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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26587/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la mancata revoca della confisca per equivalente operata su una quota del 50% di un immobile costituito in fondo patrimoniale. Sosteneva che i beni del fondo patrimoniale sono impignorabili per legge, che il debito tributario contestato riguardava la sua attività lavorativa e che il conferimento nel fondo era avvenuto in un periodo non sospetto, quindi non fraudolento. Il giudice ha ritenuto infondata tale censura richiamando la giurisprudenza secondo cui il vincolo di destinazione del fondo patrimoniale non sottrae la disponibilità dei beni al proprietario, non trasferisce la proprietà né costituisce diritti reali pienamente esclusivi a favore del beneficiario, e che in materia di reati tributari la confisca (anche per equivalente) può colpire beni inclusi nel fondo patrimoniale quando i beni societari sono insufficienti rispetto al debito, fondando la prevalenza della finalità pubblicistica della confisca sulla non pignorabilità civile

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha confermato il rigetto della richiesta di revoca della confisca per equivalente disposta dal Tribunale di Asti sulla quota del 50% dell'immobile costituito in fondo patrimoniale. La Corte ha richiamato precedenti decisioni di legittimità (tra cui Sez. 3, n. 23621/2020; Sentenza n. 557/2022; Sez. 3, n. 40323/2024) e ha affermato che, pur sussistendo il vincolo di destinazione nel fondo patrimoniale, ciò non impedisce l'applicazione del sequestro e della confisca penale per equivalente. Il ricorrente è inoltre stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 12-bis

    L'art. 12-bis è richiamato quale norma che consente la confisca diretta nei reati tributari; la Corte ha ritenuto applicabile la confisca diretta anche a beni compresi nel fondo patrimoniale, in quanto la finalità pubblicistica della confisca prevale sul vincolo di destinazione

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 55

    L'art. 55 è citato in relazione al principio di prevalenza del sequestro penale rispetto al pignoramento civile; la Corte ha ritenuto legittima tale prevalenza per ragioni di interesse pubblicistico e in presenza di strumenti di tutela del terzo di buona fede

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 104-bis

    La disposizione è richiamata nel contesto della prevalenza del sequestro penale sul pignoramento civile; la Corte conferma che la scelta legislativa che privilegia il sequestro/confsica penale è ragionevole e compatibile con i principi costituzionali citati

  • Costituzione, artt. 3, 25, 27, 41, 42

    Citati in relazione a una questione di legittimità costituzionale già ritenuta manifestamente infondata: la Corte ha ritenuto che la prevalenza del sequestro/confisca penale rispetto a rimedi civili non contrasti con tali principi costituzionali, anche perché esistono tutele per terzi di buona fede

Massime di principio

  • Il vincolo di destinazione del fondo patrimoniale non trasferisce la proprietà né costituisce un diritto reale che preclude automaticamente misure penali come la confisca per equivalente
  • In reati tributari, quando i beni societari sono insufficienti per soddisfare il debito, la confisca per equivalente può colpire anche beni conferiti nel fondo patrimoniale dell'amministratore
  • La confisca penale (diretta o per equivalente) prevale sul pignoramento civile in ragione degli interessi pubblicistici che tutela; la non pignorabilità civile non equivale a inconfiscabilità penale
  • Eventuali tutele sono riconosciute ai terzi di buona fede, ma la presenza del fondo patrimoniale non garantisce automaticamente esenzione dalla confisca se sussistono ragioni per la misura penale
  • Per contestare efficacemente una confisca su beni del fondo patrimoniale è necessario dimostrare elementi specifici quali pienezza della titolarità di terzi di buona fede o l'inesistenza del collegamento tra il bene e la responsabilità del condannato, non solo l'esistenza del vincolo di destinazione

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