Cassazione Civile, Sentenza n. 30723/2025 del 21/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente chiedeva la declaratoria di illegittimità dei molteplici contratti a termine stipulati con Arpa Lazio dal 1.1.2007 al 30.4.2015 (dirigente sanitario biologo) e la condanna dell'ente al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" ai sensi dell'art. 32, l. n. 183/2010, deducendo che i contratti costituivano reiterazione abusiva/uso per esigenze ordinarie e durevoli in violazione dell'art. 19, comma 6, d.lgs. n. 165/2001; impugnava inoltre la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto applicabili ai dirigenti pubblici criteri interpretativi che consentirebbero la reiterazione dei rapporti a termine (interpretazione estensiva dell'art. 10, co.4, l. n. 368/2001). La ricorrente denunciava anche vizi di motivazione e errori sull'onere della prova.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'Appello abbia errato nel ritenere i dirigenti pubblici esenti dalle garanzie volte a prevenire l'abuso dei rapporti a tempo determinato; ha affermato l'applicabilità all'impiego dirigenziale pubblico della direttiva 1999/70/CE e dell'Accordo quadro (clausole rilevanti), e che l'art. 19, comma 6, d.lgs. 165/2001 va letto in conformità ai principi eurounitari: i limiti temporali (3 o 5 anni) non possono essere elusi mediante rinnovi o proroghe per coprire esigenze ordinarie e durevoli. Ha quindi cassato la sentenza impugnata e rinviato la causa alla Corte d'Appello di Roma in diversa composizione per nuovo esame conformemente ai principi enunciati, demandando alla Corte territoriale di riesaminare la situazione e la eventuale pronuncia sul risarcimento.
Norme richiamate
art. 19, comma 6, d.lgs. n. 165/2001
6. Gli incarichi ... possono essere conferiti ... entro il limite del 10 per cento della dotazione organica ... La durata di tali incarichi, comunque, non puo' eccedere ... per gli altri incarichi di funzione dirigenziale il termine di cinque anni.
La Corte ha interpretato la norma in conformità al diritto eurounitario: i limiti temporali (3 o 5 anni) non possono essere elusi tramite rinnovi o proroghe per esigenze ordinarie; i contratti successivi o le proroghe possono integrare abuso se servono a coprire esigenze durevoli.
Direttiva 1999/70/CE e Accordo quadro allegato (clausole 4 e 5)
Applicazione dell'Accordo quadro ai lavoratori con contratto a tempo determinato per prevenire l'abuso di reiterazione dei contratti; clausola 5 sul rinnovo/proroga e limiti
La Corte ha confermato che l'accordo quadro si applica anche ai dirigenti pubblici e che la giurisprudenza europea equipara proroga a rinnovo ai fini del divieto di abuso; le disposizioni nazionali devono essere lette alla luce di questi principi.
art. 32, legge n. 183/2010
Norma di riferimento per il 'danno comunitario' come misura risarcitoria in caso di abusiva reiterazione dei contratti a termine nel pubblico impiego privatizzato; la Corte richiama la possibilità di applicare tale parametro in luogo delle regole sul licenziamento illegittimo.
art. 10, comma 4, l. n. 368/2001
Citata dalla Corte d'Appello nella sua interpretazione estensiva; la Cassazione ha ritenuto non condivisibile l'applicazione che avrebbe esentato i dirigenti pubblici dalle garanzie contro l'abuso dei contratti a termine.
Cass. n. 17010/2017 e Cass. n. 13066/2022 (giurisprudenza richiamata)
La giurisprudenza richiamata riguarda l'interpretazione dei contratti dirigenziali a termine e i limiti alla loro reiterazione; la Cassazione utilizza tali precedenti per distinguere i casi di dirigenza privata da quella pubblica e per confermare l'applicazione dei principi eurounitari.
Massime di principio
- I contratti a termine per dirigenti pubblici non possono essere reiterati per coprire esigenze ordinarie o durevoli: rinnovi e proroghe sono valutati alla stregua di nuovi rapporti ai fini del divieto di abuso.
- La disciplina nazionale sull'impiego dirigenziale deve essere interpretata alla luce della direttiva 1999/70/CE e dell'Accordo quadro: le proroghe sono equiparate ai rinnovi e la reiterazione abusiva può dar luogo a risarcimento (danno comunitario).
- La differenza tra dirigenza privata e pubblica è rilevante: nella P.A. l'accesso è generalmente tramite concorso e gli incarichi dirigenziali sono temporanei rispetto al rapporto indeterminato di ruolo, il che impone maggiori garanzie contro la precarizzazione.
- La valutazione sull'illegittimità richiede esame concreto delle esigenze poste a fondamento degli incarichi (temporaneità, assenza di personale idoneo nei ruoli, motivazione formale): l'assenza di motivazione o la disponibilità di personale nei ruoli può indicare abuso.
- In caso di abuso la misura risarcitoria più adeguata nel pubblico impiego privatizzato è il danno presunto previsto dalla normativa (art. 32 l. 183/2010), salvo prova di un danno maggiore.
- Contratti successivi possono essere legittimi solo se giustificati da esigenze effettivamente straordinarie e diverse dal rapporto precedente; la mera continuità non giustifica il rinnovo oltre i limiti.
- In giudizio il riassunto o la non contestazione di fatti da parte dell'amministrazione non esime il giudice dall'accertare la legittimità sostanziale dei contratti rispetto ai limiti normativi ed eurounitari.
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