Cassazione Penale, Sentenza n. 17808/2025 del 12/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza del Tribunale di Catania che aveva dichiarato non doversi procedere per difetto della condizione di procedibilità (querela) nel delitto di furto di energia elettrica, ritenendo tardiva la contestazione in udienza della circostanza aggravante prevista dall'art. 625, comma 1, n.7) c.p. (destinazione del bene a pubblico servizio). Il Procuratore Generale deduceva che il capo di imputazione originario conteneva elementi idonei a rendere nota la destinazione pubblicistica dell'energia sottratta e che, pertanto, il reato era procedibile d'ufficio anche dopo la modifica accusatoria; chiedeva inoltre che la questione relativa all'ammissibilità della contestazione tardiva fosse rimessa alle Sezioni Unite.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ritenendo che il capo di imputazione originario, alla luce dei suoi elementi descrittivi (allaccio abusivo alla rete ENEL, sottrazione di energia tramite collegamento diretto alla rete di distribuzione), fosse idoneo a far conoscere all'imputata l'aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio e quindi a rendere il reato perseguibile d'ufficio. Perciò la sentenza impugnata del Tribunale, che aveva dichiarato la non procedibilità per difetto di querela, è stata annullata. (La decisione si concentra sull'adeguatezza della formulazione del capo di imputazione; la Corte ha ritenuto superfluo decidere sul tema dell'ammissibilità della contestazione suppletiva in udienza).
Norme richiamate
Codice penale, art. 624
Norma che disciplina il furto; la pronuncia considera la fattispecie alla luce della riforma (procedibilità) e del terzo comma (nella formulazione dopo d.lgs. 150/2022) per valutare la procedibilità d'ufficio in presenza di aggravanti
Codice penale, art. 625, co. 1, n. 7)
Prevede la circostanza aggravante per il furto commesso su beni destinati a pubblico servizio o utilità; la Corte ne sottolinea la natura valutativa e la necessità che il capo di imputazione contenga elementi sufficienti a rendere manifesto all'imputato tale qualificazione
Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, art. 2, lett. i)
introduzione della nuova formulazione dell'art. 624, c.p.
Ha modificato la regolazione della procedibilità del furto (introducendo la regola generale di procedibilità a querela con eccezioni), motivo per cui la presenza dell'aggravante di cui all'art. 625, n.7) rende ancora possibile la perseguibilità d'ufficio
Codice di procedura penale, artt. 516, 517, 522
Norme sulla contestazione dell'imputazione e sulle modifiche dell'originario capo di imputazione; la questione centrale è se e quando la contestazione dell'aggravante sia richiesta e come debba essere formulata
Codice di procedura penale, art. 129
Prevede l'obbligo per il giudice di rilevare d'ufficio l'improcedibilità; il ricorso verteva anche sul corretto uso di tale rilevazione in relazione alla contestazione dell'aggravante
Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 6, par. 3, lett. a)
Principio richiamato per sottolineare il diritto dell'imputato a essere informato della natura e dei particolari dell'accusa, incluso l'elemento aggravante, per l'esercizio effettivo della difesa
Sentenza Sezioni Unite Corte di Cassazione, n. 24906 del 18/04/2019 (Sorge)
Sez. U, n. 24906 del 18/04/2019, "Sorge"
Dottrina giurisprudenziale fondamentale richiamata: le circostanze aggravanti "valutative" richiedono una specifica indicazione nel capo di imputazione affinché l'imputato possa esercitare la difesa; la Corte applica tali principi distinguendo quando la circostanza può ritenersi contestata in fatto
Giurisprudenza della Corte EDU (Drassich c. Italia)
Richiamata per il principio che una qualificazione in peius non comunicata all'imputato in fase tempestiva può violare l'art. 6 CEDU; rafforza l'esigenza di chiarezza nel capo di imputazione sulle aggravanti
Massime di principio
- La circostanza aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio ha natura valutativa: non sempre può essere dedotta implicitamente dalla sola natura del bene, occorre valutare la concreta destinazione nel caso concreto.
- Il capo di imputazione deve contenere elementi descrittivi e qualificativi sufficienti a rendere manifesto all'imputato l'esistenza dell'aggravante, così da garantire il diritto di difesa (art. 6 CEDU). Se ciò avviene, l'aggravante può considerarsi validamente contestata in fatto.
- In vicende di furto di energia elettrica, la menzione di un allaccio abusivo alla rete di distribuzione di ENEL e la sottrazione mediante collegamento diretto possono essere elementi idonei a dimostrare la destinazione pubblicistica del bene e quindi a rendere il reato procedibile d'ufficio.
- La rilevanza temporale di una contestazione suppletiva in udienza può essere superflua se dall'originario capo d'imputazione risultano già chiaramente gli elementi dell'aggravante; pertanto il giudice deve prima valutare il contenuto dell'imputazione originaria prima di dichiarare l'improcedibilità per mancata querela.
- In caso di dubbio sulla presenza di un'aggravante valutativa, per evitare rischi di nullità o di violazione del diritto di difesa, è prudente per l'accusa formulare esplicitamente la circostanza aggravante nel capo d'imputazione.
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