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Sentenza

Sentenza n. 9040/2026 - Roma, Sezione 3Q

per l'annullamento previa adozione delle misure cautelari ritenute più idonee, -resistente- del diritto della minore -OMISSIS-a ricevere dalla Azienda Sanitaria Locale Roma 3, in via diretta o in via indiretta, ovvero sostenendo le spese relative alle ore di terapia ricevute da terzi, la terapia cognitivo comportamentale secondo metodo A.B.A, nella misura di almeno 12 ore settimanali, la logopedia a cadenza settimanale e il parent training, come da prescrizione del Policlinico Gemelli (doc. 9), o nella misura maggiore o minore che sarà ritenuta di giustizia; per l’accertamento dell'illegittimità della condotta omissiva tenuta dall'amministrazione sanitaria e la conseguente violazione dell'obbligo da parte della stessa di provvedere all'erogazione delle terapie prescritte alla minore; e per la condanna della A.S.L. Roma 3 ad erogare alla minore -OMISSIS-la terapia cognitivo comportamentale con metodo A.B.A, nella misura di almeno 12 ore settimanali, la logopedia a cadenza settimanale e il parent training, come da prescrizione del Policlinico Gemelli (doc. 9), o nella misura maggiore o minore che sarà ritenuta di giustizia, in via diretta ovvero in via indiretta, sostenendo le spese relative alle ore di intervento ricevute da terzi.

Giustizia amministrativa202602005

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. III QuaterSentenzaAzione di accertamento

Atto impugnato: condotta omissiva dell'Azienda Sanitaria Locale Roma 3 rispetto all'erogazione del piano terapeutico prescritto alla minore

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (azienda sanitaria)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno chiesto l'accertamento dell'illegittimità della condotta omissiva dell'amministrazione sanitaria e la condanna dell'Azienda Sanitaria Locale Roma 3 a erogare, direttamente o mediante rimborso delle prestazioni effettuate da terzi, la terapia cognitivo-comportamentale secondo il metodo A.B.A. per almeno 12 ore settimanali, la logopedia con cadenza settimanale e il parent training, secondo la prescrizione del Policlinico Gemelli. Nel corso del giudizio, l'amministrazione ha proposto un piano terapeutico in favore della minore, accettato dai ricorrenti, i quali hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere e chiesto la liquidazione delle spese.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a. Ha escluso la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., poiché il piano terapeutico accettato dai ricorrenti non corrispondeva pienamente a quello richiesto con la domanda introduttiva. Tuttavia, l'accettazione del piano ha reso inutile la prosecuzione del giudizio, determinando il venir meno dell'interesse alla decisione. Le spese sono state poste a carico dell'amministrazione, poiché è risultato documentato che essa aveva provveduto soltanto nelle more del giudizio alla realizzazione del piano terapeutico, con liquidazione di euro 1.500,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere presuppone la piena realizzazione dell'interesse sostanziale perseguito con il ricorso; nel caso concreto non ricorreva perché il piano terapeutico accettato non coincideva integralmente con quello richiesto.

  • art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.

    Il ricorso è improcedibile quando sopravviene la carenza di interesse alla decisione; l'accettazione del piano terapeutico, pur non integralmente corrispondente alla domanda originaria, ha reso inutile la prosecuzione del giudizio.

  • art. 84, comma 4, c.p.a.

    il giudice può desumere dall'intervento di fatti o atti univoci dopo la proposizione del ricorso ed altresì dal comportamento delle parti argomenti di prova della sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione della causa

    L'accettazione del piano terapeutico da parte dei ricorrenti costituisce comportamento univoco dal quale desumere la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione.

  • art. 52, commi 1, 2 e 5, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto, insieme alla normativa europea sulla protezione dei dati personali, per disporre l'oscuramento dei dati identificativi della minore e dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela.

  • art. 6, paragrafo 1, lettera f), Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato quale ulteriore presupposto per l'oscuramento dei dati personali nella riproduzione e diffusione del provvedimento.

Massime di principio

  • La cessazione della materia del contendere richiede la piena realizzazione dell'interesse sostanziale perseguito con il ricorso, mediante attribuzione del bene della vita richiesto.
  • La sopravvenuta carenza di interesse ricorre quando, anche senza la piena coincidenza tra quanto domandato e quanto ottenuto, fatti o comportamenti successivi rendono inutile la prosecuzione del giudizio per il venir meno dell'utilità concreta della decisione.
  • L'accettazione da parte del ricorrente di un assetto amministrativo sopravvenuto può costituire comportamento univoco idoneo a dimostrare la sopravvenuta carenza di interesse, ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a.
  • La sopravvenienza dell'attività amministrativa nelle more del giudizio non impedisce la condanna dell'amministrazione alle spese quando il soddisfacimento dell'interesse del ricorrente sia intervenuto soltanto dopo la proposizione del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieAssistenza e prestazioni sanitarieEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiSanitàProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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