Sentenza del 16/07/2018 n. 1907 - Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna
Imposte sui redditi - plusvalenza - cessione di immobile - rendita vitalizia - calcolo della capitalizzazione - art. 46, d.P.R. 131/1986 - è possibile - applicazione analogica - è possibile - criteri legali - prevalgono - calcolo statistico dell'aspettativa di vita - non rileva.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava la rilevanza fiscale, ai fini delle imposte sui redditi, della plusvalenza realizzata mediante la cessione di un cespite aziendale, nel caso specifico una farmacia, quando il corrispettivo era costituito da una rendita vitalizia. Il ricorrente contestava la possibilità di determinare la plusvalenza perché il valore complessivo della rendita era aleatorio e dipendeva dalla durata della vita del beneficiario. Si discuteva inoltre del criterio di capitalizzazione applicabile: se fosse possibile ricorrere a una stima statistica dell'aspettativa di vita oppure se dovessero essere utilizzati criteri legali, eventualmente applicando per analogia l'art. 46 del d.P.R. n. 131/1986.
La decisione
La cessione è stata ritenuta idonea a generare una plusvalenza imponibile anche quando il corrispettivo è rappresentato da una rendita vitalizia, poiché l'aleatorietà della durata della rendita non impedisce di determinarne fiscalmente il valore. La rendita deve essere calcolata mediante criteri legali. In particolare, sono state ritenute utilizzabili, anche in via analogica, le regole previste dall'art. 46 del d.P.R. n. 131/1986 per l'imposta di registro, essendo tali criteri gli unici astrattamente idonei a fornire una quantificazione normativa della rendita. Non rileva invece un calcolo basato sulla mera aspettativa statistica di vita. L'esito è quindi favorevole all'Amministrazione finanziaria quanto alla debenza e alla determinabilità della plusvalenza.
Norme richiamate
Art. 46 del d.P.R. n. 131/1986 (Testo unico dell'imposta di registro)
La norma è stata ritenuta applicabile, anche in via analogica, per determinare il valore della rendita vitalizia ai fini del calcolo della plusvalenza. Devono essere preferiti criteri legali e predeterminati, anziché una quantificazione fondata su valutazioni statistiche dell'aspettativa di vita.
Massime di principio
- La cessione di un bene o cespite aziendale può produrre una plusvalenza imponibile anche se il corrispettivo non è pagato in un'unica soluzione, ma mediante una rendita vitalizia.
- L'aleatorietà propria della rendita vitalizia non esclude automaticamente la rilevanza fiscale dell'operazione: è sufficiente che il valore possa essere determinato secondo un criterio giuridicamente riconoscibile.
- Quando la disciplina delle imposte dirette non indica uno specifico metodo di valorizzazione della rendita, possono essere utilizzati per analogia criteri legali previsti da altra normativa tributaria, se coerenti e concretamente applicabili.
- Per quantificare fiscalmente una rendita vitalizia devono prevalere i criteri legali o normativi rispetto a stime meramente attuariali o statistiche dell'aspettativa di vita.
- In situazioni analoghe, la contestazione fondata soltanto sull'incertezza dell'importo finale della rendita ha scarse possibilità di successo se l'Amministrazione può applicare un metodo legale di capitalizzazione.
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