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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 10825/2025 del 24/04/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva confermato la condanna degli Staiti all'arretramento dell'opera per violazione delle distanze previste dall'art. 3 delle N.T.A. del Comune di Messina e la sua responsabilità professionale per aver redatto un progetto non conforme. I motivi denunciavano, tra l'altro, la erronea qualificazione della stradella (che avrebbe dovuto esonerare dalle distanze), la mancata applicazione dell'esimente per la difficoltà professionale (art. 2236 c.c.), il concorso di colpa dei committenti, l'errata valutazione del quantum del risarcimento e la quantificazione delle spese di lite.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi proposti dalla Sciabà, confermando i principi secondo cui la stradella privata non è equivalente a via pubblica salvo asservimento all'uso pubblico, e che il progettista è responsabile anche per l'inadeguatezza giuridica del progetto (obbligazione di risultato). Tuttavia la Suprema Corte ha accolto il sesto motivo relativo all'omesso esame del fatto decisivo concernente la contestazione del quantum e alla carente motivazione dell'appello sul punto. Perciò la sentenza impugnata è stata cassata limitatamente a tale censura e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Messina in diversa composizione per nuovo esame, anche sulle spese del giudizio di legittimità. Gli altri motivi sono stati rigettati; l'ottavo motivo è stato dichiarato assorbito.

Norme richiamate

  • art. 3 N.T.A. del Comune di Messina

    Prevede esenzioni dalle distanze quando opere si affacciano su strade; la Corte ha ritenuto che la stradella privata tra i fondi non rientrava nella viabilità pubblica e quindi non operava l'esenzione

  • art. 879 c.c. (secondo comma) e artt. 873 e ss. c.c.

    L'esonero dal rispetto delle distanze legali si applica solo se la strada è destinata al pubblico transito (anche se privata, occorre asservimento per uso pubblico mediante convenzione o usucapione)

  • art. 2236 c.c.

    Non è stata ritenuta applicabile l'esimente evocata dalla ricorrente: il giudice ha confermato che il progettista è responsabile per errori di progettazione che rendono l'opera non conforme alla normativa

  • art. 1227 c.c.

    Il concorso di colpa dei committenti non è stato ritenuto provato; la Corte ribadisce che la responsabilità per la conformità giuridica del progetto grava sul progettista

  • art. 112 c.p.c. e art. 345 c.p.c.

    Il controllo del giudice d'appello sulla valutazione delle prove è dovuto: la Corte ha censurato la Corte d'appello per carenza motivazionale e per avere ritenuto impropria come 'novità' la contestazione del quantum, dovendone invece consentire l'esame

  • art. 2233 c.c.

    La questione del saldo del compenso professionale è stata rigettata: il giudice ha ritenuto corretta la decisione che nega il saldo quando il progetto è inattuabile (principio inadimplenti non est adimplendum)

  • D.M. n. 55 del 2014; legge n. 247 del 2012 (artt. 1 e 16)

    La contestazione della corretta applicazione delle tariffe per la liquidazione delle spese è stata ritenuta assorbita dall'accoglimento del motivo principale: il giudice del rinvio dovrà rivedere il governo delle spese

  • art. 2226 c.c.; art. 1176 c.c.

    Richiamati nei ragionamenti giurisprudenziali: la Corte conferma che la firma del committente sul progetto non esclude la responsabilità tecnica del progettista e che il professionista deve usare la diligenza richiesta dall'art. 1176 c.c.; l'eventuale errore rilevante può comportare perdita del diritto al compenso

Massime di principio

  • Una strada privata non esonera automaticamente dal rispetto delle distanze legali: occorre che sia effettivamente destinata al transito pubblico (convenzione o usucapione) per poter applicare l'esenzione prevista dalle norme sulle distanze
  • Il progettista dà luogo a un'obbligazione che comprende la conformità giuridica del progetto: è responsabile se il progetto rende l'opera inidonea o illegittima e può essere tenuto al risarcimento/indennizzo dei committenti
  • La responsabilità del progettista non è esclusa dal fatto che i committenti abbiano sottoscritto istanze o incaricato altro direttore dei lavori; il concorso di colpa dei committenti richiede prova specifica e non è automatica
  • Il direttore dei lavori risponde contrattualmente dell'esecuzione conforme al progetto e alla regola d'arte, ma non sostituisce la responsabilità del progettista circa la conformità giuridica del progetto
  • In appello il giudice ha il dovere di riesaminare le prove e motivare adeguatamente le ragioni del suo convincimento; la valorizzazione del quantum del danno può essere oggetto di censura e di nuovo esame in sede di gravame se adeguatamente dedotta
  • La modifica o integrazione della quantificazione del danno in sede di impugnazione può essere ammissibile come specificazione della domanda originaria, non necessariamente come domanda nuova, se resta nella medesima vicenda sostanziale
  • Se il progetto risulta inattuabile per responsabilità del professionista, il committente può rifiutare il pagamento del saldo e il professionista rischia la perdita totale o parziale del diritto al compenso

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