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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01568/2026 del 14/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'assoluzione per il reato di resistenza a pubblico ufficiale sostenendo che il Tribunale aveva valutato erroneamente il compendio probatorio: aveva posto sullo stesso piano le testimonianze dei pubblici ufficiali e quelle di un testimone civile, omettendo di considerare la qualificazione delle dichiarazioni degli agenti (valide fino a querela di falso ex art. 194 c.p.p.), non aveva analizzato la condotta dell'imputato rispetto all'atto d'ufficio, aveva indicato il testimone a discarico con puntini di sospensione omettendone l'identità e aveva dato una motivazione scarna, assertiva e illogica.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha censurato la valutazione delle prove del Tribunale, ritenendo ingiustificata la preferenza accordata alla sola dichiarazione del teste di parte rispetto alla convergente deposizione dei due agenti. Ha rilevato la motivazione assertiva e illogica e l'incongruenza tra le risultanze accertate e la formula assolutoria adottata. Ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Vasto in diversa persona fisica.

Norme richiamate

  • art. 593, comma 2, cod. proc. pen.

    ai sensi dell'art. 593, comma 2, cod. proc. pen.

    Consente al Procuratore della Repubblica di proporre ricorso per cassazione avverso determinate decisioni di merito; qui è la base della legittimazione a impugnare la sentenza di assoluzione.

  • art. 2, comma 1, lett. p), L. n. 114 del 2024

    come modificato dall'art. 2, comma 1, lett. p), L. n. 114 del 2024

    Richiamata per segnalare la modifica normativa che incide sul potere di impugnazione del Procuratore; utilizzata per descrivere il quadro normativo dell'impugnazione.

  • art. 194 cod. proc. pen.

    ex art. 194 cod. proc. pen.

    Stabilisce che le dichiarazioni dei pubblici ufficiali hanno valore probatorio fino a querela di falso; la Corte osserva che il Tribunale non ha adeguatamente considerato questa qualificazione nell'apprezzamento delle testimonianze.

  • art. 530, comma 2, cod. proc. pen.

    assolvendo Salvatorelli, ai sensi dell'art. 530, comma 2, cod. proc. pen.

    Prevede l'assoluzione per non aver commesso il fatto; la Corte nota l'inconferenza tra questa formula assolutoria e gli accertamenti probatori così come motivati dal Tribunale.

Massime di principio

  • Le deposizioni di pubblici ufficiali devono essere valutate tenendo conto della loro qualifica: non possono essere messe sullo stesso piano con le dichiarazioni di privati senza adeguata motivazione, salvo querela di falso.
  • Il giudice che assolve per non aver commesso il fatto deve motivare coerentemente la decisione rispetto alle risultanze probatorie; formule assolutorie discordanti con gli accertamenti sono indice di vizio di motivazione.
  • La valutazione probatoria non può essere meramente assertiva o omissiva: la mancata considerazione della convergenza di più testimonianze qualificate e le incongruenze materiali possono determinare l'annullamento della sentenza e il rinvio.
  • Nelle ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale occorre esaminare specificamente la condotta dell'imputato in rapporto all'atto d'ufficio; la mera discussione verbale non esclude la resistenza se sussiste un comportamento ostativo concreto.
  • Il giudice deve identificare chiaramente i testi e motivare il peso da attribuire alle loro dichiarazioni: l'indicazione di un teste a discarico senza adeguata identificazione o spiegazione può costituire vizio della decisione.

Testo integrale

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