Cassazione Civile, Sentenza n. 12100/2025 del 07/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso verteva sul diniego dell'assegno per il nucleo familiare. L'INPS deduceva che la Corte d'appello di Firenze aveva riconosciuto la prestazione al resistente nonostante mancasse la prova dei requisiti reddituali del nucleo familiare, requisito essenziale per il diritto alla prestazione (violazione e falsa applicazione dell'art. 2, commi 2, 9 e 10, del d.l. 13 marzo 1988, n. 69, conv. l. 153/1988, in combinato disposto con art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c.). In secondo luogo, l'INPS denunciava che la sentenza d'appello fosse ultra petita, avendo deciso sulla spettanza dell'assegno oltre la domanda effettivamente proposta (oggetto della domanda ritenuto dall'INPS limitato all'autorizzazione a ottenere la prestazione).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse compiuto un accurato giudizio di prova, valutando molteplici riscontri documentali prodotti dal resistente (libretto di famiglia tradotto, attestazione consolare, documentazione del rapporto di lavoro e della retribuzione, dichiarazione di assenza di imposizione nel paese di origine) e la mancata, specifica contestazione da parte dell'Istituto. Pertanto non è venuto meno l'onere della prova del richiedente, adempiuto secondo la valutazione dei giudici del merito. Quanto alla presunta ultra petitio, la Corte ha ritenuto che l'accertamento della discriminazione e la rimozione dei suoi effetti implicassero la valutazione della spettanza della prestazione e che la richiesta della prestazione fosse stata comunque formulata nel corso del processo e fosse pertinente al dibattito processuale. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato; le spese sono compensate e viene disposta l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato previsto per impugnazioni proposte dopo il 30 gennaio 2013.
Norme richiamate
decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito con legge 13 maggio 1988, n. 153 (art. 2, commi 2, 9 e 10)
La norma definisce i presupposti per l'assegno per il nucleo familiare; la Corte ha riconosciuto che il requisito reddituale è essenziale ma ha ritenuto che il resistente avesse fornito prove idonee del reddito familiare, per cui la norma è stata correttamente applicata.
art. 2697 cod. civ. (onere della prova)
Il principio dell'onere della prova grava su chi propone la domanda; la Corte ha ritenuto che il resistente avesse assolto tale onere mediante la documentazione prodotta.
art. 115 cod. proc. civ. (mezzi di prova e valutazione)
La valutazione dei mezzi di prova spetta al giudice del merito; la Cassazione ha dichiarato insussistente la censura sull'apprezzamento probatorio compiuto dai giudici di merito.
art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. (motivi di cassazione)
Il motivo invocato dall'INPS era fondato sulla presunta violazione di norma e falsa applicazione; la Corte ha ritenuto infondata la doglianza e ha confermato la correttezza della motivazione di merito.
art. 13, comma 1-bis (contributo unificato)
Per i ricorsi proposti dopo il 30 gennaio 2013 sorge l'obbligo di un ulteriore versamento del contributo unificato; la Corte ha accertato la sussistenza del presupposto e disposto il relativo addebito.
Principi della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Corte costituzionale
Le pronunce sovranazionali e costituzionali hanno contribuito a chiarire i criteri di riconoscimento dell'assegno ai cittadini stranieri e sono state utilizzate dalla Corte d'appello per integrare il quadro normativo e interpretativo della questione.
Massime di principio
- Il richiedente l'assegno per il nucleo familiare ha l'onere di allegare e provare i requisiti costitutivi (composizione del nucleo, misura dei redditi dei familiari, sussistenza dello stato di famiglia a carico) e può farlo con documentazione anche straniera purché adeguatamente tradotta e documentata (es. libretto di famiglia tradotto, attestazioni consolari, buste paga, contratti di lavoro).
- La mancata, specifica contestazione da parte dell'ente resistente della documentazione probatoria prodotta dal richiedente indebolisce la posizione difensiva dell'ente e rafforza la valutazione favorevole del giudice di merito.
- In giudizi per discriminazione che hanno impedito l'accesso a una prestazione, l'accertamento della discriminazione e la sua rimozione possono comportare, ove provati i presupposti, il riconoscimento della prestazione stessa: la domanda di accertamento può dunque riaprire la valutazione della spettanza del beneficio quando ciò sia funzionale alla rimozione degli effetti discriminatori.
- Le questioni probatorie rientrano in larga misura nella valutazione del giudice di merito; le censure in Cassazione che si limitano a contrapporre una diversa valutazione delle prove sono difficilmente accolte se la motivazione di merito è coerente e articolata.
- In controversie relative al riconoscimento di prestazioni a stranieri è importante considerare la giurisprudenza europea e costituzionale che può incidere sull'interpretazione delle norme nazionali; l'ente amministrativo dovrebbe aggiornare le proprie istruttorie tenendo conto di tali orientamenti.
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