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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15656/2025 del 18/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Milano (riesame) che, accogliendo parzialmente l'appello del Pubblico Ministero ex art. 310 c.p.p., ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Amico contestandogli, tra l'altro, la partecipazione a un'associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) e reati connessi (porto e detenzione di armi, estorsioni, reati economico-finanziari). Il ricorrente deduceva: illegittimità costituzionale dei brevi termini processuali (art. 309 e 311 c.p.p.) per violazione dell'art. 24 Cost.; nullità/ inutilizzabilità delle prove per mancata notifica delle proroghe delle indagini; errata applicazione e interpretazione dell'art. 416-bis c.p. (contestando la sussistenza dell'affectio societatis, dell'iniziazione rituale e della capacità intimidatoria esterna del sodalizio) e travisamento della prova in punto di gravità indiziaria e valutazione delle intercettazioni e delle altre acquisizioni probatorie.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ritenendolo infondato o inammissibile. Ha dichiarato manifestamente infondata la questione costituzionale richiamando precedenti della Consulta; ha ritenuto inammissibile per genericità il primo motivo relativo alle proroghe e ha richiamato orientamenti giurisprudenziali secondo cui l'omessa notifica della proroga non determina automaticamente nullità o inutilizzabilità. Sul punto principale (art. 416-bis e gravità indiziaria) la Corte ha confermato la possibilità per il Tribunale di riesame di rivalutare compiutamente le risultanze e ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito motivazione adeguata circa l'esistenza di grave indizio di appartenenza al sodalizio confederativo e della capacità intimidatoria esterna, nonché la centralità di Amico nell'organizzazione (ruolo operativo, uso di società e cassa comune, partecipazione a reati fine). I motivi di fatto relativi all'interpretazione delle intercettazioni e alla valutazione delle prove sono stati considerati questioni di merito non sindacabili in questa sede salvo manifesta illogicità, non riscontrata. Il ricorso è stato dunque respinto e l'ordinanza di custodia cautelare confermata.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte conferma che la partecipazione a un'associazione mafiosa può essere provata anche senza rituale di iniziazione formale quando risultino elementi di 'messa a disposizione' stabile e di affectio societatis e quando sia dimostrata la capacità intimidatoria concreta o percepita del sodalizio

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Utilizzata per valutare l'aggravante (agevolazione) rispetto ai singoli delitti; la Corte ammette la qualificazione quando gli atti risultano funzionali al sostegno dell'associazione descritta

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Regola l'appello del Pubblico Ministero contro il rigetto della misura cautelare: il Tribunale di riesame può compiere una valutazione totale e autonoma degli elementi e riformare il provvedimento del GIP

  • art. 309 e art. 311 cod. proc. pen.

    I termini per impugnare e per il riesame non sono ritenuti incostituzionali dalla Corte; la giurisprudenza della Consulta li ha ritenuti compatibili con il diritto di difesa in considerazione della tutela dell'interessato

  • art. 405, 406, 407 cod. proc. pen.

    Norme sui termini delle indagini preliminari; la Corte richiama che l'anzianità delle indagini non basta a dichiarare inutilizzabilità degli atti se non è dimostrato quali specifici atti sono viziati e quale incidenza abbiano sul complesso probatorio

  • art. 335 cod. proc. pen.

    Rilevanza della data di iscrizione nel registro delle notizie di reato quale dies a quo per il decorso dei termini delle indagini, principio richiamato dalla Corte

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiesto dal ricorrente per il riassunto dei motivi; la Corte non ritiene che l'adempimento di termini brevi abbia violato il diritto di difesa nel caso concreto

  • art. 24 Cost.

    Il principio del diritto di difesa è stato ritenuto non violato dai termini perentori impugnati, alla luce di precedenti della Consulta

  • art. 27, secondo comma, Cost.

    Richiamato in relazione al principio di presunzione di innocenza: la Corte esclude che i termini brevi comportino violazione di tale principio nel caso concreto

Massime di principio

  • L'impugnazione cautelare del Pubblico Ministero (art. 310 c.p.p.) consente al Tribunale di riesame una valutazione autonoma e totale delle prove; la riforma in senso sfavorevole all'indagato non richiede necessariamente una 'motivazione rafforzata' tipica del giudizio di merito, ma il Tribunale deve comunque confrontarsi con le ragioni del provvedimento impugnato
  • La sussistenza della gravità indiziaria per misure cautelari richiede un livello di verosimiglianza elevato ma inferiore al 'ragionevole dubbio'; la valutazione delle intercettazioni e degli elementi indiziari è fondamentalmente di merito e difficilmente sindacabile in Cassazione salvo manifesta illogicità
  • L'assenza di un formale rito di iniziazione non esclude la configurabilità della partecipazione a un'associazione mafiosa se emergono elementi di stabile messa a disposizione, ruoli dinamici nell'organizzazione e condotte che esternano la capacità intimidatoria del gruppo
  • Per dichiarare inutilizzabili atti per superamento dei termini delle indagini è necessario indicare specificamente quali atti sono viziati e dimostrare la loro incidenza decisiva sul complesso probatorio; l'omessa notifica della proroga non comporta automaticamente nullità o inutilizzabilità
  • La prova della 'capacità intimidatoria' di un nuovo sodalizio richiede la dimostrazione concreta di azioni o di reputazione criminale esternalizzata (anche mediante il richiamo alla fama delle organizzazioni di origine), e può essere valorizzata attraverso la ricorrenza di estorsioni, minacce, uso o disponibilità di armi e l'infiltrazione del tessuto economico tramite società e cassa comune
  • Le questioni di interpretazione in fatto (es. attribuzione vocale, significato di singole intercettazioni, natura di rapporti personali vs. rapporti associativi) sono di norma decise dal giudice di merito e la Cassazione interviene solo se la motivazione è manifestamente illogica o travisata
  • Le eccezioni relative a presunte violazioni costituzionali o processuali sui termini devono essere fondate su precedenti e su una concreta incidenza sul diritto di difesa; limitazioni procedurali utili alla tutela dell'indagato (es. termini per il riesame) non sono automaticamente illegittime

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