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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17932/2025 del 13/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Lo Pinto ha impugnato il rigetto, disposto dal Tribunale di sorveglianza, delle misure alternative richieste: affidamento in prova al servizio sociale e detenzione domiciliare, in relazione alla pena residua per detenzione e trasporto continuato di stupefacenti. Il Tribunale aveva motivato il rigetto richiamando il principio di gradualità nell'accesso ai benefici penitenziari e ritenendo necessario un ulteriore periodo di espiazione intramuraria. Il ricorrente ha evidenziato precedenti limitati e risalenti, la partecipazione a programma trattamentale, la disponibilità all'accoglienza da parte del Comune e di familiari con domicili ritenuti idonei dagli accertamenti di polizia giudiziaria, nonché la relazione positiva dell'istituto penitenziario. In cassazione si è rilevata contraddittorietà o insufficienza motivazionale con particolare riferimento al diniego della detenzione domiciliare.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al rigetto della detenzione domiciliare: ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente a quel punto e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Palermo per un nuovo esame, secondo i principi esposti. Il resto del ricorso è stato rigettato: il giudizio di non concedere l'affidamento in prova al servizio sociale è stato ritenuto congruamente motivato e dunque confermato.

Norme richiamate

  • ordinamento penitenziario, art. 47, comma 3-bis

    art. 47, comma 3-bis Ord. pen.

    Citato in relazione ai criteri per l'accesso ai benefici penitenziari e al ruolo delle valutazioni prognostiche e trattamentali: la norma viene intesa come riferimento per la necessità di considerare i risultati del trattamento individualizzato.

  • ordinamento penitenziario, art. 47-ter, comma 1-bis

    art. 47-ter, comma 1-bis Ord. pen.

    Rilevato con riferimento alle misure alternative detentive (detenzione domiciliare) e ai requisiti di meritevolezza e prognosi favorevole; la Corte richiama che la detenzione domiciliare richiede una prognosi positiva ma non la completa emenda.

  • principio giurisprudenziale sulla motivazione prognostica

    sentenze di legittimità richiamate nel testo (es. Sez. 1, n. 775/2013 Angilletta; Sez. 1, n. 31420/2015 Incarbone)

    La giurisprudenza impone che il giudice fondi la decisione su un esame scientifico della personalità e sul trattamento individualizzato, con motivazione che consideri tutti gli elementi di legge e le relazioni trattamentali; la mancata adeguata valutazione giustifica l'annullamento del diniego.

Massime di principio

  • Il diniego di benefici penitenziari basato sul principio di gradualità è ammissibile ma va motivato rispetto agli elementi positivi emersi: non è sufficiente un richiamo generico alla gradualità.
  • Per la detenzione domiciliare è richiesta una prognosi favorevole e meritevolezza, ma non la completa emenda: è sufficiente l'avvio di un processo critico e trattamentale dimostrabile con relazioni.
  • Le relazioni dell'equipe trattamentale e la documentazione dell'istituto penitenziario hanno alto peso probatorio; se questi documenti indicano soluzioni esterne (accoglienza familiare, disponibilità di lavoro, volontariato) il diniego deve confrontarsi esplicitamente con tali elementi.
  • Precedenti penali remoti e limitati, o procedimenti pendenti non definitivamente sfavorevoli, non impediscono automaticamente la concessione della detenzione domiciliare, ma vanno valutati nel bilancio prognostico e motivati in modo puntuale.
  • Se il provvedimento di rigetto appare discrasamente discrezionale o non affronta punti specifici indicati dalle relazioni istruttorie, la cassazione può annullare limitatamente a quella parte e disporre il rinvio per un nuovo esame motivato.

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