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Sentenza

Sentenza del 20/09/2016 n. 7127 - Comm. Trib. Prov. Milano

Imposta di Registro - Rettifica del valore venale - Presunzione di coincidenza con il prezzo dichiarato - Superamento della presunzione - Motivazione - Carenza - Nullità della rettifica - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L'Ufficio ha ritenuto che il valore venale dell'azienda fosse superiore al prezzo dichiarato dalle parti e ha proceduto alla rettifica dell'imposta di registro. Il contribuente ha contestato l'accertamento sostenendo che il prezzo effettivamente pattuito rappresentasse, in condizioni normali, il valore venale del bene e che l'Amministrazione non avesse indicato nell'atto impositivo presupposti di fatto e ragioni giuridiche sufficienti a superare la presunzione di coincidenza tra valore dichiarato e valore effettivo.

La decisione

La rettifica è stata ritenuta nulla per carenza di motivazione. L'Ufficio, infatti, aveva l'onere di dimostrare e spiegare concretamente perché il valore effettivo dell'azienda fosse diverso e superiore a quello dichiarato. In assenza di una motivazione fondata, capace di rappresentare nell'atto i presupposti e le ragioni del superamento del prezzo dichiarato, non è possibile disattendere la presunzione di coincidenza tra prezzo pattuito e valore venale.

Norme richiamate

  • Disciplina dell'imposta di registro sul valore venale degli immobili e delle aziende

    Il valore venale in comune commercio deve essere determinato considerando il valore effettivo del bene; il prezzo realmente pattuito tra le parti costituisce, in condizioni di normalità, un elemento centrale e normalmente coincidente con tale valore.

  • Obbligo di motivazione dell'atto impositivo

    L'Amministrazione deve indicare nell'avviso i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che giustificano la rettifica. Una motivazione insufficiente, che non spieghi concretamente perché il valore dichiarato debba essere superato, comporta la nullità dell'accertamento.

  • Onere della prova a carico dell'Ufficio accertatore

    Spetta all'Amministrazione dimostrare che il valore effettivo dell'azienda sia diverso e superiore a quello dichiarato, mediante elementi concreti e una motivazione adeguatamente esposta nell'atto.

Massime di principio

  • In caso di rettifica del valore dichiarato in un atto di cessione d'azienda, il prezzo effettivamente pattuito non può essere ignorato senza una motivazione specifica e supportata da elementi concreti.
  • L'Ufficio non può limitarsi ad affermare che il valore venale sia superiore a quello dichiarato: deve indicare i dati, i criteri e le ragioni che giustificano la maggiore valutazione.
  • La motivazione deve essere contenuta nell'atto impositivo e non può essere integrata successivamente in giudizio con argomentazioni nuove o generiche.
  • Se l'Amministrazione non dimostra adeguatamente il maggior valore e non spiega il superamento della coincidenza tra prezzo dichiarato e valore venale, la rettifica può essere dichiarata nulla.
  • Il contribuente che contesta la rettifica dovrebbe verificare soprattutto l'effettività del prezzo pagato, la completezza della motivazione dell'avviso e l'esistenza di concreti elementi probatori utilizzati dall'Ufficio.

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