Sentenza n. 1634/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Delibera comunale di rigetto dell’osservazione presentata alla variante al PUC, delibere di adozione e rettifica della variante e, con motivi aggiunti, delibera di presa d’atto e approvazione degli elaborati integrativi; non è stata impugnata la successiva deliberazione consiliare di approvazione definitiva della variante
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società, proprietaria di un terreno di 4.371 mq classificato come agricolo e con un capannone adibito a deposito, aveva chiesto con osservazione di riclassificare l’area come zona artigianale-produttiva, valorizzandone la prossimità a infrastrutture, viabilità primaria e un’area artigianale esistente. Nel ricorso principale ha contestato il rigetto dell’osservazione e gli atti di adozione della variante per violazione della normativa urbanistica regionale e della l. 241/1990, carenza di partecipazione e trasparenza, difetto d’istruttoria e di motivazione, illogicità, contraddittorietà, irragionevolezza, disparità di trattamento e mancata considerazione delle osservazioni, lamentando che il Comune si fosse limitato ad affermare che la proposta non riguardava le modifiche della variante, non era coerente con gli obiettivi comunali e non prevedeva la trasformazione di aree rurali in produttive, benché la variante incidesse sulle zone D ed E. Con motivi aggiunti ha impugnato la delibera di Giunta dell’11 marzo 2026 e gli elaborati integrativi, deducendo, in due motivi, violazione della legislazione urbanistica regionale, del regolamento regionale n. 5/2011, dell’art. 3 l. 241/1990 e dell’art. 127 delle NTA del PTCP, oltre a difetto d’istruttoria e di motivazione, contraddittorietà, illogicità, irragionevolezza e violazione di partecipazione, trasparenza, buon andamento e imparzialità. Il Comune ha eccepito, tra l’altro, che gli atti di esame delle osservazioni erano endoprocedimentali e che il gravame era improcedibile per la mancata impugnazione della delibera consiliare di approvazione definitiva della variante.
La decisione
Il TAR ha dichiarato improcedibili sia il ricorso principale sia i motivi aggiunti per sopravvenuto difetto di interesse, senza esaminare nel merito i vizi dedotti. Ha ritenuto decisiva la mancata impugnazione della deliberazione del Consiglio comunale n. 7 dell’8 aprile 2026, che aveva approvato definitivamente la variante e costituiva l’atto conclusivo dell’iter a formazione progressiva idoneo a concretizzare la lesione dell’interesse dei ricorrenti. Ha inoltre richiamato il principio per cui la deliberazione comunale che controdeduce alle osservazioni ha natura endoprocedimentale e non è autonomamente impugnabile: rilevano all’esterno, ai fini dell’impugnazione, gli atti conclusivi del procedimento di formazione del piano. Spese compensate.
Massime di principio
- Nel procedimento di formazione di un piano urbanistico, la deliberazione comunale che esamina e controdeduce alle osservazioni ha natura endoprocedimentale e non è autonomamente impugnabile; la contestazione va rivolta agli atti dotati di rilevanza esterna, in particolare all’atto di approvazione del piano.
- Quando sopravviene l’approvazione definitiva della variante urbanistica, la mancata impugnazione dell’atto conclusivo che concretizza la lesione dell’interesse determina l’improcedibilità del ricorso proposto contro atti della fase precedente e dei motivi aggiunti relativi agli atti endoprocedimentali.
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