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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26575/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva rigettato l'appello contro il provvedimento del Tribunale di Napoli (Noia?) che, in data 27 marzo 2025, aveva respinto la richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare domiciliare applicata dal novembre 2024 per detenzione ai fini di spaccio di ingente quantitativo di stupefacenti, rinvenuti occultati su un veicolo insieme a consistente somma di denaro. La difesa aveva chiesto la sostituzione con l'obbligo di dimora in provincia di Verona in ragione di una assunzione a tempo pieno e indeterminato nel luogo indicato, denunciando violazione di legge e vizio di motivazione per mancata considerazione della personalità del giovane, della sua incensuratezza e del fatto nuovo rappresentato dall'assunzione e trasferimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la valutazione della pericolosità e delle esigenze cautelari sia prerogativa del giudice di merito e irrilevante in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Il Tribunale aveva dedotto dalla gravità del fatto elementi idonei a dimostrare professionalità delinquenziale (quantità e valore della droga, modalità di occultamento, organizzazione dello smistamento "porta a porta") e tali elementi hanno prevalso sulle circostanze favorevoli prospettate dalla difesa. Perciò la misura cautelare è stata ritenuta proporzionata e necessaria per prevenire il rischio di recidiva specifica. Il ricorrente è stato inoltre condannato alle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 173 disposizioni attuative cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la sintesi dei motivi in cassazione; usata come riferimento formale per la strutturazione del motivo di impugnazione

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamata nella parte in cui prevede che, ai fini dell'individuazione dell'esigenza cautelare di pericolo di reiterazione, la pericolosità è desumibile congiuntamente dalle modalità e circostanze del fatto e dalla personalità dell'indagato; la Corte ha confermato che il giudice può attribuire rilievo sia alla gravità del fatto sia alla capacità a delinquere emergente dalle modalità operative

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine alla valutazione complessiva delle esigenze cautelari e alla motivazione del provvedimento; la corte ha ritenuto che non sussista vizio motivazionale insanabile

  • art. 284, comma 3, cod. proc. pen.

    Riferito dalla difesa come possibile ambito di intervento ma non risultando richiesta specifica al Tribunale; la Corte osserva che nessuna misura alternativa ai sensi di detta disposizione era stata concretamente domandata

Massime di principio

  • La valutazione della pericolosità e della necessità della misura cautelare è rimessa al giudice di merito e, se adeguatamente e logicamente motivata, è difficilmente sindacabile in Cassazione.
  • Le modalità concrete del reato (quantità di stupefacente, occultamento, valore economico, organizzazione della distribuzione) possono da sole fornire elementi sufficienti per ritenere la sussistenza di una capacità a delinquere e il serio rischio di recidiva, anche in assenza di precedenti penali.
  • Circostanze personali favorevoli (giovane età, incensuratezza, nuova occupazione o trasferimento) devono essere documentate in modo solido e valutate in rapporto agli elementi negativi derivanti dal fatto; non bastano mere dichiarazioni o proposte non concretizzate.
  • Per chiedere la sostituzione della misura cautelare con misure meno afflittive è opportuno formulare richieste esplicite e puntuali (anche riferendosi alle norme specifiche come l'art. 284 c.3) e allegare prove consistenti (contratto di lavoro effettivo, trasferimento reale, garanzie di non reiterazione).
  • Una motivazione per il rigetto della richiesta che si fondi su elementi concreti del fatto e sulla loro idoneità a dimostrare la pericolosità sociale è conforme ai criteri di legittimità; la difesa deve quindi mirare a contestare in modo specifico tali elementi con prove contrarie

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