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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 27802/2024 del 28/10/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, già appartenente al personale 'richiamato' del corpo militare della Croce Rossa Italiana, ha chiesto il riconoscimento del diritto al mantenimento di un trattamento retributivo 'ad personam' (assegno ad personam) anche dopo il passaggio, in ragione di mobilità, ad altre amministrazioni, fondando la sua pretesa sull'interpretazione dell'art. 5, co. 5 (e co. 6) e dell'art. 6 del d.lgs. n. 178/2012 e sull'art. 1780 del Codice dell'Ordinamento Militare, sostenendo inoltre che la distinzione tra personale in servizio continuativo e personale richiamato fosse venuta meno rispetto alla formazione del contingente destinato al nuovo corpo militare e che la differenza di trattamento risultasse ingiustificata e discriminatoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione passiva di ESACRI: il ricorrente aveva infatti citato ESACRI al fine di ottenere un accertamento utile nei confronti di altre amministrazioni nelle quali era poi transitato, e non nei confronti del reale soggetto passivo dei suoi diritti. Per tale difetto processuale la Corte ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata e ha chiuso il giudizio in rito. Le spese dei gradi di merito sono dichiarate compensate; il ricorrente è condannato alle spese del giudizio di cassazione. Non sono stati rimessi in discussione gli aspetti favorevoli riconosciuti in primo grado e non impugnati in appello.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 178 del 2012 (art. 5, co. 5 e co. 6; art. 6)

    Nel caso esaminato la Corte ha valutato che le disposizioni che consentono il mantenimento 'ad personam' dei trattamenti migliori si applicano ai dipendenti a tempo indeterminato della CRI secondo la specifica fattispecie normativa; la distinzione normativa tra personale civilmente assunto e personale 'richiamato' è rilevante e giustifica trattamenti differenziati.

  • Codice dell'Ordinamento Militare (art. 1780)

    Richiamato dal ricorrente per sostenere il riconoscimento di differenze 'ad personam' in caso di passaggi peggiorativi, ma la Corte ha ritenuto che l'applicazione concreta della norma non legittimasse l'azione proposta contro ESACRI se il diritto doveva essere fatto valere nei confronti di altri enti.

  • Codice di procedura civile (art. 81 c.p.c.)

    Richiama il principio secondo cui la legittimazione ad agire e quella passiva devono coincidere con i soggetti destinatari degli effetti della pronuncia; la Corte ha applicato questo principio per escludere che si possa ottenere in giudizio un accertamento che produrrà effetti verso soggetti non convenuti.

  • Codice di procedura civile (art. 111 u.c. e art. 382 u.c. c.p.c.)

    La Corte ha ricordato che effetti particolari (es. azione iniziata prima del trasferimento) potevano giustificare diverse impostazioni processuali, ma nel caso di specie tale condizione non ricorreva; l'art. 382 è richiamato per i limiti nella decisione di merito quando la causa non poteva essere proposta.

  • Legge n. 260 del 1958 (art. 4)

    Citata in relazione alla sanatoria della difesa da parte dell'Avvocatura dello Stato: la Corte ha precisato che la presenza dell'Avvocatura non può 'stabilizzare' il processo nei confronti del soggetto che non doveva essere evocato e non può sanare l'errore di evocazione di una diversa soggettività.

  • Codice di procedura civile (art. 415, comma 7)

    Richiamato con riferimento all'equiparazione, per la rappresentanza e difesa, di enti soggetti al patrocinio dell'Avvocatura dello Stato; la Corte ha però escluso che tale equiparazione possa supplire alla mancanza di legittimazione passiva.

  • D.P.R. n. 115 del 2002 (art. 13)

    La Corte ha escluso che ricorressero i presupposti per l'applicazione di tale norma nel caso di specie (riguarda esoneri o agevolazioni particolari), in relazione alla decisione di cassazione.

Massime di principio

  • La domanda giudiziale deve essere proposta nei confronti del soggetto effettivamente destinato a sopportare gli effetti della pronuncia (legittimazione passiva): se il diritto è da far valere contro il cessionario o l'amministrazione subentrata, l'azione va diretta contro di essa.
  • La carenza di legittimazione passiva può essere rilevata d'ufficio in ogni stato e grado e comporta l'inammissibilità della domanda; la sua insorgenza porta alla chiusura in rito senza bisogno di ulteriori istruttorie.
  • La presenza o il patrocinio dell'Avvocatura dello Stato a difesa di un ente non può sanare l'evocazione errata di un soggetto diverso da quello cui la pronuncia deve produrre effetti: non si realizza una 'stabilizzazione' del processo verso il soggetto erroneamente citato.
  • Se il trasferimento del rapporto è già avvenuto, gli eventi e le posizioni maturate presso il precedente datore possono essere fatti valere incidentalmente nel giudizio diretto contro il nuovo datore, ma l'attore deve comunque citare il nuovo datore come resistente.
  • Eccezioni possono ricorrere se l'azione è stata iniziata prima del trasferimento (con possibili efficaci effetti verso il successivo subentrante), ma tali ipotesi vanno provate e non si applicano automaticamente.
  • In ipotesi di pretese retributive o di accertamento di crediti derivanti da mobilità, valutare preventivamente la corretta individuazione della parte convenuta per evitare l'inammissibilità per difetto di legittimazione passiva.

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