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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 21293/2025 del 25/07/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato il rigetto della sua domanda relativa alla veduta esercitata dal lastrico solare del suo fabbricato, sostenendo che i vicini avevano edificato in violazione di una veduta acquisita per usucapione. La questione centrale riguardava se il lastrico fosse munito di opere visibili e permanenti (parapetto/solidi ripari) idonee a configurare la servitù di veduta e se la Corte d'appello avesse fornito adeguata motivazione nell'accertamento di tali elementi, alla luce delle risultanze della consulenza tecnica e delle deposizioni testimoniali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i primi due motivi di ricorso ritenendo sussistente un vizio di motivazione apparente nella sentenza di merito: la Corte d'appello non ha sufficientemente descritto e valutato le caratteristiche dell'apertura e delle opere (parapetto/ripari) che devono essere prese in considerazione per la configurazione della veduta, limitandosi a richiamare genericamente la c.t.u. e le deposizioni senza enunciare il percorso logico-fattuale. La Cassazione ha ricordato il principio secondo cui la servitù di veduta presuppone il possesso delle opere necessarie al suo esercizio, indipendentemente dall'uso concreto della veduta. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata cassata nei soli motivi accolti e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Potenza in diversa composizione anche per le spese; gli altri motivi sono stati dichiarati assorbiti.

Norme richiamate

  • art. 900 c.c.

    Definisce la veduta e i presupposti per la sua configurazione; la Corte richiama la necessità che inspectio e prospectio siano esercitabili con comodità e sicurezza

  • art. 905 c.c.

    Regola le distanze tra costruzioni in relazione alle vedute; richiamata in connessione con l'art. 900 c.c. per l'applicazione delle regole sulle distanze

  • art. 907 c.c.

    Prevede limiti e modalità delle vedute; utilizzato unitamente agli artt. 900 e 905 per valutare l'esistenza della servitù

  • art. 1061 c.c.

    Norma generale sulle servitù coattive e relative modalità di costituzione e tutela; richiamata per il quadro generale delle servitù

  • art. 132, comma 1, n. 4 c.p.c.

    Fa riferimento al vizio di motivazione apparente che determina nullità della sentenza quando il ragionamento del giudice non rende percepibile il fondamento della decisione

Massime di principio

  • Per configurare una veduta ai sensi dell'art. 900 c.c. non è sufficiente la mera possibilità visiva: occorre che inspectio e prospectio siano esercitabili con comodità e sicurezza, normalmente tramite opere strutturali (es. parapetto o ringhiera solide) che consentano di sporgersi senza pericolo
  • Il possesso della servitù di veduta può fondarsi sulla presenza di opere permanenti e destinate all'esercizio della veduta; non è necessario che il titolare dimostri l'uso concreto e continuativo della veduta per attribuirne il possesso
  • Il giudice di merito ha un ampio apprezzamento sulla valutazione delle caratteristiche strutturali e funzionali delle opere, ma tale valutazione deve essere espressa con motivazione specifica e riferimenti concreti alle risultanze (CTU, prove testimoniali, rilievi planimetrici); la mancanza di tale motivazione integra vizio ai sensi dell'art. 132 c.p.c.
  • In caso di contrasto tra consulenza tecnica e valutazione del giudice, la Corte d'appello deve indicare chiaramente i punti della CTU condivisi o criticati e spiegare il percorso logico che ha portato alla soluzione scelta
  • Se la sentenza è annullata per vizi di motivazione la causa viene rinviata al giudice di merito per nuovo esame, il che può comportare rinnovazione di valutazioni tecniche e la riformulazione del dispositivo, oltre a nuovo regolamento delle spese

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