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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 30909/2021 del 29/10/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La resistente aveva prestato servizio con tre contratti annuali a tempo determinato come collaboratore esperto linguistico (c.e.l.) e chiedeva la conversione in rapporto a tempo indeterminato a decorrere dal primo contratto, la riammissione in servizio, la ricostruzione della posizione retributiva e contributiva e l'indennità ex art. 32, comma 5, L. n. 183/2010. Il Tribunale e la Corte d'appello avevano disposto la conversione in rapporto a tempo indeterminato e riconosciuto un'indennità commisurata in 2,5 mensilità. L'Università ha impugnato sostenendo, in sintesi, che i rapporti con i c.e.l., pur qualificati di diritto privato dalla normativa speciale (art. 4 d.l. 120/1995), sono comunque rapporti con una pubblica amministrazione non economica e che opera il divieto di conversione previsto dall'art. 36 d.lgs. 165/2001; inoltre ha contestato la mancata considerazione della variabilità delle esigenze (risorse e fabbisogni linguistici).

La decisione

La Cassazione ha accolto i primi due motivi di ricorso proposti dall'Università e ha dichiarato inammissibile il terzo motivo. Ha cassato la parte della sentenza di merito che aveva dichiarato la conversione dei contratti a tempo indeterminato e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda di conversione dei contratti. Ha però ritenuto illegittimo il termine apposto ai contratti e ha lasciato impregiudicata l'azione risarcitoria: la domanda residua (illecito apposizione del termine e risarcimento ex art. 32 L. 183/2010) rimaneva accolta nella sua parte compatibile, con integrale compensazione delle spese di giudizio fra le parti.

Norme richiamate

  • art. 4 d.l. 21 aprile 1995, n. 120 (conv. L. 21 giugno 1995, n. 236)

    Disciplina speciale che qualifica i rapporti dei collaboratori esperti linguistici con le università come di diritto privato ma non esclude che, per ragioni di natura pubblicistica e per i principi dell'art. 97 Cost., non possano trovare applicazione limiti propri del diritto pubblico

  • art. 36 d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165

    Norma che, anche se normativa del pubblico impiego, impedisce la conversione in rapporto a tempo indeterminato dei rapporti a termine instaurati con pubbliche amministrazioni non economiche; la Corte ritiene applicabile il suo effetto sostanziale anche quando il rapporto sia formalmente qualificato come privatistico

  • art. 2 L. 18 aprile 1962, n. 230 / art. 5 d.lgs. 6 settembre 2001, n. 368

    Riferimenti normativi sulla conversione dei contratti a termine nel lavoro privato; la Corte richiama però che tali effetti non si estendono automaticamente ai rapporti con pubbliche amministrazioni non economiche

  • art. 32, comma 5, L. n. 183/2010

    Prevede un'indennità compresa tra 2,5 e 12 mensilità come misura sanzionatoria alternativa alla conversione per i casi di illegittima apposizione del termine nei rapporti con il pubblico; la Corte conferma l'applicabilità di tale indennità quale tutela effettiva compatibile con il diritto dell'Unione

  • art. 97 Cost.

    Principio costituzionale del buon andamento e imparzialità che impone valutazioni preventive sulle esigenze di organico e vincoli di bilancio, giustificando limiti all'assunzione automatica a tempo indeterminato nei rapporti con enti pubblici non economici

  • Direttiva 1999/70/CE e Accordo quadro (clausola 5) e giurisprudenza CJEU (es. C‑50/13 Papalia; C‑494/16 Santoro)

    La giurisprudenza comunitaria consente a norme nazionali che vietano la trasformazione in rapporto a tempo indeterminato, purché prevedano una misura adeguata ed effettiva (ad es. indennità) per prevenire e sanzionare l'abuso dei contratti a termine; la Corte di cassazione ha recepito questa lettura per ritenere compatibile il divieto di conversione se accompagnato dall'indennità

Massime di principio

  • Se il datore di lavoro è un ente pubblico non economico (es. università) la qualificazione formale privatistica del contratto non esclude l'applicazione degli effetti sostanziali dei vincoli di diritto pubblico: il divieto di conversione del termine può operare anche per rapporti formalmente privatistici.
  • In questi casi, la tutela risarcitoria prevista dall'art. 32, comma 5, L. 183/2010 (indennità tra 2,5 e 12 mensilità) costituisce una misura adeguata ed effettiva ai sensi del diritto dell'Unione e può sostituire la conversione in rapporto a tempo indeterminato.
  • Per evitare la qualificazione del termine come illegittimo nelle pubbliche amministrazioni è necessario che il datore di lavoro dimostri l'effettiva temporaneità delle esigenze: valutazioni su fabbisogni, risorse disponibili e forme di reclutamento sono decisive.
  • La domanda di conversione per rapporti a termine con pubbliche amministrazioni non economiche ha scarse probabilità di successo; è più realistico chiedere l'accertamento dell'illegittimità del termine e il riconoscimento dell'indennità risarcitoria prevista dalla normativa nazionale e interpretata in conformità al diritto UE.
  • In fase di impugnazione è essenziale documentare e specificare gli elementi probatori relativi a risorse e fabbisogni (se si intende sostenere la legittimità del termine); viceversa, il ricorrente che contesta il termine deve dimostrare la stabilità della prestazione e l'assenza di esigenze temporanee.

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