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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26653/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Lecce (09/12/2024) che aveva dichiarato inammissibile e, comunque, rigettato l'istanza di dissequestro e restituzione della quantità di oro depositata dalla ricorrente con il contratto "Conto Tesoro" (o, in alternativa, la restituzione del controvalore in denaro). La ricorrente sosteneva di essere proprietaria dell'oro, di trovarsi in buona fede, che il contratto di deposito era valido ed efficace e che la confusione contabile non era addebitabile a lei; chiedeva quindi la restituzione dell'oro o del suo controvalore. L'appello è stato proposto avverso la declaratoria di inammissibilità dell'istanza già respinta in un precedente provvedimento (24/11/2023).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che l'appello fosse meramente ripropositivo delle questioni già esaminate e decideva nel senso dell'effetto preclusivo del provvedimento del 24/11/2023, non adeguatamente contestato nell'atto di impugnazione. Inoltre è stato valorizzato che l'amministratore giudiziario, con autorizzazione del G.I.P., aveva venduto l'oro sequestrato e versato il ricavato nel Fondo Unico Giustizia (FUG); per tali ragioni la ricorrente può vantare solo un diritto di credito da far valere nel procedimento di verifica dei crediti ex artt. 52 e ss. del d.lgs. 159/2011 (richiamati dall'art. 104-bis disp. att. c.p.p.) e non ottenere un immediato effetto restitutorio tramite l'incidente cautelare reale. La Corte ha altresì ricordato che le facoltà contrattuali (es. richiesta del controvalore in denaro o ritiro dell'oro) possono essere esercitate nei confronti dell'amministratore giudiziario, ove questi subentri ai sensi dell'art. 56 del d.lgs. 159/2011, e che l'appello doveva mirare ad un risultato immediatamente produttivo di effetti nella sfera giuridica dell'impugnante, cosa non verificatasi.

Norme richiamate

  • art. 322-bis c.p.p.

    Norma richiamata come base formale per la declaratoria di inammissibilità dell'appello cautelare proposto contro il provvedimento del G.I.P.; la Corte ne utilizza la ratio per escludere impugnazioni meramente ripropositive e non specifiche.

  • d.lgs. n. 159 del 2011, artt. 52 e ss.

    Individuano la tutela dei terzi interessati da misure ablative (sequestro) e la procedura di verifica dei crediti: il terzo di buona fede ottiene diritto di partecipare alla verifica e di chiedere il riconoscimento del credito nello stato passivo; nel caso concreto la ricorrente è stata rimessa a tale procedura e non ha diritto immediato alla restituzione.

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 58

    Prevede la possibilità di ottenere il riconoscimento del credito da parte dei terzi; nella vicenda richiamata come rimedio procedurale adeguato per ottenere il controvalore dell'oro.

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 57

    Disciplina la fissazione dell'udienza di verifica dei crediti e la composizione dello stato passivo; indicata come la sede nella quale il terzo dovrà far valere il proprio credito.

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 56

    Consente all'amministratore giudiziario di subentrare nella gestione e di esaminare le richieste contrattuali dei terzi; nella sentenza è richiamato per spiegare che eventuali esercizi delle opzioni contrattuali spettano all'amministratore, previa autorizzazione del giudice delegato.

  • art. 104-bis disposizioni attuative c.p.p.

    Richiamata per estendere l'applicabilità delle disposizioni del codice antimafia al procedimento penale in esame; collega la disciplina sulle verifiche dei crediti prevista dal d.lgs. 159/2011 al processo penale.

Massime di principio

  • Se una istanza di dissequestro o restituzione ripropone sostanzialmente questioni già decise in precedenti provvedimenti senza nuovi elementi, l'appello sarà probabilmente dichiarato inammissibile per effetto delle preclusioni procedurali; è indispensabile allegare elementi nuovi e non conosciuti precedentemente.
  • Quando beni oggetto di sequestro vengono venduti dall'amministratore giudiziario con autorizzazione del giudice e il ricavato è versato al FUG, il terzo titolare di beni non recupera più la cosa in natura ma può vantare solo un credito da far valere nel procedimento di verificazione dei crediti (artt. 52 e ss. d.lgs. 159/2011).
  • La qualificazione della buona fede del terzo è condizione necessaria ma non sufficiente per ottenere l'immediata restituzione: la buona fede abilita la partecipazione alla procedura di verifica dei crediti, ma non impedisce che gli atti di straordinaria amministrazione (es. vendita autorizzata) determinino la perdita della disponibilità materiale del bene.
  • Le facoltà previste da un contratto con impresa oggetto di sequestro (es. opzioni di ritiro o vendita) possono essere esercitate nei confronti dell'amministratore giudiziario e, quando incidono sulla gestione aziendale, richiedono l'autorizzazione del giudice delegato; pertanto, anche contrattualmente la via per il terzo passa spesso attraverso l'amministratore giudiziario e il giudice delegato.
  • Dal punto di vista processuale, chi impugna deve dimostrare un interesse concreto e attuale e che l'impugnazione possa produrre effetti immediati nella sua sfera giuridica; in mancanza di tale dimostrazione l'impugnazione rischia di essere inammissibile.

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