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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 23332/2024 del 29/08/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Giannatempo ha chiesto il risarcimento per danni all'uliveto causati da un incendio del luglio 2010, asseritamente sviluppatosi da sterpaglie cresciute sulle sponde di un canale di proprietà/gestione del Consorzio. Il ricorrente ha proposto domanda davanti al Giudice di pace deducendo responsabilità ai sensi della responsabilità per cosa in custodia (art. 2051 c.c. implicita) e/o per fatto colposo per omissione di manutenzione. Il Consorzio ha eccepito l'incompetenza del giudice adito in favore del Tribunale Regionale delle Acque, deducendo inoltre che il corso d'acqua fosse un rivo naturale di demanio statale.

La decisione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato la competenza del Tribunale Regionale delle Acque (presso la Corte d'appello di Napoli) a conoscere delle domande risarcitorie dirette contro il proprietario o gestore di un'opera idraulica quando l'opera abbia svolto il ruolo di causa o concausa dell'evento dannoso. La Corte ha chiarito che l'art. 140, lettera (e), r.d. 1775/33 deve essere interpretato in senso ampio, ricomprendendo i danni da difettosa progettazione, esecuzione, manutenzione, vigilanza e anche le responsabilità oggettive ex art. 2051 e 2053 c.c. Ha dunque ritenuto insostenibile l'orientamento restrittivo che distingue tra omissioni 'non connesse' e scelte gestionali, adottando il criterio causale condizionalistico per valutare il nesso tra opera idraulica e danno. Per tali ragioni la Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale delle Acque; ha compensato integralmente le spese del regolamento di competenza.

Norme richiamate

  • r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, art. 140, lettera (e)

    Attribuisce al Tribunale Regionale delle Acque le controversie per risarcimenti di danni dipendenti da qualunque opera eseguita dalla pubblica amministrazione; interpretata in senso ampio: competenza quando l'opera idraulica sia causa o concausa del danno, comprendendo progettazione, esecuzione, manutenzione, vigilanza e responsabilità oggettiva.

  • codice civile, art. 2051

    Responsabilità per cose in custodia: la Corte riconosce che i danni imputabili al custode dell'opera idraulica rientrano nella competenza del Tribunale delle Acque quando l'opera sia causa o concausa del danno.

  • codice civile, art. 2053

    Norma relativa alla responsabilità per danno cagionato da edificio o opera: ricompresa dalla giurisprudenza della Corte nella nozione di danno riconducibile all'opera idraulica e quindi nella competenza specialistica.

  • codice di procedura civile, art. 380-ter e art. 378

    art. 380-ter c.p.c.; art. 378 c.p.c.

    Richiamati per le procedure processuali sul regolamento necessario di competenza e per l'ammissione di memorie nel procedimento di Cassazione.

  • d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    Riferimento procedurale relativo ai presupposti per il versamento di somme a carico del ricorrente in Cassazione; citato in motivazione sul dispositivo.

  • giurisprudenza citata (Sez. Un., sent. n. 1066/2006 e altre)

    Cass. S.U. 1066/06; Sez. Un. n. 576/08; sezioni e sentenze successive

    Richiamate come precedenti che hanno trattato il riparto di competenza tra giudice ordinario e Tribunale delle Acque; le Sezioni Unite precedenti avevano tracciato criteri che la Corte ha ora chiarito e ampliato, adottando il criterio causale condizionalistico per il nesso tra opera e danno.

  • legislazione storica e richiamo normativo

    d. lgt. 20.11.1916 n. 1664; r.d.l. 9.10.1919 n. 2161

    Usate per ricostruire la storia normativa e l'intento del legislatore di assegnare ampia competenza ai Tribunali delle Acque; la soppressione del termine 'connesso' nel 1919 indica volontà di ampia attribuzione di giurisdizione specialistica.

Massime di principio

  • Per stabilire la competenza bisogna verificare il nesso di causalità materiale (criterio condizionalistico) tra l'opera idraulica e il danno: se l'opera ha svolto ruolo di causa o concausa, la competenza è del Tribunale Regionale delle Acque.
  • I danni derivanti da difettosa progettazione, esecuzione, manutenzione o vigilanza dell'opera idraulica rientrano nella competenza del Tribunale delle Acque, indipendentemente dal fatto che la condotta della P.A. sia commissiva o omissiva.
  • Non è decisivo il quadro teorico invocato dall'attore (responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. o responsabilità per colpa): la competenza specialistica si fonda sul rapporto di causa tra opera e danno, non sulla norma di attribuzione della responsabilità.
  • Non bisogna affidarsi a distinzioni sottili tra 'causa' e 'occasione' o alla qualificazione come 'non connesso alla gestione delle acque': tali distinzioni generano incertezza applicativa e non sono conformi all'interpretazione sistematica della norma.
  • In fase di lite è prudente formulare in via concorrente o alternativa le tesi sostantive e, se possibile, prepararsi a che la controversia venga trasferita al Tribunale delle Acque; in caso di dubbio, attendersi che la giurisprudenza preferisca l'interpretazione estensiva della competenza specialistica.
  • Per i privati danneggiati, il criterio pratico è: se il danno trova causa nella struttura, nel regime o nella gestione di un'opera idraulica (anche per omissione di manutenzione), la causa andrà trattata davanti al giudice specializzato.

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