Cassazione Civile, Sentenza n. 21668/2020 del 08/10/2020
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione di cartella esattoriale per omessi versamenti IRAP/IRPEG e sanzioni relativi al periodo d'imposta 2003 emessa dopo controllo automatizzato ex art. 36-bis DPR 600/1973. La società deduceva che la dichiarazione Unico 2004 era viziata per errata compilazione imputabile a una funzionaria infedele e che, nonostante l'invio della comunicazione di irregolarità, era legittimata a rettificare la dichiarazione (presentando una dichiarazione integrativa) e a opporsi alla pretesa tributaria. Le cure di merito (CTP e CTR) avevano ritenuto inammissibile la rettifica per mancata risposta alla comunicazione di irregolarità e per tardività della dichiarazione integrativa; la società ha impugnato in Cassazione sollevando più motivi di nullità, vizio di motivazione e errata interpretazione delle norme sul potere di rettifica e sulle conseguenze della mancata risposta all'avviso bonario.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da Vietri Giovanni in proprio (per mancanza di interesse personale) e, sul merito, ha accolto il terzo motivo del ricorso presentato dalla società (motivo determinante). La Corte ha affermato il principio secondo cui il contribuente, anche se non ha risposto alla comunicazione di irregolarità, può in sede contenziosa opporsi alla pretesa tributaria dell'Amministrazione e dedurre errori di fatto o di diritto nella dichiarazione; pertanto la sentenza della CTR è annullata e la causa è rinviata alla CTR della Campania in diversa composizione per nuovo esame, comprese le questioni sulle spese. Gli altri motivi sono stati assorbiti.
Norme richiamate
Costituzione
Richiamato in relazione al principio della capacità contributiva: la Corte considera che la possibilità di rettificare la dichiarazione incide sul corretto determinarsi della capacità contributiva e quindi sulla legittimità della pretesa tributaria
Costituzione
Richiamato per il principio di correttezza e imparzialità dell'azione amministrativa; la Corte valuta che l'Amministrazione non possa ottenere un risultato che precluda la verifica giudiziale degli errori della dichiarazione
d.P.R. 600/1973
La norma disciplina la comunicazione di irregolarità (avviso bonario). La Corte stabilisce che l'invio di tale comunicazione e la mancata risposta non impediscono al contribuente, in sede contenziosa, di far valere errori della dichiarazione e di opporsi alla pretesa fiscale
d.P.R. 600/1973
Norme generali sul controllo delle dichiarazioni richiamate in relazione alla fase di accertamento; la Corte ne considera l'ambito senza ritenere che esauriscano la tutela giudiziale del contribuente
d.P.R. 322/1998
Richiamato in relazione agli obblighi dichiarativi; la Corte lo considera nel quadro delle possibilità di rettifica e di contestazione giudiziale
legge 212/2000 (Statuto del contribuente)
Richiamato in tema di azione amministrativa e diritti del contribuente; la Corte sottolinea la necessità che i diritti difensivi del contribuente restino efficaci anche in sede giudiziale
d.lgs. 546/1992
Norme procedurali del contenzioso tributario; la Corte rileva che le questioni procedurali non escludono il potere del giudice di esaminare errori della dichiarazione dedotti in sede di impugnazione
codice di procedura civile
Richiamato nel contesto dei principi processuali richiamati dalle parti; usato per contestare limiti procedurali che la CTR aveva invocato
codice civile
Norma sulla prova; la Corte segnala che l'onere della prova resta rilevante ma non impedisce al contribuente di far valere fatti nuovi o rettifiche in giudizio
codice civile
Norme sulla prova per scritture e documenti; menzionate in relazione all'accertamento delle responsabilità della dipendente infedele
Massime di principio
- La presentazione della comunicazione di irregolarità (avviso bonario) e la mancata risposta del contribuente non precludono in sede giudiziale la possibilità di contestare la pretesa tributaria e di dedurre errori nella dichiarazione fiscale.
- Il contribuente può, anche in sede di giudizio, far valere rettifiche e vizi della dichiarazione (compresa la produzione di una dichiarazione integrativa), fermo restando che il giudice valuterà la tempestività, la rilevanza e la prova degli errori denunciati.
- Le eccezioni e i motivi nuovi rilevanti per il merito possono essere esaminati dal giudice anche se non svolti in primo grado, purché attinenti alla stessa pretesa e utili alla decisione; l'eventuale ammissibilità dipende però dall'istruttoria e dalla prova.
- Un ricorso proposto da un amministratore in proprio è inammissibile se l'oggetto del contendere riguarda esclusivamente la società: lo standing processuale deve essere personale e diretto.
- Se il contribuente asserisce che l'errore è imputabile a una dipendente infedele, tale circostanza può essere rilevante e deve essere adeguatamente provata; decisioni o accertamenti in altre cause possono essere utili ma non automaticamente decisivi.
- In caso di annullamento da parte della Cassazione per errata interpretazione giuridica della CTR, la causa viene rinviata per nuovo esame nel merito (e per la decisione sulle spese), con possibile valutazione integrativa degli elementi probatori e delle tempestività delle rettifiche.
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