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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23892/2025 del 26/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto il riesame avverso il sequestro preventivo disposto sul compendio aziendale della CALCESTRUZZI MATERIALI INERTI SRL. La ricorrente ha dedotto: assenza di fumus commissi delicti e di contiguità mafiosa riferibile alla società e a Domenico Basile; errata e insufficiente individuazione della titolarità effettiva della società (sostenendo che il reale gestore fosse Vincenzo Basile); violazione del principio di proporzionalità e sproporzione tra il valore del sequestro (compendio aziendale di milioni) e il profitto contestato (circa 14.000-30.000 euro); carenza di motivazione sul periculum; insussistenza dei presupposti per l'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p. e, conseguentemente, per la confisca obbligatoria ex art. 240-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto ammissibile la valutazione del fumus compiuta dai giudici del riesame, ha chiarito che l'annullamento (con rinvio) della misura personale nei confronti di un coindagato non comporta automaticamente la caducazione di una misura reale quando permangano elementi a sostegno del fumus e del nesso di strumentalità tra la "res" e il reato. La Corte ha condiviso la valutazione dei giudici di merito circa la strumentalità durevole e non occasionale della società alla condotta estorsiva, l'utilità preventiva del sequestro per evitare la prosecuzione o l'aggravamento del reato e la congruenza, alla luce della funzione impeditiva oltre che confiscatoria, dell'estensione al compendio aziendale. Ha quindi respinto i profili di vizio di motivazione e di sproporzione sollevati dalla difesa. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Richiamata come aggravante mafiosa che, se configurata, incide sulla qualificazione dell'estorsione; la Corte ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito fosse congrua nel ritenere la presenza di intimidazione derivante dalla forza della criminalità organizzata e il collegamento del sistema di sovrafatturazione al medesimo contesto.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma richiamata in relazione alla confisca obbligatoria del profitto del reato; la Corte ha confermato che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca trova giustificazione quando sussista un nesso di specifica e durevole strumentalità tra il bene (anche aziendale) e l'attività delittuosa.

  • Regole generali sul sequestro preventivo e giurisprudenza di legittimità

    La Corte ha richiamato il principio consolidato che il sindacato in Cassazione sulle ordinanze di sequestro è limitato a violazioni di legge e vizi motivazionali radicali; ha inoltre ribadito l'interpretazione giurisprudenziale secondo cui la revoca di una cautela personale non determina automaticamente la caducazione di una cautela reale se permangono elementi che giustificano il sequestro (fumus e periculum, nonché nesso di strumentalità).

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo è ammissibile solo per violazione di legge o vizi motivazionali profondi: non è sindacabile come un nuovo giudizio di fatto.
  • La valutazione del fumus da parte del giudice del riesame può fondarsi su elementi indiziari concreti e convergenti; il giudice di legittimità controlla la congruità e la sufficienza della motivazione, non la fondatezza dell'accusa.
  • La revoca della misura cautelare personale nei confronti di un coindagato non determina automaticamente l'annullamento di una misura reale: le cautele personali e reali hanno presupposti distinti (gravi indizi personali vs strumentalità della cosa al reato e rischio di prosecuzione/aggravamento).
  • Il sequestro preventivo di una società è legittimo quando risulti un nesso di specifica, duraturo e non occasionale tra l'attività aziendale (o il patrimonio aziendale) e la commissione del reato, ovvero quando la libera disponibilità dell'impresa può favorire la prosecuzione o l'aggravamento delle condotte illecite.
  • Il principio di proporzionalità impone che il rapporto tra misura cautelare e finalità (confiscatoria o impeditiva) sia giustificato da un nesso diretto e motivato: contestazioni estranee a questo nesso (es. mera sproporzione del valore economico) richiedono di dimostrare l'assenza della strumentalità o del periculum.
  • Per impugnare efficacemente un sequestro aziendale, è necessario contestare specificamente la mancanza del nesso pertinenziale, la carenza di motivazione sul periculum o la presenza di vizi formali/di legge nel provvedimento, più che sollevare dubbi sulla responsabilità personale di singoli indagati.

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