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Sentenza

Corte di giustizia, Ordinanza C-614/24

Order of the Court (Eighth Chamber) of 13 February 2025. — RS v European Investment Bank (EIB). — Appeal – Article 181 of the Rules of Procedure of the Court of Justice – Civil service – Staff member of the European Investment Bank (EIB) – Non-conversion of a fixed-term contract into a contract of indefinite duration – Legitimate expectations – Action for annulment and for damages. — Case C-614/24 P

Giurisprudenza europea62024CO0614

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di giustizia ha respinto con ordinanza l’appello di RS contro la sentenza del Tribunale che aveva confermato la decisione della BEI di non trasformare il suo contratto a termine in contratto a tempo indeterminato. La Corte ha ritenuto che tutti i motivi fossero manifestamente irricevibili, perché in gran parte ripetitivi rispetto al primo grado, in parte nuovi e in ogni caso diretti a ottenere un nuovo esame del merito. Le spese sono state poste a carico dell’appellante.

Ricorso in impugnazione di un ex dipendente della BEI contro il rigetto dell’azione volta all’annullamento della mancata conversione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato e al risarcimento danni, dichiarato manifestamente irricevibile.

La questione giuridica

Se l’appello fosse ammissibile, alla luce dell’articolo 181 del regolamento di procedura della Corte, nonostante: (i) la riproposizione sostanzialmente identica dei motivi già dedotti dinanzi al Tribunale; (ii) la formulazione in appello di censure nuove, in particolare sull’articolo 6 del regolamento (UE) 2018/1725; (iii) richieste che implicavano una nuova valutazione dei fatti e delle prove da parte della Corte di giustizia.

Principio di diritto

L’impugnazione è manifestamente irricevibile quando non indica con precisione gli errori di diritto imputati alla sentenza impugnata, si limita in sostanza a riprodurre le censure già formulate in primo grado, introduce un motivo nuovo che altera l’oggetto della controversia, oppure chiede alla Corte una nuova valutazione dei fatti e delle prove senza dedurre un’alterazione manifesta degli elementi istruttori; in tali casi la Corte la respinge con ordinanza ai sensi dell’articolo 181 del regolamento di procedura.

Norme richiamate

  • Articolo 181 del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea
  • Articolo 170, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Articolo 256, paragrafo 1, TFUE
  • Articolo 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea
  • Articolo 168, paragrafo 1, lettera d), del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Articolo 137 del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Articolo 184, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Articolo 6 del regolamento (UE) 2018/1725

Mancata conversione del contratto di lavoro presso la BEI e appello dichiarato manifestamente irricevibile

La pronuncia riguarda un appello contro la sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 10 luglio 2024, RS/BEI, con cui era stata respinta l’azione di RS diretta all’annullamento della decisione della BEI del 20 dicembre 2021 di non convertire il suo contratto di lavoro a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, nonché al risarcimento del danno asseritamente subito e all’annullamento della lettera di conferma di tale decisione.

Contesto processuale e norma applicata

La Corte decide con ordinanza motivata ai sensi dell’articolo 181 del regolamento di procedura, disposizione che consente di respingere l’appello quando esso sia, in tutto o in parte, manifestamente irricevibile o manifestamente infondato. In base a tale meccanismo, la Corte si limita a verificare se i motivi di appello rispettino i requisiti minimi di ammissibilità e se pongano effettive questioni di diritto rientranti nella sua competenza in sede di impugnazione.

Primo motivo di appello: data protection, riservatezza e privacy

RS lamentava che il Tribunale avesse erroneamente respinto la parte del suo secondo motivo di primo grado relativa alla violazione dei diritti alla protezione dei dati, alla riservatezza e alla vita privata. Egli sosteneva che, nel procedimento che aveva condotto alla non conversione del contratto, la BEI si fosse fondata su accuse ritenute "void and malicious" nell’ambito della procedura Dignity at Work, trasmesse in modo indebito ai superiori.

La Corte rileva che il motivo d’appello si limita in sostanza a riprodurre gli argomenti già formulati dinanzi al Tribunale, senza individuare con precisione gli errori di diritto imputati alla sentenza impugnata. Inoltre, la nuova deduzione relativa all’articolo 6 del regolamento (UE) 2018/1725 è considerata inammissibile perché proposta per la prima volta in appello, alterando l’oggetto della controversia rispetto a quello esaminato in primo grado. In primo grado, peraltro, il Tribunale aveva già rilevato che il ricorrente non aveva precisato quali disposizioni del regolamento fossero state violate.

Secondo motivo di appello: motivazione, proporzionalità e valutazione delle prove

Con il secondo motivo RS contestava, in sostanza, i passaggi della sentenza relativi alla valutazione degli elementi di fatto che avevano portato il Tribunale a respingere le doglianze contro la decisione di non conversione. Egli sosteneva che né la BEI né il Tribunale avevano tenuto conto di tutti i fatti e le prove pertinenti, incluse le dichiarazioni delle altre due testimoni coinvolte e il fatto che alcune attività fossero svolte fuori dall’orario di lavoro. Ribadiva inoltre di aver soddisfatto tutte le condizioni previste dalla Note to Staff No 810 per la conversione del contratto.

La Corte ricorda che l’appello è limitato alle questioni di diritto e che l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove competono in via esclusiva al Tribunale, salvo ipotesi di alterazione manifesta degli elementi istruttori. Poiché RS si limita a riproporre argomentazioni del primo grado e chiede alla Corte una nuova valutazione del merito, senza dedurre una distorsione manifesta delle prove o dei fatti, il motivo è dichiarato manifestamente irricevibile.

Terzo motivo di appello: buona amministrazione e legittimo affidamento

Con il terzo motivo RS censurava il rigetto, da parte del Tribunale, delle doglianze fondate sulla violazione del principio di buona amministrazione e del legittimo affidamento. Anche in questo caso la Corte osserva che il ricorrente non individua alcun errore di diritto nella motivazione del Tribunale e si limita a riprodurre, in larga misura, le censure già svolte in primo grado.

Ne consegue che anche tale motivo non mira a una vera verifica di legittimità della sentenza impugnata, ma a ottenere un riesame delle questioni già decise, operazione estranea al sindacato della Corte in appello.

Esito e spese

Richiamando la proposta dell’Avvocata generale, la Corte respinge integralmente l’appello come manifestamente irricevibile. Quanto alle spese, applicando l’articolo 137 del regolamento di procedura, reso applicabile agli appelli dall’articolo 184, paragrafo 1, dello stesso regolamento, la Corte decide che RS debba sopportare le proprie spese, poiché l’ordinanza interviene prima della notificazione dell’appello alle altre parti e queste non hanno quindi sostenuto costi.

Principio desumibile dalla pronuncia

In sede di appello dinanzi alla Corte di giustizia, è necessario indicare con precisione i capi della sentenza impugnata contestati e i relativi errori di diritto; non è ammissibile un ricorso che si limiti a reiterare i motivi e gli argomenti del primo grado, a introdurre censure nuove che modificano l’oggetto della controversia o a sollecitare una nuova valutazione dei fatti e delle prove in assenza di una deduzione specifica di distorsione manifesta.

Come è indicizzato

Materiepubblico impiego dell'unione europeaprocedimento di impugnazionetutela dei dati personalidiritto alla riservatezza e alla privacyresponsabilità extracontrattuale e risarcimento danni

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