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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15508/2025 del 18/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello che, in sede di rinvio dalla Cassazione, aveva ritenuto comprovata la sua partecipazione qualificata ai sensi dell'art. 416-bis, comma 2, cod. pen., contestando in particolare la logica e la completezza della motivazione sull'attribuzione del ruolo apicale: si censurava l'uso delle intercettazioni (in particolare la riunione del 9 agosto 2012 e la conversazione del 23 gennaio 2013), la valutazione delle dichiarazioni di collaboratori, il rilievo di precedenti condanne anteriori (anche se riferite a periodi precedenti) e la mancata concessione delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi infondati. Ha dichiarato inammissibile la doglianza nuova proposta in udienza riguardante un presunto ne bis in idem; sul merito, ha ritenuto che la Corte d'appello abbia colmato le lacune motivazionali indicate nei precedenti annullamenti e abbia fornito un convincente e coerente esame del compendio probatorio (sentenze pregresse, intercettazioni, dichiarazioni dei collaboratori, riunione del 9/8/2012, conversazioni sul ruolo nel Villaggio Capopiccolo), motivando adeguatamente anche il diniego delle attenuanti generiche in ragione della personalità e delle precedenti condanne. Conseguentemente la condanna (12 anni e 6 mesi di reclusione e 12.000 euro di multa) è stata mantenuta.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (comma secondo)

    La norma è stata interpretata estensivamente nel senso che "capo" non è solo il vertice assoluto ma anche chi svolge incarichi direttivi e risolutivi nell'ambito del gruppo; la Corte ha ritenuto che Riillo avesse funzioni direttive e di coordinamento nella locale di Isola di Capo Rizzuto (anche attraverso la gestione del Villaggio Capopiccolo).

  • art. 606 c.p.p.

    Articolo richiamato per i vizi dedotti in cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione); la Corte ha applicato il limite del sindacato di legittimità che richiede l'evidenza manifesta dell'illogicità della motivazione per accogliere il motivo.

  • art. 192 c.p.p.

    Richiamato nella doglianza relativa alla prova; la Corte ha ritenuto congrua la valutazione delle prove (intercettazioni, atti precedenti, dichiarazioni dei collaboratori) operata dal giudice di merito.

  • art. 627 c.p.p.

    Richiamato con riferimento al principio che la Cassazione aveva indicato per il giudice del rinvio (valutazione analitica e attenta delle evidenze): la Corte d'appello è stata ritenuta in linea con tali indicazioni e non avere fatto uso apodittico delle indicazioni di Cassazione.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle attenuanti generiche; la Corte d'appello ha motivato il diniego delle attenuanti sulla base della personalità del ricorrente e delle pregresse condanne, ritenendo sufficiente un elemento prevalente ai sensi dell'art. 133 c.p.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato per i parametri del giudizio sulle attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto prevalente la gravità della condotta e la personalità processuale del condannato per escludere le attenuanti.

  • art. 611, comma 1, c.p.p.

    Richiamato per il principio che il giudizio di legittimità può trattare solo i vizi dedotti nei motivi di ricorso e che nuove censure sollevate in udienza sono inammissibili.

Massime di principio

  • La designazione del ruolo di "capo" in reati associativi di tipo mafioso può fondarsi non solo su una struttura 'ndrina familiare ma anche su compiti direttivi e risolutivi dimostrati da atti concreti (es. gestione di risorse chiave, decisioni su assunzioni, risoluzione di conflitti).
  • Intercettazioni che documentano riunioni con esponenti apicali e conversazioni sulle strategie di gestione e assegnazione di risorse operative sono elementi probatori rilevanti per attribuire funzioni di vertice, purché la motivazione del giudice sia logica e collegata alle singole evidenze.
  • Precedenti sentenze che riconoscono ruoli organizzativi pregresse possono essere utili per ricostruire la continuità di ruolo, anche se riferite a periodi anteriori, se il giudice dimostra la persistenza o la ripresa di funzioni organizzative nel periodo contestato.
  • L'assoluzione di congiunti da una articolazione familiare dell'associazione non esclude automaticamente l'attribuzione del ruolo apicale al singolo: il giudice deve valutare la posizione personale e il potere decisionale effettivamente esercitato.
  • In sede di rinvio il giudice del merito ha ampia libertà di rivalutare il compendio probatorio e può pervenire a conclusioni diverse purché motivi le ragioni del diverso convincimento; la Cassazione sindaca solo l'assenza manifesta di logica o di motivazione.
  • Per ottenere l'annullamento in Cassazione per vizio di motivazione è necessario dimostrare una carenza manifesta ('ictu oculi') della motivazione; non è sufficiente proporre una diversa lettura plausibile delle prove.
  • Il diniego delle attenuanti generiche può essere motivato anche sulla base di un solo elemento prevalente (es. gravità della condotta o personalità del reo e pregresse condanne) ai sensi dell'art. 133 c.p.; è quindi difficile rioriporre tale decisione in cassazione salvo carenza manifesta della motivazione.

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