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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16104/2025 del 29/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza d'appello per: (I) vizio di motivazione per il rigetto dell'istanza di rinvio finalizzata a chiedere il concordato in appello in attesa dell'irrevocabilità di altra sentenza da porre in continuazione; (II) violazione di legge e vizio di motivazione per mancata derubricazione nei termini della cosiddetta "ipotesi lieve" ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 nonostante la difesa avesse sostenuto che si trattava di piccoli episodi di spaccio; (III) vizio di motivazione con riferimento alla rimodulazione degli aumenti per la continuazione interna tra i reati ascritti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto fondata la motivazione del giudice di merito che ha applicato l'art. 599-bis c.p.p. (termine per chiedere il concordato in appello a pena di decadenza). Sul secondo motivo ha ritenuto il motivo inammissibile in quanto tentativo di rinnovare la valutazione del merito malgrado la cosiddetta doppia conforme; la Corte d'appello aveva motivatamente escluso l'ipotesi lieve valorizzando la tipologia (cocaina ed eroina), le quantità considerevoli, le modalità organizzate/professionali, la disponibilità di diverse sostanze e la vendita in una nota piazza di spaccio. Sul terzo motivo la Corte ha ritenuto non manifestamente illogica la rimodulazione degli aumenti per continuazione, essendo la pena base del reato più grave stata posta nel minimo edittale e gli aumenti giudicati congrui. Per l'inammissibilità del ricorso il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, commi 1 e 4

    Rilevata la responsabilità dell'imputato per i delitti di traffico/ceazione di sostanze stupefacenti; la tipologia di sostanze (cocaina ed eroina) e le modalità aggravanti hanno giustificato l'applicazione piena della norma.

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5

    Norma che consente la derubricazione nella 'fattispecie lieve' per il piccolo spaccio; la Corte ha ritenuto che gli elementi concreti non consentivano tale derubricazione.

  • codice di procedura penale, art. 599-bis

    art. 599-bis cod. proc. pen.

    Prevede il termine per chiedere il concordato in appello (quindici giorni prima dell'udienza) a pena di decadenza; la Corte ha ritenuto legittimo il rigetto dell'istanza di rinvio per mancato rispetto di tale termine.

  • Corte costituzionale, sent. n. 186/2000

    Richiamata rispetto al principio che in caso di inammissibilità del ricorso non deve ravvisarsi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità per escludere la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • Le richieste di rinvio in appello per presentare un concordato sono soggette a termini perentori (art. 599-bis c.p.p.): il mancato rispetto del termine comporta la decadenza e il rigetto dell'istanza è difficilmente censurabile in cassazione.
  • La Corte di cassazione non è sede per rivalutare il merito dei fatti già valutati in modo conforme sia dal primo che dal secondo grado; i motivi che si limitano a chiedere una diversa lettura delle prove sono spesso inammissibili (c.d. doppia conforme).
  • Per ottenere la derubricazione all'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5 d.P.R. 309/90, occorre dimostrare elementi concreti che contraddicano in modo specifico e rilevante la valutazione del giudice di merito (quantità, tipologia di sostanza, modalità organizzative, luogo della vendita).
  • La valutazione della congruità degli aumenti per continuazione è rimessa al giudice di merito e la cassazione interviene solo in presenza di manifesta illogicità o violazione di legge nella motivazione.
  • Se il ricorso è inammissibile e non emerge l'assenza di colpa nella sua inammissibilità, il ricorrente può essere condannato sia alle spese processuali sia a una sanzione pecuniaria (giurisprudenza costituzionale richiamata).

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