Cassazione Civile, Sentenza n. 25190/2025 del 15/09/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente chiedeva che fossero dichiarati inefficaci i contratti di collaborazione a progetto e che fosse riconosciuto un unico rapporto di lavoro subordinato per il periodo dal 17/10/2011 al 31/01/2015. Il motivo principale prospettava che, in particolare dopo le modifiche normative del 2012, la Corte d'appello aveva erroneamente ritenuto che per le attività di call center outbound non fosse più necessaria la specificazione del progetto e del risultato, esonerando i contratti da requisiti formali e sostanziali richiesti per il lavoro a progetto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi di ricorso (in gran parte riconducibili a valutazioni di merito già compiute dal giudice di merito), ha invece accolto il terzo motivo relativo all'erronea interpretazione della novella normativa del 2012. Il Collegio ha affermato che la modifica del 2012 delega alla contrattazione collettiva la determinazione della base del corrispettivo per le attività di vendita diretta tramite call center outbound, ma non costituisce deroga alla necessità di un progetto specifico e del collegamento funzionale a un risultato finale. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata cassata in relazione alle censure ritenute fondate e la causa rimessa al giudice di rinvio per nuovo esame conforme ai principi indicati; gli altri motivi sono stati assorbiti.
Norme richiamate
art. 61 d.lgs. n. 276/2003
La Corte rileva che, pur dopo la modifica normativa del 2012, l'art. 61 richiede la specificità del progetto e il collegamento funzionale a un risultato finale per il contratto a progetto; la modifica ha delegato alcuni aspetti retributivi alla contrattazione collettiva ma non ha eliminato i requisiti del progetto
art. 24-bis, comma 7, d.l. n. 83/2012, conv. con l. n. 134/2012 (modifiche ad art. 61)
La Corte interpreta la novella come delega alla contrattazione collettiva per individuare la base del corrispettivo per le vendite tramite call center outbound, senza derogare all'obbligo della specificità del progetto e del risultato
legge n. 92/2012
Richiamata come parte del quadro normativo che ha inciso sulla disciplina del lavoro a progetto, rilevando modifiche poi interpretate insieme al d.l. 83/2012
art. 62 d.lgs. n. 276/2003
Norma collegata alla disciplina dei contratti di collaborazione a progetto; la sentenza ne considera l'ambito insieme all'art. 61 nel valutare requisiti del progetto
art. 2094 c.c.
Riferimento alla nozione di lavoro subordinato; la Corte richiama che l'accertamento della subordinazione è questione di fatto rimessa al giudice di merito salvo vizio di diritto
art. 2697 c.c.
Richiamato con riferimento all'onere della prova: le contestazioni sulla possibilità di lavoro a domicilio e altri elementi organizzativi sono fatti che il giudice di merito deve valutare
art. 2729 c.c.
Citando il principio secondo cui per fondare presunzioni occorrono indizi gravi, precisi e concordanti; la Corte richiama il corretto standard probatorio in tema di subordinazione
art. 360 c.p.c. (n. 3 e n. 5)
Norme procedurali invocate per i motivi di cassazione: n.3 per vizio di diritto (violazione o falsa applicazione di legge), n.5 per omesso esame di fatto decisivo
artt. 115, 116 c.p.c., 118 disp. att. c.p.c., art. 132 comma 4 c.p.c.
Richiamate in via di censura per presunte omissioni nella valutazione delle prove documentali e testimoniali dal giudice di merito
l. 1/12/1973 n. 877 art.1 comma 1 e l. 22/5/2017 n.81 artt. 18 e ss.
Citate da ricorrente in relazione a questioni sul lavoro a distanza e strumenti informatici; la Corte osserva che tali aspetti attengono alla valutazione di fatto
Massime di principio
- La modifica del 2012 (d.l. 83/2012 conv. l.134/2012) che riguarda i call center outbound delega alla contrattazione collettiva la determinazione della base del corrispettivo, ma non elimina l'obbligo di specificità del progetto e il collegamento funzionale a un risultato finale quando si utilizzi il contratto di lavoro a progetto
- Le questioni relative alla sussistenza del rapporto di lavoro subordinato (controlli, orario, luogo di lavoro, obblighi di giustificazione delle assenze, esecuzione di attività organizzative) sono accertamenti di fatto riservati al giudice di merito e non sono sindacabili in cassazione se la censura mira sostanzialmente a una rivalutazione probatoria
- Un vizio formale nel riconoscimento dei requisiti del progetto, se correttamente individuato come di diritto (es. errata interpretazione della normativa post-2012), può determinare la cassazione della sentenza e il rinvio al giudice di merito per nuovo esame
- L'onere della prova resta disciplinato dall'art. 2697 c.c.; per basare accertamenti sulla subordinazione su presunzioni è necessario far ricorso a indizi gravi, precisi e concordanti (art. 2729 c.c.)
- Nelle controversie su contratti a progetto dopo le riforme del 2012, è necessario distinguere tra aspetti normativi interpretativi (esaminabili in sede di legittimità) e valutazioni di fatto e di merito che richiedono la riassunzione dell'istruttoria davanti al giudice di rinvio
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