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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26619/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ahmetovic ha chiesto il riconoscimento della continuazione tra fatti di reato trattati in quattro decisioni distinte (con gruppi di fatti tra 2014-2015 e tra 2009-2011; alcune condotte di furto limitate temporalmente nel 2009). Il giudice dell'esecuzione ha respinto la domanda; il ricorrente ha impugnato sostenendo errata applicazione di legge e vizio di motivazione, rilevando che il provvedimento di rigetto era evasivo, privo di analisi concreta dei nessi tra reati e dei tempi e modalità delle condotte, e che la continuazione era stata adeguatamente prospettata in sede difensiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato i criteri per il riconoscimento della continuazione (unicità del disegno criminoso, valutazione indiziaria dei nessi esteriori quali omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità ecc.) e ha censurato il rigetto come meramente assertivo, privo di una reale analisi dei fatti e degli indicatori. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e disposto che si proceda a nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p., comma 2

    La continuità del reato richiede l'esistenza di un "disegno criminoso" unitario, inteso come rappresentazione unitaria sin dal momento ideativo delle diverse condotte, non assimilabile a una mera scelta di vita o abitualità a delinquere

  • Sez. I n. 40123 del 22.10.2010 (giurisprudenza)

    Sottolinea che ricaduta nel reato o abitualità non equivalgono all'elemento intellettivo della continuazione; è necessario dimostrare l'unità di ideazione

  • Sez. I n. 12905 del 17.3.2010 (giurisprudenza)

    La programmazione iniziale dei reati può essere di massima purché i reati risultino previsti almeno nelle loro linee essenziali e finalizzati a un unico scopo

  • Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017 (giurisprudenza)

    "il riconoscimento della continuazione, necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori"

    In sede esecutiva come in quella di cognizione è richiesto un esame approfondito degli indicatori concreti (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, abitudini programmate) e non è sufficiente valorizzare solo alcuni indici se i reati successivi risultano decisioni estemporanee

Massime di principio

  • La continuazione richiede l'esistenza di un "disegno criminoso" unitario: non basta la reiterazione o l'abitualità delinquenziale.
  • Il giudice deve compiere un esame concreto, motivato e basato sui nessi esteriori (omogeneità dell'illecito e del bene giuridico tutelato, contiguità temporale e spaziale, modalità, sistematicità), non limitarsi ad affermazioni generiche.
  • La prova dell'unità di ideazione è indiziaria: la difesa deve valorizzare i possibili indicatori; tuttavia l'onere probatorio resta del giudice che deve argomentare compiutamente.
  • La programmazione iniziale dei reati può essere anche sommaria, purché i reati risultino previsti nelle linee essenziali e finalizzati a un unico scopo, con possibili adattamenti in corso d'opera.
  • In mancanza di adeguata motivazione sul punto, la Corte di cassazione annullerà e rinvierà per un nuovo giudizio, quindi è decisivo che l'istruttoria e la decisione di merito affrontino esplicitamente tempi, modalità e finalità delle condotte.

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