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Sentenza

Sentenza n. 887/2026 - Catanzaro, Sezione 2

Giustizia amministrativa202401717

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: delibera consiliare di approvazione delle aliquote IMU 2022 e atti presupposti relativi alla determinazione dei valori delle aree edificabili

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

La controversia

I ricorrenti, dopo la riassunzione del giudizio a seguito della declaratoria di difetto di giurisdizione della Corte di Giustizia Tributaria di Catanzaro, contestavano le delibere comunali concernenti le aliquote IMU e i valori venali delle aree edificabili per l'anno 2022, nonché gli atti presupposti adottati negli anni precedenti. Deducevano, in particolare, l'erroneità e la genericità della determinazione dei valori e delle aliquote, la mancata applicazione dei criteri previsti dall'art. 5, comma 5, del d.lgs. 504/1992, l'omessa considerazione dell'approvazione del nuovo PSC e del REU e delle relative misure di salvaguardia, nonché la necessità di tenere conto del mutamento di destinazione urbanistica da agricola a edificabile, dell'assenza di urbanizzazioni e di servizi primari e dell'incidenza degli oneri di urbanizzazione. In corso di causa, con memoria dell'11 marzo 2026, i ricorrenti hanno dichiarato il venir meno dell'interesse alla decisione di merito.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., prendendo atto dell'espressa dichiarazione dei ricorrenti e senza esaminare nel merito le censure rivolte alle delibere comunali. Il Collegio ha ritenuto che, in assenza di repliche o diverse richieste della parte resistente, il principio dispositivo in senso ampio attribuisca alla parte ricorrente la disponibilità dell'azione sino alla trattenuta della causa in decisione; il giudice deve quindi conformarsi alla dichiarazione di non interesse e non può decidere d'ufficio il merito né sostituirsi alla valutazione dell'interesse ad agire. Le spese sono state compensate, in ragione dell'accordo intervenuto tra le parti e della mancata costituzione del Comune.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    La dichiarazione della parte ricorrente di sopravvenuta carenza di interesse comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nel provvedimento; il testo non esplicita una specifica interpretazione della disposizione.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 504/1992

    Richiamato dai ricorrenti quale parametro per la determinazione del valore venale delle aree edificabili ai fini IMU; la questione non è stata esaminata nel merito.

Massime di principio

  • Quando la parte ricorrente dichiara espressamente, prima che la causa sia trattenuta in decisione, di non avere più interesse alla definizione del giudizio, il giudice amministrativo deve dichiarare l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, senza decidere il merito d'ufficio né sostituirsi alla valutazione della parte sull'interesse ad agire.
  • Nel processo amministrativo, il principio dispositivo in senso ampio consente al ricorrente di disporre dell'azione fino al momento della decisione; in assenza di repliche o di diverse richieste della controparte, la dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse vincola la pronuncia del giudice quanto all'improcedibilità.
  • La mancata costituzione dell'amministrazione resistente e l'accordo intervenuto tra le parti possono giustificare la compensazione delle spese di giudizio.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàRegolamenti e atti amministrativi generali
RamiProcesso amministrativoEnti locali e organizzazione amministrativa
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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