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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 18136/2020 del 31/08/2020

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del licenziamento intimato il 5 agosto 2016 per giusta causa per avere spostato una macchina fresatrice danneggiando il pavimento e per aver abbandonato il servizio senza giustificazione. Il ricorrente ha contestato la legittimità del recesso per violazione del termine di 5 giorni tra contestazione e licenziamento previsto dall'art. 7 Stat. Lav., denunciando altresì natura ritorsiva del licenziamento e vizi nella valutazione e ammissione delle prove (testimonianze e registrazioni telefoniche). In primo grado il Tribunale ha rigettato la domanda; la Corte d'appello ha ritenuto sussistente la giusta causa ma ha accertato la violazione del termine a difesa (contestazione consegnata il 1/8, licenziamento il 5/8) e ha riconosciuto al lavoratore un'indennità risarcitoria minima pari a sei mensilità ai sensi dell'art. 18, comma 6.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale del Lekbir e dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della resistente. La Corte ha confermato i principi applicati dalla Corte d'appello: valida la valutazione in fatto che ha trovato la sussistenza della giusta causa; illegittima, seppure di modesta entità, la violazione del termine di 5 giorni tra contestazione e recesso, con conseguente applicazione della tutela indennitaria minima (sei mensilità) ex art. 18, comma 6. Sono stati respinti i rilievi sul presunto vizio di motivazione e sulla mancata ammissione o valutazione di prove per inammissibilità o per essere meri motivi di dissenso sulla valutazione della prova. Compensate le spese del giudizio di legittimità; rilevato l'obbligo di eventuale versamento dell'ulteriore contributo unificato previsto dal DPR 115/2002, art. 13, comma 1 quater.

Norme richiamate

  • Legge n. 92/2012 (art. 1, co. 48 e ss.) - rito Fornero

    Richiamata in relazione alla disciplina del rito e alla procedura di impugnazione applicabile al giudizio instaurato

  • Statuto dei Lavoratori - L. 300/1970, art. 7

    Garantisce il diritto del lavoratore ad essere preventivamente contestato; va rispettato il termine minimo tra contestazione e sanzione espulsiva (cinque giorni) per assicurare l'effettivo esercizio del diritto di difesa; la sua violazione rileva come vizio procedurale

  • Statuto dei Lavoratori - L. 300/1970, art. 18

    Stabilisce le tutele conseguenti al licenziamento illegittimo. In particolare il comma 6 prevede una tutela 'indennitaria debole' per le violazioni procedurali, consentendo la liquidazione di un'indennità nella misura minima quando la violazione della forma non è di grave entità

  • Codice civile, artt. 1175 e 1375

    Richiamati in relazione al principio della buona fede contrattuale invocato dal ricorrente; la Corte non ha ritenuto che la violazione procedurale integrasse una violazione della buona fede che giustificasse tutela più ampia

  • Codice di procedura civile, art. 360 c.p.c.

    Norme richiamate per le censure di cassazione: vizio di motivazione, erroneous in procedendo, omesso esame di fatto decisivo. La Corte ha ritenuto i motivi in gran parte infondati o inammissibili

  • Codice di procedura civile, art. 366 c.p.c.

    Imposta l'onere per il ricorrente di indicare e localizzare specificamente gli atti e le parti trascritte; la mancata localizzazione ha reso inammissibili molte doglianze sulla prova documentale/testimoniale

  • Codice di procedura civile, art. 378 c.p.c.

    Richiamato in relazione al deposito di memorie aggiuntive nel giudizio di appello; presente nei rilievi procedurali

  • DPR 115/2002, art. 13, comma 1 quater

    Norma sul contributo unificato: la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per l'eventuale ulteriore versamento a carico delle parti, se dovuto

Massime di principio

  • Se il datore di lavoro viola il termine minimo previsto dall'art. 7 Stat. Lav. tra contestazione e licenziamento, la violazione è procedurale e tipicamente dà diritto a una tutela indennitaria 'debole' ai sensi dell'art. 18, comma 6; la misura può essere la più bassa quando la violazione è di modesta entità e la giusta causa è accertata
  • Per far valere la nullità del licenziamento per motivi ritorsivi il lavoratore deve dimostrare che il motivo illecito è l'unica ed esclusiva causa del recesso; non basta provare un movente ritorsivo se risulta accertata una giusta causa oggettiva e concreta
  • In sede di Cassazione le critiche alla valutazione di merito sulla prova testimoniale sono spesso inammissibili se consistono nel mero dissenso: occorre dedurre un vizio di diritto o l'omesso esame di fatto decisivo, corredando il ricorso della puntuale trascrizione e localizzazione degli atti ai sensi dell'art. 366 c.p.c.
  • La mancata ammissione o valutazione di mezzi di prova può essere censurata in Cassazione solo se emergono profili di violazione di norme processuali o omesso esame di fatto decisivo e se il ricorrente ha assolto all'onere di localizzazione e trascrizione degli atti rilevanti
  • Piccole compressioni del termine difensivo (anche di pochi giorni) possono essere valutate dai giudici come non idonee a compromettere in modo rilevante il diritto di difesa, con conseguente limitazione della tutela risarcitoria; la valutazione è comunque soggetta al sindacato del giudice di merito salvo palese errore giuridico

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