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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01611/2026 del 14/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso proposto dalla difesa dell'imputato avverso l'ordinanza del Tribunale della libertà che, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha rigettato l'appello volto alla revoca del divieto di avvicinamento. I motivi articolati: (1) illegittima acquisizione d'ufficio di atti di altro procedimento (n. 1543/2023) e di verbali d'udienza (n. 1963/2023), in violazione del principio che limita i poteri istruttori del giudice in sede camerale; (2) errata valutazione dell'attendibilità della persona offesa basata su atti di altri procedimenti invece che sul materiale del presente procedimento; (3) vizio nella valutazione dell'elemento oggettivo del reato abituale (art. 612-bis c.p.), sostenendo che l'episodio che, se escluso, fa venir meno l'elemento oggettivo sarebbe quello del 20.5.2023 e non del 4.6.2023.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima l'acquisizione degli atti di altri procedimenti poiché si trattava di documenti precostituiti richiamati dalla difesa, acquisiti con rispetto del contraddittorio (udienza nei termini, difensore ha potuto esaminare gli atti) e nei limiti delle questioni devolute al riesame. Quanto all'attendibilità della persona offesa, la Corte ha confermato che il Tribunale ha fornito una motivazione adeguata basata sui riscontri emersi (coerenza tra deposizioni, conferme congiunte, comportamenti conseguenziali come l'abbandono dell'appartamento e richiesta di scorta). Sulla questione della configurabilità dell'elemento oggettivo (collegamento tra episodi), la Corte ha osservato che il dubbio sollevato atteneva al merito e il riesame di tali questioni non è consentito in questa sede di legittimità. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 612-bis cod. pen.

    Norma sul reato di atti persecutori; la Corte ha ritenuto integrato l'elemento oggettivo poiché risultavano due episodi (20.5.2023 e 4.6.2023) sufficienti a configurare il reato abituale.

  • art. 127 cod. proc. pen.

    Regola il procedimento camerale: il giudizio davanti al tribunale della libertà è camerale e, in linea generale, il giudice non dispone di autonomi poteri istruttori; tuttavia la Corte ha precisato che possono essere acquisiti atti precostituiti posti all'attenzione del collegio dalle parti nel rispetto del contraddittorio.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Consente la richiesta e la trasmissione di atti utili per la decisione tra uffici giudiziari; la Corte ha ritenuto che gli atti trasmessi rimanessero depositati in cancelleria con facoltà per la difesa di esaminarli, garantendo così il contraddittorio.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Disciplina la forma e i limiti del ricorso per cassazione: la Corte ha valutato i motivi nei limiti consentiti da tale normativa.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma sulle spese processuali nella procedura penale: la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

  • art. 192 comma terzo cod. proc. pen.

    Richiamata nella giurisprudenza citata: le regole sulla necessità di riscontri esterni per le dichiarazioni non si estendono automaticamente alla persona offesa; tuttavia quando la dichiarazione della persona offesa è posta a base della decisione occorre una verifica più rigorosa della sua attendibilità.

  • Sez. U. sentenza n. 15403/2023

    Pronuncia che sottolinea i limiti del giudice nel procedimento camerale e che la decisione deve fondarsi sugli elementi addotti dalle parti; qui la Corte ha ritenuto compatibile l'acquisizione di atti precostituiti quando è stata sollecitata dalle parti e si garantisce il contraddittorio.

  • Sez. U. sentenza n. 41461/2012 (Bell'Arte)

    Giurisprudenza che afferma come la dichiarazione della persona offesa possa costituire base dell'affermazione di responsabilità ma richiede una verifica più penetrante della credibilità soggettiva e dell'attendibilità intrinseca del racconto.

  • Sez. 5 sentenza n. 21135/2019

    Chiarisce che i riscontri estrinseci, ove opportuni, possono consistere in qualsiasi elemento idoneo a escludere l'intento calunniatorio del dichiarante e non devono costituire autonome prove per ogni segmento della narrazione.

Massime di principio

  • In sede di riesame cautelare (procedimento camerale) il giudice non può svolgere una piena attività istruttoria, ma può acquisire atti "precostituiti" posti all'attenzione dalle parti, purché sia garantito il contraddittorio e l'accesso della difesa al materiale.
  • L'acquisizione d'ufficio di atti di altri procedimenti è ammissibile se si tratta di documentazione precostituita, se è stata effettivamente richiamata dalle parti e se la difesa ha avuto possibilità di esaminarla; l'assenza di immediata obiezione nel riesame rende più difficile dedurre un vizio formale in Cassazione.
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, da sole, sorreggere una misura cautelare o una decisione di responsabilità, ma richiedono una motivazione più rigorosa sull'attendibilità soggettiva e sull'attendibilità intrinseca del racconto; se opportuni, vanno ricercati riscontri esterni idonei a escludere l'intento calunniatorio.
  • Quando l'accusa di reato abituale è fondata su più episodi, la tenuta dell'impianto accusatorio può dipendere dall'eventuale esclusione di singoli episodi; per la difesa è strategico contestare specificamente l'attribuibilità di ogni episodio e dimostrare pregiudizi probatori derivanti dall'acquisizione di atti esterni.
  • In Cassazione non è possibile riaprire un sindacato di merito su ricostruzioni fattuali che richiedono valutazioni probatorie complesse; le doglianze devono essere incentrate su profili di legittimità e sulle violazioni delle regole procedurali o di motivazione.

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