazioni precise sul carcere di destinazione e sul regime detentivo, prima di proporre ricorso per Cassazione.

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